Intervista a Roberto Ciardiello, autore de “La casa dalle radici insanguinate”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Per la sezione dedicata alle interviste degli autori emergenti, oggi vi presentiamo Roberto Ciardiello, autore del romanzo “La casa dalle radici insanguinate”, pubblicato self e disponibile a questa pagina su Amazon in formato e-book e cartaceo. Appuntamento alla prossima settimana per la recensione, nel frattempo conosciamo l’autore, che così si presenta:

Salve gente! Come mi chiamo ormai lo sapete, vi risparmio l’esordio da AA. Chi sono? Un inguaribile lettore che si diletta nello scrivere. Le mie letture sono più che altro condensate nel genere fantastico-noir-horror-giallo, ma non è detto che non esca dal perimetro per dedicarmi ad altro.

Vediamo cosa ha deciso di raccontarci in questa intervista. Buona lettura!

Quando è nata la tua passione per la scrittura? Da quanto ti ci dedichi con costanza?
Credo una decina di anni fa. Il momento esatto in cui ho deciso di iniziare a scrivere un romanzo lo ricordo bene. Ho visto l’ombra dei rami di un albero proiettata sul muro di casa, sembravano mani di strega; steso sul letto ho buttato giù una trama, mentalmente, e mi sono detto: quasi quasi la metto nero su bianco. E così è stato.
C’è da dire che non ero ancora molto pratico del settore, e infatti i numerosi invii alle varie case editrici sono stati un flop. A distanza di tempo dico: per fortuna, non era granché. È ancora chiuso nell’hard disk del mio PC, prima o poi lo sistemo e vediamo come va.
Da quando mi dedico alla scrittura con costanza? Da cinque-sei anni o giù di lì, da quando ho iniziato a iscrivermi ai concorsi, anche se ci sono stati dei periodi di vuoto totale. E comunque Costanza mi dà fastidio, preferisco dedicarmici da solo.

Hai partecipato a diversi concorsi letterari: qual è stata la tua esperienza in materia?
I concorsi sono un’ottima palestra, la scuola dell’aspirante e dell’esordiente, la gavetta. Io mi sono divertito parecchio a partecipare, e vincerne qualcuno è stato un po’ come camminare a un metro da terra. Ora ho mollato la presa, preferisco dedicarmi a qualcosa di più lungo, ma ne ho comunque un ottimo ricordo.

Scrivi solo narrativa o ti dedichi volentieri anche a poesie, articoli e saggistica?
Niente poesie, diciamo che mi annoiano, è un mio limite. Preferisco la narrativa. Articoli no, neanche a quelli mi dedico, anche se c’è stato un breve periodo in cui intervistavo scrittori per il blog È Scrivere. Non scrivo neanche saggistica.

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua ultima fatica letteraria?
Bella domanda. Non riesco a ricordare con esattezza il come e il quando, anche perché è un progetto vecchio, preso, lasciato, ripreso ecc… (i periodi di vuoto di cui ho parlato sopra). Leggendo anche molto noir, volevo qualcosa di attinente, ma non potevo non infilare nel mezzo la mia vena horror. Ho ideato un colpo, una rapina in villa, rifacendomi alle atmosfere di Ellroy e Bunker, poi… quello che succede una volta dentro non posso svelarlo.

Riesci a essere più produttivo di giorno o di notte?
Stridendo con quella che dovrebbe essere nell’immaginario collettivo la figura dello scrittore horror, mi sento di avere una marcia in più la mattina. Magari col sole che preannuncia un’ottima giornata.
Ma se vuoi ti dico che scrivo di notte, durante il temporale, magari sotto il tetto di una cripta in un cimitero di campagna.

la casa dalle radici insanguinate

Il punto di forza del romanzo “La casa dalle radici insanguinate”
Mi dicono siano suspense e colpi di scena a spiccare, e i paragrafi strutturati in modo tale da invogliare a voltare pagina andando avanti nella lettura. Lo dicono i miei lettori: mi fido.

“La casa dalle radici insanguinate” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…
… sono cresciuti a pane e film horror anni Settanta-Ottanta. Agli estimatori di Lamberto Bava e Fulci. E anche ai tarantiniani, secondo me.

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei una perfezionista e trascorri ore a tentare di migliorare il manoscritto o parti subito alla volta di una nuova avventura?
L’editing è la parte del lavoro che amo di più. Mi diverte cambiare frasi, andare a capo per enfatizzare un concetto, scervellarmi cercando di modificare un paragrafo per renderlo il più intrigante possibile. Mi ci rovino gli occhi, letteralmente. Quando tutto è pronto, lo giro alla mia editor (così è stato per La casa dalle radici insanguinate; per La vendetta nel vento mi sono appoggiato a un beta-reader che gli ha dato comunque una marcia in più)… e ci roviniamo gli occhi insieme.

Secondo te, dopo quanto tempo e a quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?
Più difficile che dire se sia nato prima l’uovo o la gallina.
Chi è uno scrittore? Colui che scrive, anche solo per diletto, o chi ne fa una professione? Chi suona in una rock band e fa serate nei pub può considerarsi un musicista, anche se di giorno lavora in fabbrica? Secondo me sì, se lo si fa con umiltà.
Diverso è se si va in giro a urlare di essere scrittori.

Taccuino o notebook? Penna o tastiera?
Vale tutto, nel mio caso. Se si ha la folgorazione del momento (una frase a effetto, un collegamento con una sottotrama ecc…) bisogna appuntarla da qualche parte. Va da sé che, per me, il lavoro maggiore si fa davanti al portatile.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?
Senza dubbio i feedback positivi. Le recensioni, il passaparola. Sai, c’è gente pazza là fuori, pronta a consigliare il tuo lavoro a qualche amico senza desiderare un ritorno. Io sono il capo della cricca.

