Intervista a Kate Radix, autrice de “Le conseguenze (che a volte ti salvano la vita)”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Riprendiamo la sezione dedicata alle interviste degli emergenti, presentandovi una brava autrice che risponde allo pseudonimo di Kate Radix ed è alla sua quarta pubblicazione self, tutte con riscontri positivi nelle classifiche di vendita. Qui conosceremo meglio lei e il suo ultimo thriller “Le conseguenze (che a volte ti salvano la vita)” ambientato oltreoceano.

L’autrice si descrive così:

Vivo in Toscana con marito, due figli e due gatti, leggo da prima di parlare e, nelle intenzioni, scrivo da una vita, ma ho provato a farlo sul serio solo nel 2012. Da lì, ho scritto tre romanzi e una raccolta di racconti, oltre ad altri racconti sparsi che non ho ancora riunito. In futuro, progetto di tentare un romanzo surreale, sul genere kinghiano (che tanto adoro) e che ho sperimentato solo nei racconti.

Vediamo cosa ha deciso di raccontarci in questa intervista.

Buona lettura!

Perché hai scelto di pubblicare sotto pseudonimo?

È stato per puro caso. Nel periodo in cui stavo terminando il mio primo romanzo, avevo ordinato merchandising dagli Stati Uniti ma, per un disguido nella spedizione, mi avevano telefonato. Durante la conversazione, assai disturbata, non riuscivano a comprendere il mio nome. Per facilitarli, ho suggerito di utilizzare Kate e, visto che persino il mio cognome (semplice da comprendere) gli risultava incompresibile, ho provato a suggerire quello di mio marito (Radicetti). Dieci giorni dopo, ho ricevuto un pacchetto con su scritto “Kate Radix” ed è stato amore a prima vista. Ho deciso di usarlo, per gioco, per il primo romanzo e poi è sempre rimasto.

Hai mai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quale è stata la tua esperienza?

Solo una volta, sempre dopo aver scritto il primo romanzo, poi non ho più tentato. Ho un buon ricordo di quell’esperienza perché mi ha messa in contatto con persone con cui conservo tutt’ora ottimi rapporti, ma non credo che lo farei di nuovo, non fa per me.

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua ultima fatica letteraria?

Premetto che le mie pubblicazioni sono procedute al contrario: prima ho pubblicato la raccolta di racconti (ultima cosa che ho scritto), poi il secondo romanzo (Le apparenze), poi il terzo (Le identità) e infine il primo (Le conseguenze).

L’ultimo romanzo pubblicato, anche se il primo a essere stato scritto (Le conseguenze, quindi) è nato da un’idea che mi girava in testa da un po’. Adoro la corsa e la pratico ogni volta che posso e il luogo che preferisco è l’argine di un fiume che si trova a pochi passi da casa mia.

Da appassionata lettrice di romanzi thriller, mi son spesso chiesta cosa avrei provato e come avrei reagito se mi fossi trovata nella più classica delle ambientazioni thriller: il ritrovamento di un cadavere in un luogo isolato. Così, ho buttato giù tre paginette di getto, senza la minima idea di dove volessi andare a parare, se ne potesse venir fuori una storia interessante e se sarei stata capace di portarla al termine.

Riesci ad essere più produttiva di giorno o di notte?

Di notte. È il momento della giornata in cui sono più libera e sola ed è da sempre il momento che preferisco. Mi è capitato di scrivere fino a notte inoltrata senza nemmeno rendermene conto e adesso, anche se a volte ho momenti liberi durante le ore diurne, aspetto comunque la sera per scrivere, mi è più congeniale.

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Il punto di forza del romanzo “Le conseguenze (che a volte ti salvano la vita)” di cui qui riporto il link su Amazon

Credo che sia proprio la storia, come nel resto dei miei romanzi. L’intreccio è buono e, almeno stando a ciò che mi ha riferito chi ha letto il libro, non si riesce a individuare il colpevole fino all’ultima pagina. Quando la storia riesce a stare in piedi e ad incuriosire fino in fondo, si è già ottenuto un buon risultato.

Il romanzo “Le conseguenze (che a volte ti salvano la vita)” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…

Piacerà ai lettori che amano i romanzi lunghi e andare a caccia del colpevole, affiancando la polizia nelle indagini. Mi piace che il lettore sia protagonista in questo, cerco di renderlo partecipe mettendo su carta tutte le ipotesi che l’ispettore sta formulando, in modo che possa scegliere quella che gli sembra la più attendibile, dar ragione all’indirizzo preso dalle indagini o dire che l’ispettore si sta sbagliando, che la pista è un’altra. Per farlo, devo fornirgli tutti gli strumenti a disposizione di chi indaga, descrivere perfettamente i luoghi e le ipotesi formulate.

Cosa pensi del self-publishing rispetto all’iter editoriale tradizionale e cosa ti ha spinta a preferirlo?

