Intervista a Filippo Semplici, autore di “Ti guarderò morire”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo!
Per la sezione dedicata alle interviste degli autori emergenti, oggi vi presentiamo Filippo Semplici, autore del romanzo “Ti guarderò morire”, pubblicato da Delos Digital in formato e-book per la collana Odissea Digital. Appuntamento a presto su questi schermi per una recensione. Ancora sono nella prima parte del libro, un thriller horror che promette bene, calando il lettore in un contesto dove la quotidianità presenta elementi stridenti da cui intravedere i contorni di un incubo. Appuntamento alla prossima settimana per la recensione, nel frattempo vediamo cosa ha deciso di raccontarci l’autore in questa intervista. Buona lettura!

Quando è nata la tua passione per la scrittura? Da quanto ti ci dedichi con costanza?
Quando è nata?
Vediamo: era un ragazzino brufoloso, che andava in giro in bici, (un po’ come i protagonisti di IT), indossava magliette logore degli Iron Maiden, e una volta la settimana si recava in biblioteca a scegliere nuovi libri, rigorosamente horror.
Accadde una sera d’autunno: la luce bassa nella stanza, una vecchia machina da scrivere e una storia di fantasmi che mi frullava per la testa. La buttai giù di getto, in pochissimo tempo, e potete immaginare il disastro che ne venne fuori, ma ricordo un particolare insolito di quella sera ventosa.
Fui obbligato ad accendere le luci in tutta la casa.
Mi ero spaventato da morire.

Hai mai partecipato a concorsi letterari? Nel caso, qual è stata la tua esperienza in materia?
Ho partecipato all’edizione 2016 del torneo Ioscrittore con il romanzo “Il paese”, piazzandomi tra le opere finaliste.
Sempre nello stesso anno mi aggiudicai il secondo premio del Premio Letterario Terni Horror Festival, con il romanzo “Il faro”, selezionato da Tullio Dobner, storico traduttore di Stephen King e Grisham.
Una curiosità: “Il paese” fu poi editato da Franco Forte (scrittore e direttore editoriale Mondadori) diventando “Ti guarderò morire”, il mio ultimo romanzo.

Puoi definirti poliedrico: scrivi narrativa, ma gestisci anche un blog. Vuoi parlarcene?
Sarò sincero: l’idea del blog mi è venuta quando firmai il contratto con Delos Digital. Promuovere un ebook, mi sono detto, diventa più facile se sei conosciuto sul web e soprattuto se gestisci un blog.
Così mi sono buttato nell’impresa, ma devo dire che col passare del tempo la mia idea primaria si è radicalmente trasformata.
“Nero su banco” mi sta dando molte soddisfazioni, e non tanto in termini di vendita, piuttosto in termini umani, di amicizie virtuali, collaborazione e rispetto reciproco con altri autori. Non avrei mai immaginato di poter incontrare scrittori tanto umili quanto in gamba, come quelli che ho conosciuto.
Talvolta non sono io ad avere qualcosa da insegnare a loro, ma il contrario.

ti guarderò morire

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua fatica letteraria?
Negli ultimi anni.
In primis per la rabbia che provo davanti alle ingiustizie, e che oggi sembrano dilagare, essere all’ordine del giorno. I deboli soccombono, i malvagi la passano liscia, spesso proprio a causa di quelle stesse leggi che dovrebbero tutelarci.
E secondo: per la paura.
La pazzia dell’uomo non ha confini, soprattutto se c’è di mezzo il vile denaro. Oggi siamo tutti connessi, siamo tutti attaccati a smartphone, internet, PC, e non ci rendiamo conto delle minacce reali a cui andiamo incontro. Soprattutto i giovanissimi, i nostri figli, che vedono nel web una fonte inesauribile di divertimento e stop.
Mi è bastato approfondire certi inquietante argomenti per approdare a realtà ben più agghiaccianti di quelle che pensiamo e che spesso ignoriamo.

Riesci a essere più produttivo di giorno o di notte?
Il giorno penso, la notte scrivo.
E’ una sorta di catena di montaggio, non c’è modo di invertirla.

Il punto di forza del romanzo “Ti guarderò morire”
Non starebbe a me dirlo, ma ai lettori.
Comunque ci provo: forse l’andare dritto al dunque, partire con poche prime pagine tranquille, per poi scendere sempre più giù, nel tunnel, nell’incubo.
Senza fermarsi mai, fino alla fine.

“Ti guarderò morire” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…
Adorano la bistecca al sangue.

