Incubo

Incubo

Autrice: Fiorella Carcereri

Buio. Silenzio. Da quanto tempo mi trovo qui? Non riesco a ricordare…Uno strano timore mi impedisce di parlare, di chiamare, perfino di allungare una mano per tastare le pareti di questo luogo sconosciuto. Ieri… Era ieri? Stavo rientrando a casa. Ho tirato fuori le chiavi e aperto la porta. Il gatto è venuto a strusciarsi contro le mie gambe con uno strano miagolio, i peli della coda dritti. Poi…più niente. Provo a sussurrare, solo per sentire la mia voce. Chiedo: c’è qualcuno? Improvvisamente, la luce.
Non ricordo nulla di questo posto, non conosco questa casa, eppure ne ho le chiavi. E poi, non ho mai avuto un gatto. Mi sforzo di ricordare ma la mente non mi lancia alcun segnale. Il corpo, quello sì. Le mie mani, le gambe, tutto il corpo portano le cicatrici di brutte ustioni. Ma quando è avvenuto?
Entro in cucina ed anche qui la luce si accende al mio passaggio. Deve trattarsi di uno di quegli impianti elettrici a fotocellula. Ma quando l’avrei fatto installare? Il gatto mi soffia contro, poi mi osserva, anche se sembra più atterrito di me.
Qualcuno ha chiesto al taxi di scaricarmi qui, con i miei numerosi bagagli. Ma chi? Da dove arrivo? Apro la borsa più piccola alla ricerca di un indizio. Estraggo, con le mani tremanti, un voluminoso fascicolo. Una cartella contenente diversi referti medici con l’intestazione “Clinica di Riabilitazione Psicomotoria Santa Marta”. Sempre più perplessa, inizio a sfogliare, a leggere qua e là, fino a risalire al referto che porta la data più vecchia: 6 febbraio 2013: “Si accetta in data odierna la signora Laura Tamellini di anni ventisette proveniente dall’Ospedale Maggiore di Bologna presso il quale era stata ricoverata lo scorso 2 gennaio 2013 per il trauma cranico e le ustioni riportate a seguito dell’incidente stradale nel quale è deceduto il marito della paziente, Giovanni Morselli, alla guida del mezzo.
La signora soffre di una forma di amnesia verosimilmente irreversibile, sul suo recente passato, mentre ricorda persone, luoghi ed eventi della sua infanzia ed adolescenza…”.
Depongo il fascicolo sul tavolo senza provare alcun tipo di emozione, nessun sentimento. Avverto soltanto un enorme senso di vuoto e smarrimento. “Dunque io sarei stata sposata? Ma con chi?”.
Varco la soglia della camera da letto e noto, proprio sulla parete centrale, un grande poster con me in vestito da sposa accanto ad un bel ragazzo dagli occhi azzurri e dai capelli castani: un perfetto sconosciuto.
Continuo disperatamente a cercare delle tracce del mio passato io.
Ma c’è quel gatto a pelo lungo e fulvo che non smette di fissarmi in modo quasi imbarazzante, con quei suoi occhioni gialli. “Già, il gatto…”, penso. Tiro il cassetto del comodino e, tra le varie cianfrusaglie, emerge un grande fiocco rosso dal quale pende un bigliettino scritto a mano: “Lo avevi sempre desiderato amore mio. E finalmente è arrivato, per il tuo ventiseiesimo compleanno. Si chiama Enea. Abbi cura di lui. Tuo Giovanni”.
Cerco di riordinare le idee: “Quindi queste pareti sono quelle di casa mia…E questo micio è il mio adorato Enea…Ma allora, perché subito non mi ha riconosciuta? Sono cambiata così tanto? Voglio capire come è successo l’incidente, voglio comprendere perché Giovanni ha perso il controllo dell’auto, voglio sapere ciò che della mia vita è stato inghiottito nel buio pozzo senza fondo che è diventata la mia mente”.
Squilla il telefono. Sembra un incubo senza fine. “No, non me la sento di rispondere. Se fosse l’ennesima persona che il mio cervello ha rimosso?”. Ma il telefono insiste, producendo nella mia testa fin troppo confusa l’effetto di un martello pneumatico. Sollevo il ricevitore. Dall’altro capo del filo mi sembra di riconoscere una voce nota. “Laura, tranquilla, sono Alessia, tua sorella. I medici mi hanno consigliato di lasciarti da sola nel momento più difficile, quello in cui sarebbe avvenuto l’impatto fra te e l’ambiente che ora percepisci come totalmente estraneo. Tra qualche giorno ci vedremo e ti darò le risposte che da sola non sai trovare”.
Troppe novità, tutte insieme, capitate nella vita di una persona rimasta senza i ricordi, deprivata di quel bagaglio di emozioni che ci tengono in vita e che ci rassicurano ogni volta che tentenniamo, che vacilliamo, che dubitiamo di noi o degli altri.
Ricominciare da zero, a ventisette anni, da sola, in un luogo estraneo, circondata da oggetti dal sapore neutro ed impersonale che non parlano al cuore è il peggiore degli incubi, anche se la consapevolezza di aver amato qualcuno che il cervello ha rimosso è una tragedia ben più grave.
Enea non mangia da giorni. Forse Alessia se n’è dimenticata. Miagola senza sosta e mi guarda con quei suoi occhioni gialli imploranti. Apro tutti gli sportelli della cucina finché trovo delle crocchette ed una ciotola. Il gatto torna a strusciarsi contro le mie gambe, ma stavolta facendo le fusa. Mi viene da sorridere, lo accarezzo e gli sussurro: “D’accordo Enea. Ricominciamo da te”.

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