La libertà che ti offre. Sei tu a scegliere, senza alcun obbligo o contratto. È anche vero che, così facendo, resta a carico tuo la promozione dei romanzi e lo sforzo di farti conoscere dai lettori. Però, ho verificato che con l’andare del tempo è un ostacolo superabile, che il grande vantaggio di offrire un formato digitale e metterlo su una piattaforma di vendita (Amazon, nel mio caso) è il rendere la promozione non più indispensabile. Il lettore ha a disposizione una vetrina digitale in cui ci sono tutti, dagli esordienti agli scrittori più affermati, ed è curioso di conoscere nuovi autori.

Inoltre, a me piace scrivere romanzi lunghi, storie animate da molti personaggi e la maggior parte delle case editrici mettono un limite di lunghezza per prendere in considerazione le nuove proposte. Non mi va di snaturarmi, di cambiare il mio modo di scrivere. Smetterebbe di appassionarmi e suppongo che il risultato sarebbero storie mediocri.

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei una perfezionista, di quelle che trascorre ore ed ore a tentare di migliorare quanto più possibile il suo manoscritto, o una volta terminato parti subito alla volta di una nuova avventura?

Non sono una perfezionista. O meglio: lo sarei nelle intenzioni, ma scrivere mi piace molto più che rileggere. Non solo per una questione di voglia, ma anche di mancanza di tempo.

In questo, è stato per me un validissimo aiuto il supporto di una carissima amica, a sua volta scrittrice di ottimi thriller nonché bravissima editor: Olga Gnecchi. Mi ha fatto la grandissima cortesia di rileggere tutti i miei romanzi, di creare le copertine e i booktrailer, cosa per cui sono totalmente negata.

Secondo te, dopo quanto tempo e secondo quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?

Non credo ci siano limiti temporali. Si può venir definiti ottimi scrittori anche con un solo romanzo all’attivo, se il romanzo in questione è talmente bello da spazzare via ogni dubbio sulla competenza dell’autore. Al tempo stesso, ci sono autori che hanno pubblicato diversi romanzi (magari con ottimi successi di vendite) ma che restano scrittori mediocri.

Purtroppo, la pubblicità gioca un ruolo fondamentale nelle vendite e se una casa editrice importante decide di promuovere uno scrittore poco capace, riesce a fargli ottenere successo. Ma successo e bravura sono due cose ben diverse, che solo a volte vanno a braccetto.

Ho notato che hai delle cover che colpiscono l’occhio. Sono opera tua? E più in generale, come ti organizzi per gestire le attività “collaterali” (su tutte, la promozione) del lavoro da scrittrice?

Come dicevo prima, le cover non sono opera mia. Se c’è un’attività in cui sono totalmente incompetente è proprio questa. Nascono tutte dalla fantasia e dalle capacità di Olga Gnecchi, sulla cui competenza non ci sono dubbi.

Quanto alla promozione, ammetto di non farne. Raramente mi pubblicizzo perché sono in generale una persona molto riservata e so che questo non gioca molto a mio favore, non avendo qualcuno che lo faccia al posto mio. La mia fortuna (mia e di tanti altri esordienti) è che le piattaforme digitali funzionano benissimo senza il supporto dell’autore e inviano in automatico agli utenti proposte di lettura, tra cui anche i miei romanzi.

Taccuino o notebook? Penna o tastiera?

Solo tastiera. Scrivo unicamente con il portatile e uso tutto il resto solo per prendere appunti veloci (spesso sul cellulare) se mi viene in mente un’idea che ho paura di perdere prima di aver modo di svilupparla.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?

Sapere che ti stanno leggendo persone di cui ignori l’esistenza. A volte, capita di ricevere messaggi con i complimenti da parte di perfetti sconosciuti e allora capisci che qualcosa di buono nel tuo lavoro c’è ed è una grandissima soddisfazione

E quale quello più noioso?

Nel mio caso, la mancanza di tempo. La scrittura non è il mio lavoro, raramente lo è per un esordiente e quindi devo ritagliarmi il tempo per farlo, rimandare a momenti successivi idee che avrei voglia di scrivere, decidere cosa tenere e cosa buttare perché le giornate non sono abbastanza lunghe per mettere su carta ogni cosa.

Oltre a essere una scrittrice, sei anche una lettrice?

Soprattutto una lettrice. Ogni scrittore, anche il più affermato, deve esserlo. Leggo moltissimo e, pur prediligendo i thriller, leggo un po’ di tutto, cerco di tenermi aggiornata.

Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?

Ne ho parecchi, soprattutto tra i grandi classici, ma se dovessi obbligatoriamente nominare un romanzo, credo che sceglierei “Cuori in Atlantide” di Stephen King. Non è il più bel romanzo che sia stato scritto e nemmeno il migliore di questo autore, ma per me ha un grande valore affettivo e alcune parti sembrano parlare di momenti che ho vissuto in prima persona. Per questo, lo porto nel cuore e lo rileggo ogni volta che posso.

