Recensione de “L’ostinato silenzio delle stelle” di Massimiliano Malerba


Buongiorno a tutti, Amici del Ritrovo!

Eccomi con la recensione de “L’ostinato silenzio delle stelle”, antologia di racconti fantastici e di fantascienza di Massimiliano Malerba, pubblicata da Wild Boar Edizioni nel 2013 in versione cartacea e in seguito disponibile anche in e-book a partire dal settembre 2015. Qui il link dell’opera su Amazon.

L’autore è tra quelli che maggiormente si sono distinti nei concorsi letterari Trofeo RiLL e SFIDA (premi italiani dedicati alla narrativa breve di genere fantastico, qui abbiamo parlato dell’edizione in corso) e in questo volume sono proposti nove dei suoi racconti, sei dei quali inediti. Di fronte a una grande varietà di soggetti e atmosfere, con ambientazioni in diverse epoche temporali (presente, passato e futuro) e storie liriche e intimiste, ma anche di guerra, o surreali, o ancora legate all’attualità, procedo con ordine lasciando le impressioni ai singoli racconti – rigorosamente no spoiler come mio solito – e traendo infine alcune considerazioni generali.

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All’alba è la prima storia, ambientata in epoca passata e incentrata sull’onore guerriero. E qui subito le prime sorprese, per la conoscenza del mondo orientale e dei samurai, ma soprattutto della psicologia dei personaggi. Una storia di guerra che… non parla di guerra, approfondendo i sentimenti di protagonisti posti di fronte a un destino segnato. Si scoprirà il motivo durante la narrazione, in un racconto che cattura il lettore e lo rende partecipe fin dalle prime righe.

Il funzionario, il racconto vincitore del XVII Trofeo RiLL nel 2011, si distingue per l’assoluta genialità. Anche qui ci troviamo di fronte a una sorta di fato ineluttabile – le prime righe recitano proprio: È notte. Entro tre giorni sarò morto – eppure conoscere l’epilogo del racconto, che rinuncia da subito a una chiusa d’effetto, non impedisce al lettore di stare con il fiato in sospeso. E questa non è cosa da poco. Rivelazioni che si susseguono, ogni volta progressive eppure inattese e, proprio quando sembra di aver capito tutto quel che c’è da capire, emergono ulteriori elementi a indurre nuove riflessioni creando altrettanti motivi d’interesse. Che il destino sia segnato, si è visto, il lettore lo capisce da subito: sul cosa si tratti, e perché il protagonista finisca per accettarlo, ruota uno dei miei racconti preferiti nell’antologia.

L’ombra rientra in canoni della fantascienza più classici, giocando con un paradosso temporale presentato in una trama inizialmente sotto forma di thriller. Anche qui, a rendere avvincente il racconto è la normalità di un protagonista, che per com’è caratterizzato potrebbe essere chiunque di noi: è fatto di paure e di debolezze, che creano una discrepanza rispetto a quanto vorrebbe essere. Ancora una volta, il contenuto del finale viene per così dire anticipato (e presenta, come altrove, una spiegazione scientifica che risulta per nulla sgradevole da leggersi) ma solo a poche righe dalla fine si comprendono tutte le sfaccettature. Racconto promosso per quel “qualcosa in più” che ancora una volta l’autore riesce a trasmettere.

Le stelle d’inverno pure è una storia di fantascienza sui generis, tanto che in fase di recensione risulta difficile parlare del racconto senza… parlare del racconto. Mi limito a evidenziare il contenuto di una palese metafora riguardante uno dei drammi di quotidiana attualità.

L’ostinato silenzio delle stelle è il racconto che da il titolo all’antologia. Una fantascienza che si tinge di rosa e tocca momenti di poesia assolutamente degli di nota. Proprio da questo propongo un estratto:

Dobbiamo solo accettare di tornare nel letto a dormire, proprio nel momento in cui il sonno è andato irrimediabilmente via.
Proprio quando vorresti invece restare sveglio, e sei affamato di vita e di aria. Proprio quando vivresti tutta l’esistenza in pochi metri cubi di spazio, pur di continuare a vivere.
Il mio bozzolo è pronto. Mi inserisco al suo interno. Non posso indugiare ancora, sono un ufficiale tecnico.
Durate il coma criogenico, con l’attività cerebrale ridotta quasi a zero, il cervello emette in media un pensiero ogni tre mesi. Questo basta a non impazzire. A sognare.

