Recensione de “Il Doppio – Il Martello dell’Ade” di Anton.francesco Milicia


Buongiorno, amici del Ritrovo!

Dopo un periodo di inattività, sono tornata più agguerrita che mai, indi vi propongo quest’oggi la recensione de “Il Doppio – Il Martello dell’Ade”.

71hszqhgfyl-_sl1382_Titolo: Il Doppio – Il Martello dell’Ade
Autore: Anton.francesco Milicia
Editore: Panesi Edizioni
Genere: Fiaba/Narrativa per ragazzi
Disponibile su: Amazon e tutti gli store online

Sinossi: Casignana. Un puntino appena sbavato nella mappa oscura della Locride preaspromontana, è un paese di pietra, un sasso antico conficcato in un pezzo dimenticato di Calabria Ultra. Sasso Pisano. Una piccola frazione di Castelnuovo Val di Cecina da poco più di duecento abitanti, con la campagna intorno che fuma ed odora di zolfo, come se sotto di essa si gonfiasse il respiro asmatico del diavolo. Due realtà lontane legate dalla cultura architettonica della pietra, e dal viaggio che porta Lorenzo, un tranquillo geometra paesano in odor di laurea, dalla Calabria fino su in Toscana, in piena zona geotermica. Ma sarà un’irrealtà crudele quella contro cui sbatterà Lorenzo, che avrà l’impietoso e devastante effetto di una martellata in pieno viso, e l’orrore avrà per lui il non volto del Doppio e dei demoni della Terra di Sotto.

La narrazione è tipica miliciana: se l’incipit è pacato, fortemente descrittivo, il prosieguo è un serrarsi mozzafiato di avvenimenti scioccanti. Questo fa sì che il lettore nelle prime pagine sia invogliato a continuare la lettura per scoprire cosa mai accadrà e, più avanti, a proseguire in quanto troppo affascinato e terrorizzato per abbandonare.

L’opera ha una struttura lineare, che si svolge in ordine cronologico. Gli eventi antecedenti a quelli narrati vengono proposti sotto forma di dialoghi: l’autore, con tale espediente, fa sì che la storia risulti ancor più immediata e serrata.

Lo stile, a costo di ripetermi, è miliciano. Splendido connubio tra italiano forbito e intercalari dialettali, forestierismi e citazioni classiche. Tra la scrittura raffinata, il lettore può così incappare con (piacevole) sorpresa in un minchia o in un nomen omen, estremi che rendono il modus scribendi inconfondibile.

I personaggi sono ben delineati, a livello fisico e, in particolar modo, psicologico. Hanno spessore e tendono a divenire reali, prendendo forma e consistenza nella mente del lettore. Punto di forza nella loro caratterizzazione sono i dialoghi, che risultano fortemente veritieri.

L’ambientazione è curata al limite della maniacalità e anche questo è un particolare che ricorre spesso nelle opere dell’autore. Chi legge vive la sua bella Calabria e l’affascinante Toscana, delineate con perfezione soprattutto sotto l’ottica artistica e architettonica. Notevolissimi gli elementi artistici, ma non da meno quelli geoambientali.

Personalmente, posso soltanto definire “Il Doppio” una piccola perla dell’horror italiano. Adoro sentire i profumi della terra descritti da Milicia, così come amo il puzzo del sangue che ne imbratta le pagine (seppur digitali). Come sempre, l’autore propone un finale a sorpresa, che stupisce il lettore. Ma ciò che più mi ha colpito – se fatta esclusione per la padronanza linguistica mozzafiato – è che tra tutto questo meraviglioso orrore (perdonate l’ossimoro) Milicia riesce a tessere un vero e proprio inno alla donna. Alla donna quotidiana, di tutti i giorni, la donna imperfetta invischiata in situazioni più grandi di lei. E, da donna, appunto, non posso che esserne rimasta avvinta.

Ne consiglio la lettura? Sì, all’infinito. Un autore che merita di essere letto da qualsiasi appassionato d’arte e orrore. Ma solo se si ha lo stomaco abbastanza forte.

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Tatiana Sabina Meloni

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