Recensione di “Ti guarderò morire” di Filippo Semplici


Buongiorno a tutti, amici del ritrovo.

Settimana dedicata alle recensioni, questa! Dopo aver conosciuto il poliedrico autore nella nostra lunga intervista (se l’avete persa, qui potete recuperarla) a distanza di pochi giorni presento le impressioni di lettura sul romanzo “Ti guarderò morire”, pubblicato da Delos Digital per la collana Odissea Digital, disponibile qui su Amazon (oltre che sul sito dell’editore) in formato ebook. Questa la sinossi:

Fai una vita come tanti: casa, lavoro, qualche svago. Hai una donna che ami e che ti ama. Con lei immagini il futuro, un’esistenza insieme, dei figli. Non puoi neanche immaginare che da qualche parte c’è sempre qualcuno pronto a guardarti morire.

ti guarderò morire

Orlando ed Elise sono due ragazzi giovani e stanno facendo una gita in moto: decidono di sostare, nel corso del loro viaggio, in un paese dell’entroterra toscano di nome Borgoladro. Arroccato tra le colline, è abitato da vecchi in pensione, un manipolo di persone in totale, e i nostri eroi dovranno confrontarsi con la loro peculiare idea di accoglienza verso i nuovi arrivati: un pretesto per il crearsi di una situazione paradossale e subito l’atmosfera acquisisce aspetti stranianti e malsani. Se l’inizio e del romanzo può lasciar presagire un crescendo di violenza simile a film come “Non aprite quella porta”, in realtà non esiste nulla di più sbagliato.
Ovvio che ci troviamo davanti a un thriller con brutalità varie, che lo portano ad essere classificato anche come horror, ma il vero accento (e punto di forza) lo troviamo altrove. Sono rimasto colpito dalla capacità di descrivere l’evoluzione dei personaggi, e in particolare di Orlando: all’inizio sono ragazzi normali nell’accezione più ampia del termine. Persone che possiamo essere noi, ordinarie e pacifiche, in cui facilmente ci possiamo immedesimare, che si ritrovano proiettate in una sorta di lungo incubo dal quale è impossibile svegliarsi. Persone che si trovano a lottare con le unghie e coi denti per difendere la propria vita e ciò che amano.
E lo confesso: il finale sarà una sorpresa, a coronare un thriller in cui il male è tutto umano. Se vogliamo andare al di là del testo, ci possiamo trovare anche intenzioni di critica sociale, ma pur senza arrivare a tanto qualche riflessione al termine della lettura è d’obbligo.
Passiamo come di consueto ai pro e contro dell’opera. Tra i primi, annoveriamo senz’altro l’abilità nel delineare i caratteri dei ragazzi, di mostrarci i personaggi e di renderli credibili anche nella loro evoluzione, in particolare Orlando nel personale affacciarsi a un pozzo d’oscurità fino a trovarsene inglobato in questa storia senza via d’uscita. Tra i secondi, a fronte di una granitica costruzione dei due protagonisti principali, qualche piccola forzatura in certi passaggi (peraltro tipici del genere) e nel comportamento dei comprimari la possiamo trovare.

valutazione-lettura-piacevole

Vi saluto con il giudizio complessivo decisamente positivo di un’opera che mi sento di consigliare e che invoglierà a leggere altro dello stesso autore. A presto, amici del Ritrovo, e mi raccomando: scegliete bene le mete dei vostri viaggi in Toscana!

Gianluca Ingaramo

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