Il passaggio scelto – oltre a creare una certa invidia agli insonni come me – è rappresentativo di alcuni degli elementi presenti nell’antologia: il senso del dovere, l’ineluttabilità del destino e la capacità di fornire spiegazioni scientifiche al lettore senza farglielo troppo pesare. Promosso a pieni voti!

L’uomo lunare è a mio personale giudizio la dimostrazione di come anche un’antologia “perfetta” come questa possa avere un anello debole. Giocato sul surrealismo, è lieve nei toni, ma personalmente non sono riuscito a coglierne messaggi più profondi, se vi erano celati.

Il colloquio di lavoro prosegue nelle atmosfere più lievi del precedente. Ma ne siamo proprio così sicuri? A fronte di una narrazione spumeggiante nel gestire i dialoghi e di un’intelligenza machiavellica nel gestire concetti e terminologie (spesso mi è passata per la testa l’idea di sospendere un attimo la lettura allo scopo di approfondire i concetti) e di un’inusuale capacità di giocare con il lettore, si celano ma neanche troppo significati latenti. Già oggi affrontare un colloquio di lavoro è una sfida, non pare così assurdo immaginare un’evoluzione in tal senso. Racconto assolutamente imperdibile per chi , come il sottoscritto, ama trovare significati più profondi nelle storie che legge. La fantascienza è anche questo. Promosso a pieni voti, lo pongo tra i miei preferiti nell’antologia.

Nella notte assetata sfrutta l’idea di un paradosso temporale, come si è visto già presente in altri racconti, e lo porta avanti attraverso un’inusuale narrazione in seconda persona. Valgono alcune delle considerazioni già espresse per altri racconti, al cui confronto (e sempre a mio avviso) questo riesce però a essere meno incisivo. Ma forse, dopo i due che lo precedevano, un minimo di calo era fisiologico.

Corrispondenze è il racconto lungo posto in coda all’antologia. Anche qui ci troviamo di fronte ai paradossi dei viaggi del tempo, in una storia di ragazzi fondata su sentimenti di amicizia, che riesce nel difficile compito di spiegare al lettore alcuni concetti scientifici – quantomeno presumo siano tali, ma leggo dalla biografia che l’autore è ingegnere aerospaziale e non ho ragione di dubitarne – introducendoli mediante intelligenti stratagemmi e sfruttandoli con invidiabile consapevolezza.

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Siamo così giunti alle considerazioni finali, per le quali il voto già si intuisce: non sono mai largo di maniche, ma qui le cinque stelle sono scontate. E sono certo di non rovinare la sorpresa nell’aggiungerci una lode mai così meritata.

A chi consiglio quest’opera? A tutti i lettori appassionati di fantascienza e del fantastico, ovviamente. Ma non solo: se finora nulla ho ancora detto circa lo stile narrativo, preciso adesso che l’autore mantiene sempre il giusto equilibrio, a livello di costruzione sia della trama sia dei singoli periodo, distinguendosi nell’evoluzione e nei conflitti interiori dei singoli personaggi, nonché un ottimo repertorio linguistico. Per concludere, sul tutto domina una forte componente emozionale, che spinge il lettore a riconoscersi e identificarsi nell’umanità dei personaggi il cui destino, quasi sempre predeterminato, riesce a rendere veri e reali nella loro umanità.

E con questo vi saluto, Amici del ritrovo, augurandovi buona lettura e rinnovando l’appuntamento al prossimo articolo.

Gianluca Ingaramo

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3 pensieri riguardo “Recensione de “L’ostinato silenzio delle stelle” di Massimiliano Malerba

    1. Ciao Sara, grazie del commento! Mi auguro che l’antologia riesca a conquistarti com’è successo a me, possiede una poeticità che prescinde dal genere. Buona lettura, e fammi sapere!

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