“Professione editor”: Intervista a Sara Gavioli


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo e buon inizio settimana. 🙂

sara-gavioliOggi intervistiamo una giovane donna che non è solo un’autrice ma anche una valida editor: Sara Gavioli.

Lettrice onnivora e curiosa, professionista editoriale attenta e promettente, autrice interessante e a tratti atipica.

Con l’intervento odierno intendiamo superare la linea di confine che demarca il mondo degli scrittori e quello degli addetti ai lavori, cercando di scoprire qualcosa in più su una delle tante professioni “fatte di parole“:  quella dell’editor, appunto. Attraverso la voce di Sara, scopriremo come si articolano le giornate di questa giovanissima editor freelance, leggeremo delle esperienze maturate da quando ha deciso di imboccare questra strada tortuosa ma piena di soddisfazioni, dei suoi progetti in cantiere e dei work in progress, nonché delle collaborazioni con le case editrici e con gli autori che hanno affidato a lei il proprio testo.

Un’intervista ricca e piena di interessanti spunti, che spero apprezzerete e condividerete. Terminate le premesse, non mi resta che augurarvi buona lettura!

Ciao Sara e benvenuta. Dunque, da quanto tempo lavori ufficialmente come editor?

Per un freelance, in realtà, è difficile identificare con precisione l’inizio del lavoro vero e proprio. Ho cominciato anni fa, curando manoscritti di amici e conoscenti. Pian piano ho scoperto in me una grande passione per questo tipo di attività, così mi sono messa a studiare per approfondire. Quando il primo autore ha proposto di pagare per convincermi a dargli una mano, mi sono posta il problema della professionalità e cercato corsi specifici per confrontarmi con esperti del settore. Potremmo dire che lavoro come editor freelance da un anno, ma in effetti lo faccio da molto più tempo.

Qual è l’esperienza più bella fatta finora nel settore editoriale?
Ci sono stati diversi momenti emozionanti. Di recente, per esempio, un autore che ho seguito ha condiviso con me l’arrivo di un contratto per la pubblicazione del suo romanzo. Vederlo mi ha resa davvero felice. Sono come la vecchia zia fiera delle storie altrui: le osservo crescere e maturare, pur non essendone la madre. Le esperienze migliori riguardano i successi di chi vedo lavorare e impegnarsi. Quando arrivano, è come se accadesse a me.

Quali obiettivi professionali ti prefiggi di raggiungere entro i prossimi cinque anni? E tra dieci anni, come ti vedi?
Questa è una bella domanda. Non ne ho idea e spero di essere ancora in vita, tra dieci anni. Al momento mi impegno ogni giorno per migliorare, per costruire la mia carriera mattoncino dopo mattoncino. Se andrà bene, un giorno avrò forse qualcosa di solido sul quale appoggiarmi. Chi può dirlo? Oggi come oggi non è semplice ed essere vivi è già un traguardo. Comunque, mi piace pensare che lavorerò sempre a contatto con gli autori.

Perché un autore dovrebbe scegliere proprio te come editor? Quali pensi siano i tuoi punti di forza? E cosa pensi ti distingua dagli altri professionisti del settore?
Sono convinta che l’editing sia un lavoro di relazione: tra l’editor e l’autore si crea un rapporto, non solo professionale. La propria storia è sempre un pezzo di se stessi, qualcosa di molto intimo e, nelle sue prime stesure, fragile. Il bravo editor, secondo me, è chi sa rispettare questa natura personale del lavoro di revisione, facendo sentire l’autore compreso e a suo agio, senza però rinunciare a essere sincero e severo quando serve. Finora, gli autori mi hanno lasciato dei feedback stupendi: dicono che la mia particolarità è proprio la cura per il rapporto che si crea, il rispetto per i manoscritti sui quali intervengo senza imporre e lasciando davvero qualcosa in più alla fine, da portarsi dietro. Viene molto apprezzata anche la mia dipendenza patologica per i corsi professionali: ne frequento diversi, ogni volta che ne ho la possibilità, e questo aiuta di certo a dare una base forte al mio lavoro.

Quale credi sia la considerazione generale che gli autori contemporanei hanno dell’editing? Credi vi sia più un atteggiamento di fiducia o di reticenza?
Esistono due possibili muri, da parte degli autori. Quello più diffuso è il terrore dell’editor invadente, chiamiamolo così. Si teme che questa figura possa snaturare il testo, tagliando o riscrivendo quel che gli pare. In realtà nessun editor sogna di fare il ghostwriter e nemmeno una virgola sarà spostata se l’autore non vuole. Certo, sarebbe assurdo rifiutare tutti i consigli che si ricevono grazie al confronto, ma l’editing è un processo che si basa sulla discussione e sulla valorizzazione dell’autore stesso. Insomma, di sicuro io non mi metto a riscrivere o a tagliare senza motivo. Tra l’altro, in genere qualsiasi editor rende visibili i cambiamenti che propone grazie agli strumenti dei programmi di videoscrittura. Un altro muro è quello della spesa, che capisco già meglio. Curare il proprio testo è un investimento, così come lo è curare la grafica e l’impaginazione del proprio libro se lo si autoproduce. Non è obbligatorio ma è segno di rispetto verso i lettori e di serietà come autori.