E quale ti sentiresti di consigliare ad un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?

Il giovane Holden. Credo che ogni adolescente dovrebbe leggerlo perché racconta in modo semplice e diretto la difficoltà di comunicare, di farsi conoscere, di esternare disagi propri di quell’età. È un romanzo talmente ben scritto da contenerne un altro tra le righe, come se fossero due storie parallele e altrettanto interessanti: una che ci descrive Holden così come cerca di vendersi agli altri; una (spesso sottointesa, appena accennata) che ci descrive Holden com’è davvero, il suo stato d’animo, le sue angosce.

“Io leggo perché…”

Non potrei farne a meno, è la mia forma di evasione, la migliore compagnia che conosca da sempre.

“Io scrivo perché…”

Perché mi piace, mi fa stare bene, mi emoziona e mi mette alla prova. Parto sempre da un’immagine, senza una trama in mente ed è una bella scommessa vedere dove andrò a finire.

Cosa credi cerchino i lettori in un romanzo? E cosa vuole offrire il tuo?

Emozioni, soprattutto, di qualsiasi genere.

I miei romanzi vogliono offrire intrattenimento, alimentare curiosità, mettere alla prova le capacità intuitiv di chi legge e vedere se alla fine dirà “Non ci sarei mai arrivato” o “Io lo avevo capito subito”.

Quale di queste parole ti definisce di più? Sognatrice – Pragmatica – Riflessiva – Impulsiva – Tenace – Cinica – Fantasiosa – Pazza – Eclettica – Poliedrica.

Fantasiosa

Se avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?

Philip Roth. Per quanto sia uno scrittore ancora in vita, ha abbandonato la scrittura dandone notizia ufficiale nel 2012 quindi, dal punto di vista letterario, non ha purtroppo intenzione di offrire altri romanzi.

La sua bravura è innegabile sotto ogni punto di vista, ma mi piacerebbe chiedergli come riesca a fare un analisi così profonda dei propri personaggi, usando un linguaggio ricco ma al tempo stesso semplice, rendendo alla perfezione il senso di angoscia che la difficoltà di comunicare (soprattutto se si è dotati di grande sensibilità) genera. Lo ritengo, forse insieme al più moderno Foer, uno degli scrittori più capaci dell’epoca moderna.

C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?

22/11/63 di Stephen King. Adoro quando un autore capace affronta una storia realmente accaduta e King, con questo romanzo, ha dato prova di essere davvero uno scrittore completo. Hanno fatto una serie televisiva, ma non l’ho mai vista. Temo non reggerebbe minimamente il confronto con il libro e sono convinta che il romanzo meriterebbe il grande schermo, un respiro più ampio.

Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.

Sono attenta nello scegliere le mie letture e ormai, dopo anni passati sui libri, so capire istintivamente se una lettura fa per me o meno. Non ci sono, quindi, libri che mi hanno totalmente delusa, ma ve ne sono alcuni di cui non apprezzato molto il finale.

Per esempio, citando proprio l’ultimo libro terminato, il finale del thriller “Una famiglia quasi perfetta” mi ha delusa. È un buon thriller psicologico, ottimamente scritto, ma avrei cambiato totalmente l’epilogo.

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.

Ce ne sono parecchi e non posso far riferimento a quelli più attuali perché tendo a leggere i casi letterari ad anni di distanza dal loro successo (non so perché, ma l’ho sempre fatto). Tra le cose ormai passate e che mai avrei letto se non avessero insistito affinché lo facessi, c’è “Cinquanta sfumature di grigio”. Son riuscita a leggerne solo trenta pagine e, al di là del fatto che il genere non sia quello da me preferito, l’ho trovato di una banalità imbarazzante, prevedibile e sciocco, quasi imbarazzante.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?

Secondo me il passaggio ai formati digitali sta aiutando in tal senso, soprattutto per motivare i lettori più giovani. Ma la maggior parte del lavoro dovrebbe essere fatto dagli insegnanti, che dovrebbero trasmettere la passione per la lettura, farla arrivare a tutti.

Nel mio piccolo, leggo sempre favole ai miei figli, gli invento storie e lascio che mi aiutino a inventarle. Credo e spero che questo li spinga ad amarle, a volerne sapere di più.

Il libro che porteresti con te nelle prossime vacanze estive?

Riempio il kindle fino alla massima capienza prima di partire e questa estate voglio portare con me i romanzi dei tanti scrittori esordienti che apprezzo ma che non sono ancora riuscita a leggere per mancanza di tempo.

Ringrazio Kate per aver risposto a tutte le nostre domande. E voi Amici del ritrovo, se volete seguirla cliccate questo link per essere indirizzati alla sua Pagina Facebook.

In bocca al lupo per la tua carriera di autrice, Kate.

Grazie Gianluca 🙂

E buona giornata a voi, lettori!

Gianluca Ingaramo

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