Recensione di “Creature Oniriche” di Olga Gnecchi


Buongiorno a tutti, amici del ritrovo!

Oggi vi presento un’opera di freschissima uscita, pubblicata self e disponibile in versione ebook o cartacea a questo link su Amazon a partire da ieri, Festa della donna, a firma dalla talentuosa autrice di nome Olga Gnecchi. Leggiamo dalla sinossi:

Creature d’ombra cercano la luce, nel luogo in cui finisce la realtà e cominciano i sogni. Un uomo perde la sua ombra, un altro decide di morire, una donna si risveglia in una stanza buia, uno scrittore cerca se stesso, sogni ricorrenti si materializzano: questi sono solo alcuni dei personaggi e degli elementi contenuti in “Creature Oniriche”. Storie diverse che fanno parte di un’unica narrazione che si snoda tra circostanze che possono rivelarsi o diventare iperrealistiche, surreali o grottesche. Un percorso oscuro per scoprire cosa si nasconde nel buio, chi o che cosa sono le Creature Oniriche, e cosa accade quando esse entrano in contatto con il mondo reale.

Creature Oniriche

L’antologia si presenta suddivisa in otto racconti autoconclusivi, legati tra loro da decine di collegamenti incrociati con perizia e pazienza, a conferire nuovi e ulteriori elementi e chiavi interpretative, fino ad andare a costituire una sorta di concept per compattezza quasi assimilabile a un romanzo. Difficile definirne il genere, l’autrice ha scelto la classificazione dark fantasy e horror e condivido la decisione.

Vediamo in dettaglio i racconti, come di consueto in una recensione no spoiler, poi trarremo alcune considerazioni finali.

Il giorno in cui decisi di morire è la storia che apre le danze: un inizio spiazzante, dove la drammaticità dell’argomento è smorzata da un consistente apporto di ironia nel descrivere tentativi e pensieri dell’aspirante suicida. E proprio con l’utilizzo dello strumento dell’ironia, a tratti sfociante nel grottesco, vengono suggeriti al lettore messaggi e significati neppure troppo nascosti, fino ad approdare a un finale dove il surreale riesce a farla da padrone.

L’ombra ricalca molto da vicino per l’approccio il racconto precedente. Una storia paradossale, con un protagonista che viene posto di fronte a un problema quanto mai inconsueto. Situazione vagamente kafkiana, che sorprende, diverte e cattura, presentandoci per la prima volta uno degli elementi cardine della narrazione. Un’ombra, appunto: che però non si limita a essere tale, ma assume una diversa consistenza (eh no, aggiungere altro sarebbe spoiler) e soprattutto una simbologia ricca di significati.

Anche in Anaïs viene riproposta un’ombra, però all’ironia del primo racconto e alla tenerezza frammista all’ironia del seguente viene contrapposta tutt’altra atmosfera. Qui si ricercano sentimenti di angoscia e sopraffazione, attraverso una narrazione emozionale nelle immagini e opprimente negli spazi. Molto umana la protagonista nelle proprie paure, inquietante e misteriosa la narrazione, che a tratti assume le caratteristiche dell’horror psicologico, laddove ci tengo a precisare fin da subito che la raccolta sfugge per originalità e tematiche a qualsiasi classificazione tradizionale.

Il mare di notte è un racconto decisamente più rilassato, dove si narra la storia di uno scrittore in crisi che rappresenterà una figura significativa e ricorrente. La sua personalità è tratteggiata con particolare maestria, ragion per cui tra le tante figure poetiche trovate all’interno dell’antologia (c’è davvero l’imbarazzo della scelta) propongo un brevissimo passaggio del testo, indicativo dello stile dell’opera:

Avevo voglia di cambiare città, di cambiare mondo, se avessi potuto. Ne volevo uno tutto mio: avrei voluto scriverlo, crearlo tra le pagine vuote di uno dei miei libri e poi tirarlo fuori, per passare lì il resto dei miei giorno.

A seguire, L’omino di carta e la bambola di pezza, uno dei racconti che preferisco nell’antologia. Se negli altri racconti ci troviamo di fronte a situazioni all’apparenza normali che sfociano in elementi fantastici, qui siamo nel campo dell’onirico puro e troviamo una narrazione più serrata. Certo non andiamo incontro all’horror propriamente inteso, l’antologia non è questo e neppure si propone di esserlo, ma la narrazione è tesa e l’ansia è palpabile, fino alla chiusa dal sapore ineluttabile.

In Donne e topi trovo un racconto dalle sensazioni contrastanti: le atmosfere da incubo (anche qui, ribadisco natura e intenzioni) similari alla storia precedente sono fin troppo smorzate dal grottesco. Anello debole della catena? Non proprio, perché trova i suoi punti di forza nell’interesse per le simbologie adottate e per un finale esistenzialista con un paio di interrogativi da indurre a riflessioni.

Il successivo Sara può essere considerato il doppelgänger del racconto introduttivo. Ma niente paura, nessun fantasma malefico, fatta eccezione per quelli metaforici (anche se magari non sono soltanto tali) che tormentano la protagonista. Misteriosi i personaggi, ma a ora i nodi stanno davvero venendo al pettine e ci troviamo davanti a uno dei pezzi forti dell’antologia. Trovare i collegamenti incrociati di sicuro intriga, e qui comincia a diventare una sfida, che prosegue in Creature oniriche, la storia da cui trae il titolo l’antologia. Si tratta dell’ultimo, e allo stesso tempo di quello narrato dal punto di vista più inconsueto: a raccontarsi qui è un’ombra, che fornisce ulteriori elementi per comprendere, senza spiegarle, le storie precedenti.

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Se parlare dell’antologia senza svelarne elementi di trama è sempre complesso, decisamente più agevole è assegnare il punteggio pieno: uno stile accurato, eppure immediato nella sua ricercatezza, e un’evidente cura del testo (per inciso, non ho trovato neppure un refuso) ne fanno un’autopubblicazione di qualità. Se vogliamo riportarci sul difficile, proviamo a etichettarne il genere e scopriamo che è virtualmente impossibile. Questo è forse un difetto? Dipende dal metro di giudizio, perché voltando le pagine (nel mio caso virtualmente, trattandosi di ebook) si ha la certezza di non trovarsi di fronte a un qualcosa di già letto migliaia di volte. La carta che si gioca è quella dell’originalità, unita a immagini che restano impresse e momenti di pura poesia in prosa. Se avete piacere di leggere qualcosa davvero diverso dal solito, se preferite evitare che un libro vi serva su un piatto d’argento le soluzioni, allora non esitate a fare vostra quest’antologia, saprà sorprendervi e regalarvi il piacere della lettura.

E con questo vi saluto, Amici del ritrovo, augurandovi buona lettura e rinnovando l’appuntamento all’intervista con l’autrice, prevista per la prossima settimana.

Gianluca Ingaramo

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