Nell’ambiente editoriale, c’è qualche persona che ammiri particolarmente per carisma, competenze e atteggiamento? Hai qualche “guru” o fonte di ispirazione a cui vorresti assomigliare?
Sto conoscendo molte belle persone dell’ambiente, devo dire. Ce ne sono parecchie, tutte piene di talento e passione. Se devo scegliere chi indicare come “guru”, però, nomino Claudia Tarolo, editore di Marcos y Marcos insieme a Zapparoli. Quando ho seguito il loro corso la guardavo pensando: un giorno sarò come te.

Apprendiamo dal tuo curriculum che hai frequentato corsi di formazione editoriale presso l’agenzia letteraria Herzog e la casa editrice Marcos y Marcos. Cosa porti con te di queste esperienze? Quali aspetti della filiera editoriale ti hanno entusiasmato e quali, invece, ti hanno delusa?
Già, e sto anche per iniziare il corso sull’editing di Belleville. Non mi fermo mai. Sull’utilità dei corsi si discute parecchio e di certo non bastano. Puoi seguirne anche cento, ma non puoi limitarti a frequentare lezioni. Bisogna dire, però, che mettermi sulle bozze avendo un insegnante e venendo valutata mi ha fatto capire meglio come funzionano le cose in una casa editrice. Al corso Herzog ho incontrato molte figure chiave dell’editoria italiana; sentire raccontare dalle loro bocche come si lavora nel campo è utile e interessante. Al corso Marcos y Marcos, poi, si è parlato di editing e ho imparato tantissimo. Ogni corso ha la sua particolare utilità. Si tratta di un investimento importante, per me, però mi fa davvero crescere. Ne scoverò ancora altri. Da cosa potrei dirmi delusa? Da tanto, in realtà, ma voglio pensare positivo.

un-certo-tipo-di-tristezzaSappiamo, in aggiunta, che oltre ad essere una editor sei anche un’autrice (“Un certo tipo di tristezza“, Inspired Digital Publishing). Come riesci a conciliare questi due aspetti della tua persona? A chi affidi la revisione delle tue storie? Hai qualche nuova pubblicazione in cantiere? Se sì, ti andrebbe di parlarcene?
Sarei felice di potermi occupare da sola della revisione dei miei lavori, ma purtroppo non credo sia possibile. Sono convinta che anche un editor abbia bisogno di un editor, se scrive. Al momento sono in cerca di quello perfetto per me, perché ho nel cassetto diverse storie. Mi affido però a diversi beta-reader di fiducia, sempre preziosi nelle fasi che precedono l’editing. Ti dirò, comunque: scrivo troppo. Ho in corso un romanzo, un’antologia di racconti e poi “Clinamen”, una raccolta di frammenti un po’ particolari. Non so ancora che fine faranno queste storie. Magari prima o poi le leggerete.

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Come definiresti la collaborazione che hai intrapreso e attualmente porti avanti con Panesi Edizioni e Magenes Editoriale? Di cosa ti occupi precisamente? Quali sono le sfide che ogni giorno ti ritrovi ad affrontare?
La Panesi è una casa editrice giovane, come si usa dire, e molto carina. Per loro mi occupo di scrivere le schede dei manoscritti in valutazione, attività che in genere tutti odiano e che invece a me piace. Trovo che i manoscritti, o forse dovrei dire dattiloscritti visto che ormai sono tutti battuti al pc, siano sempre interessanti. Anche i peggiori. Per la Magenes, invece, sto curando l’editing di un romanzo. Questa collaborazione è il risultato del corso Herzog, che mi ha segnalata tra i migliori studenti e ha proposto all’editore di inserirmi. La sfida principale è riuscire a far tutto in tempo, però devo ammetterlo: amo il mio lavoro.

Come si svolge generalmente la giornata di un editor freelance?
Ogni professionista ha una sua routine personale, direi. Nei primi mesi si tende a cadere nell’isteria più totale, perché non si riesce ancora a destreggiarsi tra un lavoro e l’altro, si accumulano scadenze urgenti e si accetta qualsiasi proposta. A fare il freelance ci si abitua man mano. Io mi sveglio presto e divido la giornata tra i diversi manoscritti del momento, in modo programmato, con delle pause per riposare o per far la spesa. Non è facile: distrarsi è un attimo, quando si lavora da casa. Serve molta disciplina e infatti spesso si finisce a guardare un video, stare su Facebook o ciondolare bevendo caffè per ore e ore. Va meglio ogni giorno, comunque, anche se a volte mi domando perché non ho fatto la segretaria con orari precisi e stipendio a fine mese.