E quale il più noioso?
Accorgersi che la trama non va. Ti cadono le braccia in quei casi. Poi te le fai raccogliere e ti rimetti al PC, sistemando.

Hai deciso di pubblicare self: vantaggi e svantaggi nel confronto con l’editoria tradizionale?
L’editoria tradizionale è un gigante, i self se li mangia in un boccone. Ci si oscura facilmente, a noi. Già solo la distribuzione nelle librerie, gli stand alle fiere e la costosa pubblicità basterebbero. Poi ci si mette il “se pubblichi con un editore vali, se sei self chissà che schifo hai scritto”. Un altro svantaggio sono i costi di produzione: editing, copertina, impaginazione, promozione. Tutto ha un costo, e dobbiamo sobbarcarcelo noi. Bene inteso, si può anche fare a meno di tutto ciò, molti lo fanno, ma si rischia di immettere sul mercato la lista della spesa. Non ho nulla contro chi fa tutto da sé, se la bravura c’è, è solo una scelta: io ho fatto la mia.
I vantaggi, invece. Sì, ce ne sono. Uno su tutti è il poter scrivere ciò che vuoi senza la paura di non rientrare in una determinata collana, nessun vincolo del numero di parole da rispettare, scegliere la copertina che più ti aggrada. È bello questo. Se solo si rientrasse dei costi di produzione, poi, sarebbe fantastico.

Oltre a essere uno scrittore, sei anche un lettore?
L’ho detto in apertura: sono soprattutto un lettore. Come si fa a scrivere senza leggere? È come se un musicista volesse suonare senza ascoltare musica: un suicidio preannunciato.

Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?
“Il grande nulla”, di James Ellroy. È il secondo di una quadrilogia, ma si legge bene anche “slegato”. Non è neanche horror, pensa, ma un ottimo noir con una trama molto complessa e dei personaggi caratterizzati alla perfezione.

E quale ti sentiresti di consigliare a un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?
Adolescenti… chi, quelli che a tredici anni ne hanno ormai viste più di me in trentasei primavere? Ormai si può consigliar loro di tutto, da “Il Mago di Oz” al truce “Debbi la strana e le avventure bipolari del coniglietto Ribes”, di Paolo Di Orazio.

“Io leggo perché…”
Mi riempie la giornata e stimola la fantasia. È come sognare a occhi aperti.

“Io scrivo perché…”
Mi riempie la giornata e stimola la fantasia. È come sognare a occhi aperti.

Cosa credi cerchino i lettori in un racconto? E cosa vogliono offrire i tuoi?
Dipende dal genere, ovviamente. Se si inizia a leggere un harmony non si cerca certo il sangue; se si legge un giallo vecchia maniera non ci si aspetta di trovarsi davanti un vampiro. Parlando in generale, invece, credo che alla base di tutto ci sia sempre lei: la fantasia, gran compagna di viaggio.
I miei cosa offrono? Puro svago, non ci sono morali o insegnamenti nascosti. In un’intervista Tarantino diceva una cosa simile riguardo Kill Bill: volevo fare un film sulla vendetta, nient’altro, niente di profondo.

Quale di queste parole ti definisce di più? Sognatore – Pragmatico – Riflessivo – Impulsivo – Tenace – Cinico – Fantasioso – Pazzo – Eclettico – Poliedrico.
Sognatore credo sia azzeccato.

Se avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?
Be’, un bel tè con Lovecraft lo prenderei volentieri (sperando di non veder spuntare strani tentacoli dalla tazza). Andando più sul recente, invece, Edward Bunker sarebbe una valida alternativa (te l’ho già detto che mi piace il noir?)

C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?
A parte “La casa dalle radici insanguinate”, dici? Non mi dispiacerebbe vedere un film tratto da “Il sangue di Manitou”, di Graham Masterton, ma anche “I vivi, i morti e gli altri”, di Claudio Vergnani.

Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.
Non è di recente pubblicazione ma l’ho letto da poco: “Il battello del delirio”, di Martin. Intendiamoci, non è fatto male e l’epilogo è bellissimo, ma non mi ha fatto cadere nella storia. Da lettore cerco proprio questo: cadere nella storia.

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.
Lo dico? lo dico: “L’ombra dello scorpione”, di King. Me ne sono sbarazzato regalandolo a un amico. Odiatemi pure, adesso.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?
Aumentare i programmi spazzatura alla TV (la gente ne avrebbe abbastanza e forse cercherebbe uno svago nei libri) e rimettere in circolazione i vecchi Nokia a tastiera. Una volta ho sentito un tipo dire: “Prima leggevo molto; poi sai, con Facebook, i giochi sullo smartphone…”
Rabbrividisco.
Scherzi a parte, credo che offrire più prodotti di qualità e frenare un po’ il sistema da “fabbrica di libri” sia un’idea plausibile. Credo.

Ancora sono distanti, ma quale sarà il libro che porterai con te durante le vacanze estive?
Questo proprio non lo so. Ho qualcosa da leggere nel Kindle, ma credo di farla fuori prima dell’estate. Potrebbe essere “GraveStone – Voci dal sepolcro”, di Giuliano Conconi, autore che vale, con un ottimo stile “primi Novecento”. Lo dico perché la raccolta di racconti deve ancora uscire, con Primiceri editore, ma ci siamo quasi. A quanto ho capito vedrà la luce proprio in estate e allora sì, potrebbe essere il libro adatto.

Grazie Roberto per aver risposto a tutte le nostre domande, in bocca al lupo per la tua carriera di autore. E buona giornata a voi, lettori!

Grazie a te e un saluto a voi!

Gianluca Ingaramo

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