Recensione de “Il ritorno del Golem” di Giuliano Conconi


Buongiorno, amici del Ritrovo!
Nonostante fosse già stato recensito, desidero fornirvi la mia recensione di “Il ritorno del Golem”, una novella horror firmata Giuliano Conconi.

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Titolo: Il ritorno del Golem
Autore: Giuliano Conconi
Editore: Nero Press Edizioni
Genere: Gotico/Horror
Disponibile su: Amazon e tutti gli store online

Sinossi: Petr Belak si trasferisce a Praga, per frequentare l’Università. Stabilitosi presso il quartiere ebraico, in una palazzina adibita a studentato, il giovane entra in contatto con Saul Leser, gioviale rappresentate della comunità semita, David Schmelke, losco allievo della scuola rabbinica e Tomas Kubala, allegro coinquilino. I primi giorni trascorrono tra feste e visite della città, ma la spensieratezza è di breve durata: due efferati omicidi sconvolgono lo studentato. Nonostante le indagini della polizia si concentrino altrove, Petr sospetta di David Schmelke. Perché il sinistro individuo di giorno rimane rinchiuso nella sua stanza e di notte si reca di nascosto alla Sinagoga? Quali verità cela l’antico cimitero ebraico? Tra leggende vecchie di secoli e segreti legati alla Cabala, il protagonista si muove sullo sfondo di una Praga occulta e dalle atmosfere gotiche, in un viaggio di sola andata verso il Male.

La narrazione è scorrevole come acqua fresca o, per meglio immedesimarsi nell’ambientazione, come assenzio zuccherato. Il lettore non è soddisfatto finché, tutto d’un fiato, non terminerà la vicenda, che assume contorni a metà strada tra il fantastico e il realistico. Si brama, dunque, a conoscere ogni risvolto, curiosi di scoprire quale finale l’autore ha prescelto.

L’opera è, grossomodo, lineare: gli eventi sono descritti con accortezza cronologica, se fatta esclusione per l’espediente epistolare, che richiama escamotage di natura classica. Il racconto assume l’aspetto di un diario personale, di una confessione scritta in prima persona da Petr, protagonista indiscusso dei fatti, assieme al Golem.

Lo stile di Conconi è raffinato e macchiato di classicismo. Ho rinvenuto, tra le righe, influenze di due grandi maestri della letteratura di genere, in particolare di Sir Arthur Conan Doyle – a cui l’autore si è apertamente ispirato – e il Maestro Edgar Allan Poe. La narrazione assume così un taglio vincente, mai monotono. Ho anche trovato interessante l’uso della prima persona singolare: seppur limitante, ben si sposa con la tematica e lo scopo romanzesco proposto. Ho rinvenuto, a tratti, i dialoghi un pochino artificiosi, difficilmente riscontrabili in un chiacchierata quotidiana, ma comunque ben incastonati nel complesso lessicale.

I personaggi sono caratterizzati con attenzione e astuzia: ognuno ha una propria particolarità, espressa tramite dialoghi, comportamenti e sfumature individuali. Sono ben eviscerati sotto l’ottica psicologica e, in un’opera più ampia, avrebbero potuto trovare solide fondamenta flussi di coscienza e aneddoti più marcati.

L’ambientazione, assieme allo stile, è l’indiscussa carta vincente di Conconi. Minuziosa, quasi maniacale, è la storia della città, assieme alla toponomastica e alla geografia, che si snoda tra descrizioni di vie e quartieri. La ricerca a monte della narrazione è enorme e ogni sforzo viene ricompensato con vere e proprie istantanee socio-architettoniche in grado di proiettare il lettore nella realtà praghese, facendolo innamorare della realtà ceca.

Personalmente ho trovato una novella gotica pressoché perfetta nello stile e nei contenuti. Conconi si dimostra una penna di altissimo pregio e merita di essere seguito con estrema attenzione. Conoscevo già le sue capacità narrative, ma con questa opera si è confermato uni dei migliori autori del panorama esordiente che ho avuto la fortuna di conoscere. Anche la prima persona singolare – che non amo – è resa con maestria e rende le vicende ancor più vissute. L’unico appunto che mi sento di fare all’autore è, secondo me, la scelta dell’ambientazione temporale: una così bella novella avrebbe potuto trovare più ampio respiro e maggior potenza se adattata a un’epoca passata e non ai giorni nostri. Ho trovato un po’ fastidiosa la presenza di telefoni e discoteche in un clima onirico di mistero, soprattutto associato a uno stile di stampo nettamente classico.

Ne consiglio la lettura? Assolutamente sì: “Il ritorno del Golem” è senza dubbio meritevole di essere letto da chiunque, amanti dell’horror gotico e non, proprio per la particolare assenza di scene troppo truculente o, comunque, impressionanti per coloro che detengono poca cultura del genere.

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