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei un perfezionista e trascorri ore a tentare di migliorare il manoscritto o parti subito alla volta di una nuova avventura?
Sono uno di quei perfezionisti che non è mai contento, e che talvolta rischia un ricovero alla neuro.
Correggo, correggo, correggo finché mi rendo conto che sto rovinando anche quel che c’era di buono. Così ho deciso di cambiare strategia, ovvero: rivolgermi a un editor.
Ora che ho trovato uno dei migliori, se non mi molla prima lui, gli resto attaccato come una sanguisuga.

Secondo te, dopo quanto tempo e a quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?
Non esiste una formula, e neppure una sorta di calendario; piuttosto un tempo di maturazione, quello sì.
Per imparare a scrivere bene, si deve innanzitutto leggere, e tanto, quindi una prima risposta ce la possiamo dare già da soli: quanti libri abbiamo letto? Quanto tempo c’è voluto?
E poi bisogna scrivere, appunto, esercitarsi continuamente, affinarsi.
Ci possiamo definire scrittori non tanto quando saremo i primi ad essere soddisfatti della nostra storia (troppo facile), ma quando lo sarà il pubblico.
Una cosa ben diversa.

Taccuino o notebook? Penna o tastiera?
Penna e taccuino in pausa pranzo.
Tastiera e PC nel resto del giorno.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?
Sentirsi liberi di fare quello che si vuole.
Fuori, nel mondo, hai un sacco di regole da rispettare, ma nei tuoi libri no.
Nei tuoi libri puoi fare come ti pare, perfino infrangere quelle regole, senza temere nulla.

E quale il più noioso?
Rileggere e revisionare.
Mi manda al manicomio.

Cosa pensi del self-publishing? È un’alternativa all’iter editoriale tradizionale a cui ricorreresti?
Ho un romanzo da pubblicare, e stavo pensando proprio al self-publishing, perché non l’ho mai provato, e sento dire da molti autori che ne vale la pena.
Resta inteso che avere un editore alle spalle regala più prestigio, ma credo sia comunque un’esperienza da non scartare.
Ritengo che il self-publishing, se fatto con criterio (e sottolineo criterio), diventi una valida alternativa all’editoria tradizionale, che troppo spesso si occupa solo dei soliti nomi.

Oltre a essere uno scrittore, sei anche un lettore?
Non si può diventare i primi, senza essere almeno i secondi.
Quindi assolutamente… SÌ!

Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?
“Misery” di Stephen King.
Mi ha fatto scoprire, da adulto, che si può ancora aver paura a spegnere la luce.

E quale ti sentiresti di consigliare a un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?
Un libro di racconti di Lovecraft.
Cosa sarebbe un mondo senza Lovecraft?

“Io leggo perché…”
Non potrei farne a meno.

“Io scrivo perché…”
Non potrei farne a meno.
Sono ripetitivo?

Cosa credi cerchino i lettori in un romanzo? E cosa vuole offrire il tuo?
Credo che cerchino emozioni.
Vivere una vita diversa, avventurosa, paurosa, da sogno.
Questo è quello che vorrei offrire loro, un’esperienza indimenticabile, nel bene o nel male.

Se avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?
Lovecraft mi perdonerà, ma… Edgar Allan Poe.
Perché ho da poco deciso di cercarmi un gatto nero, e lui magari può indicarmi dove trovarlo.

C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?
Ce n’è uno in particolare, sì: “Ti guarderò morire”.
Lo conosci?

Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.
Non so se è proprio recente, ma… “Senza tregua”, di Koontz.
Non capisco come mai un autore del suo livello, abbia potuto partorire un abominio come quello, che tra l’altro, secondo me, non ha nemmeno scritto lui (e glielo auguro).

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.
CI sarebbe l’imbarazzo della scelta.
“Cinquanta sfumature”?

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?
Smetterla di regalare telefonini o stupidi congegni elettronici, e al loro posto regalare libri.
Credo potrebbe funzionare.

Quale libro hai portato con te durante le vacanze estive?
Avevo il tablet pieno zeppo di ebook, tutti rigorosamente di autori esordienti, che poi ho anche recensito per il mio blog.
Grazie Filippo per aver risposto a tutte le nostre domande, in bocca al lupo per la tua carriera di autore. E buona giornata a voi lettori. Se avete trovato interessanti le risposte di Filippo e volete approfondirne la conoscenza potere seguirlo attraverso “Nero su bianco”. A presto!

Gianluca Ingaramo

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