Recensione di “Cesare l’immortale” di Franco Forte


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Prima della pausa estiva, abbiamo fatto quattro chiacchere con Franco Forte, che con grande disponibilità si è raccontato tra le pagine di questo blog (ricordate l’intervista? La trovate a questo link, se volete leggerla o rileggerla) e tra i vari argomenti trattati ci ha parlato anche del suo ultimo romanzo, fresco di pubblicazione.

Per ricapitolare velocemente le idee, “Cesare l’immortale” (questo il link di acquisto su Amazon) è un’opera in bilico tra storia e ucronia, che assume a fondamento un interessante quanto originale presupposto: Giulio Cesare non è stato ucciso alle Idi di marzo, ma la sua morte è stata inscenata per rispondere alla sua stessa ambizione di raggiungere un destino più grande. Dalle prime pagine dell’opera, ci accorgiamo con un certo stupore che ci sono tutte le prove a dimostrarlo. O quanto meno possono esistere elementi concreti capaci di rendere verosimile l’ipotesi che la congiura sia stata una “semplice” montatura per sottrarlo a un incarico che cominciava ad andargli stretto, pur se era quello di dittatore di Roma, al fine di permettergli di tornare al comando della propria Legione e di combattere per la gloria personale e dell’Urbe.

Cesare l'Immortale

«Ave, Cicerone» disse il più spaventoso degli uomini che lo fronteggiavano, facendo un passo avanti. «Mi fa piacere rivederti.»
«Tu… non è possibile…»
Cicerone trattenne l’impulso di mettersi a urlare. Non era superstizioso, né credeva a certe dicerie secondo cui le anime dei dannati fossero costrette a vagare in eterno sulla terra, alla ricerca della vendetta che avrebbe ridato loro la pace. Perché non poteva esserci pace per quell’uomo, né fra i vivi, né all’Averno o nei Campi Elisi. E ritrovarselo di fronte in quel momento fu la peggiore conferma di ciò che stava pensando.
«Non avrai davvero creduto che fosse così facile uccidermi, vero?» gli chiese Gaio Giulio Cesare, allargando quel sorriso pieno di tracotante superbia che Cicerone aveva imparato a odiare, ma che negli ultimi mesi era arrivato persino a rimpiangere.

Certo questo passaggio è significativo dello stupore di Cicerone nel trovarsi di fronte un Cesare che credeva morto, a sua volta attorniato da fantasmi di uomini che tutti credevano altrettanto morti. Quanto si chiede all’oratore è identico a quanto si domanda ai lettori: sospendere l’incredulità e accettare l’ipotesi che quanto si è visto (o si è imparato dai libri di storia) sia stata un’abile messa in scena, organizzata dal dittatore stesso, altrimenti troppo scaltro per ignorare i segnali di pericolo e farsi ammazzare a tradimento. Una premessa interessante, una sfida a sovvertire ogni convinzione, capace di far impallidire qualsiasi altra teoria del complotto.

E in questa sfida posso affermare con sicurezza che il romanzo vince. Si percepisce la cura dei particolari e della ricerca storica, che conferiscono alla narrazione i caratteri della verosimiglianza. In questo passaggio come in quelli che seguiranno, comprese le avventure nei territori del fantastico al di là delle Colonne d’Ercole e con le apparizioni di creature leggendarie, per le quali tutti i riferimenti trovano riscontri “storico/mitologici” accuratamente studiati e utilizzati. Una “storia alternativa” è pur sempre storia, e continua a esserlo anche quando viene narrata con il ritmo incalzante di un thriller e non si ha certo la pretesa di riscriverla: d’altra parte, stiamo parlando di un autore del calibro di Franco Forte, le sue capacità sono fuori discussione e da un suo lavoro mi attendevo “solo” conferme.

Abbiamo visto i pregi e costituiscono altrettante luci ma, come mio solito e da lettore incontentabile, trovo corretto soffermarmi anche su un’ombra di cui l’autore non ha proprio colpa: il prezzo dell’e-book, che sfiora i dieci euro, è a mio avviso spropositato per un formato digitale, mentre ho trovato congruo quello del cartaceo. Sono convinto che gli e-book debbano costare meno, opinione personale che non mi stancherò mai di ribadire. Se la proposta di equipararne il regime di tassazione a quello del cartaceo diventerà finalmente legge, di sicuro aiuterà. Però qui non si tratta (solo) di quello, ma di una politica di vendita che, a prescindere dalle aliquote applicate, spinge il digitale in una zona ai margini del “fuori mercato”. Discorso chiuso, sarebbe troppo lungo argomentare la questione, e d’altra parte si andrebbe fuori tema.

Tornando all’opera in senso stretto, due secondo me sono i difetti principali. Il primo è una certa mancanza di caratterizzazione dei personaggi, laddove il solo Cicerone a mio avviso riesce a “bucare le pagine” mentre gli altri soffrono di una certa bidimensionalità, forse sacrificata (e in larga parte compensata) dall’originalità della trama, cui è demandato il compito di sostenere l’interesse del lettore. Il secondo è la costruzione di alcuni periodi, laddove ho notato un’alternanza piuttosto marcata di dialoghi snelli e frasi descrittive in cui avrei auspicato un maggiore utilizzo del punto fermo: provando a leggere certi passaggi ad alta voce, si finisce in apnea, ed è un peccato perché l’inconveniente si sarebbe facilmente potuto risolvere.

valutazione-lettura-piacevole

Veniamo ora alla valutazione: all’opera ho assegnato quattro stelle. A questo punto, diventa importante spiegarne la motivazione. Perché le perplessità non vertono in alcun modo sulla trama, che come ho rimarcato brilla per originalità e intelligenza, oltre che per accuratezza nella ricerca. Si tratta davvero di piccolezze, quelle che ho elencato prima, che si notano solo dalla dissezione del testo (che peraltro consiglio caldamente) e di certo la maggior parte dei lettori tenderà a ignorare, però da Franco Forte e da Mondadori mi attendo la “perfezione” per assegnare le cinque stelle, mentre se la stessa opera fosse stata proposta da un esordiente l’avrei promossa senza indugi con il punteggio pieno. Un doppio criterio di valutazione forse opinabile, ma sono fatto così. E più o meno allo stesso modo, i giornali specializzati adottano parametri diversi per valutare le prestazioni di una berlina sportiva rispetto a quelle di una supercar: senza voler sminuire nessuno, appartengono a due categorie diverse e la questione diventa metodologica.

Con queste elucubrazioni vi saluto, cari amici del Ritrovo, rinnovando l’appuntamento su questi schermi per il prossimo articolo. A presto e buona lettura!

Gianluca Ingaramo

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