la-storia-infinita-compie-37-anniIl tuo libro preferito e tre buoni motivi per cui consiglieresti di leggerlo.
Oh, questa è la domanda che temo sempre. Potrei scrivere pagine e pagine, per rispondere. Sarò breve: non ho un libro preferito in assoluto, perché cambia molto in base al periodo. Ora sono fissata con Kafka, per esempio, e sto rileggendo tutto di lui. Ultimamente ho apprezzato un sacco Gillian Flynn, specie per il suo “Gone girl”, e mi sono innamorata di Manganelli leggendo “Il rumore sottile della prosa”. Da sempre adoro Stephen King, in particolare “Dolores Claiborne” che sarà sempre nella rosa dei miei preferiti. Ho una cotta per Saramago, per la Nothomb, per Sartre… insomma, come si fa a scegliere? Se devo proprio dirne uno, ti dirò “La storia infinita” di Ende. È un libro che va bene per tutti, secondo me. Di solito questo è un difetto, ma in quel libro non trovo difetti. Dovreste leggerlo perché è meglio del film, perché riesce a far immergere il lettore nel mondo di Fantasia e perché la storia di Bastian ha tanti diversi livelli di significato, che potrebbero insegnarvi molto.

C’è, tra i libri da te curati, uno che ti ha colpito particolarmente e che si è “distinto” per un motivo particolare, anche bizzarro?
Seguendo la crescita di una storia, finisci per adorarla. La conosci, diventa parte di te. Ogni singolo manoscritto del quale mi sono occupata ha un posto nel mio cuore. Non so se è perché sono fortunata o solo un’impressione, ma si rivolgono a me autori speciali. A colpirmi sempre è l’impegno che ci mettono: di conseguenza, le loro storie diventano sempre più belle. Per il resto, ho molto rispetto per la fiducia degli autori e non parlo mai pubblicamente di cosa succede “dietro le quinte”. Spero di poter raccontare tanto sulla crescita delle loro storie alle presentazioni ufficiali dei libri, in futuro.

C’è qualche aneddoto particolare legato alla tua professione che ti piacerebbe raccontare ai lettori del nostro blog?
Potrei raccontarvi di quando un’autrice si è infilata in un gruppo Facebook di medici per fare delle domande e poi è stata bannata. Oppure dei miei messaggi timidi a un avvocato, per chiarire questioni legali che sorgevano in un romanzo. Delle discussioni su come rendere in modo credibile una scena di sesso, o ancora delle domande piene di paura che a volte ricevo anche in piena notte, perché chi scrive ha sempre bisogno di rassicurazioni. Potrei raccontare molte cose, però mi piace pensare che le storie più belle me le racconterete voi. Magari quando, insieme, festeggeremo i vostri successi.

GRAZIE!
Grazie a te, è stato un piacere.

Potete seguire Sara Gavioli su Facebook, tramite la sua pagina personale.

Grazie per l’attenzione e a presto!

Annarita Tranfici

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2 pensieri riguardo ““Professione editor”: Intervista a Sara Gavioli

  1. Bellissima intervista, mi ha colpito la definizione di “vecchia zia” per le storie editate: espressione semplice, dalla quale però traspare una sincera dedizione al proprio lavoro. Trovo che proprio questo sia il vero valore aggiunto, insieme alla professionalità che ho apprezzato in diverse risposte, in un settore dove al contrario si denota troppo spesso improvvisazione. In bocca al lupo a Sara per l’attività di editor e autrice 😉

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  2. Annarita, quest’intervista non fa altro che confermare ciò che penso di Sara: attenta, sensibile, con quel pizzico di ironia quieta che arriva sempre a chi sa coglierla. Per me confrontarmi con lei, nelle nostre discussioni, è sempre stimolante e arricchente. Spesso noto che siamo sulla stessa lunghezza d’onda su ciò che dovrebbe essere aggiustato, in un testo, ma c’è una grandissima differenza fra me e lei, che le invidio tanto: l’essersi volta verso l’editing con professionalità.
    Quel che so io, l’ho conosciuto sulla mia pelle di narratrice, attraverso altri editor e con letture specifiche su come scrivere testi, ma Sara è sulla strada giusta per diventare una editor con i fiocchi. Lo dimostrano i suoi interventi con gli amici del gruppo, che io seguo sempre. A volte abbiamo punti di vista diversi, tipo su Neverending Story 😀 di cui si parlava tempo addietro, sempre nel gruppo, ciò non toglie che il suo modo di fare pacato, elegante e oserei dire “inglese”, a me piace moltissimo.
    Ecco perché ho molta stima di Sara.
    Quello che le auguro, di vero cuore, è di salire di grado sempre più, di entrare in realtà editoriali grosse, ma di rimanere sempre una ragazza timida, a volte malinconica ma anche delicata.
    Ciao Sarè 🙂

    Esther

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