Intervista a Franco Forte: conosciamo meglio l’autore, il mondo della scrittura e il suo ultimo romanzo “Cesare l’immortale”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Per la sezione dedicata a interviste e approfondimenti, siamo onorati di ospitare Franco Forte, autore di assoluto rilievo per lo scenario letterario italiano. Attualmente romanziere per Mondadori, dal 2011 ricopre la carica di direttore delle collane da edicola dello stesso editore: Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo. E’ responsabile della rivista per scrittori Writers Magazine Italia e di un circuito di testate giornalistiche online a cui fanno capo siti leader nel mondo della letteratura e del cinema di genere, come FantasyMagazine.it, ThrillerMagazine.it, HorrorMagazine.it e SherlockMagazine.it. Tra le altre attività, cito quella di autore e sceneggiatore di serie TV quali Distretto di Polizia e RIS – Delitti Imperfetti, del film TV Giulio Cesare, trasmesso da Canale 5, e dello sceneggiato su Gengis Khan, andato in onda su Rete 4 e su Discovery Channel.

Vediamo cosa ha deciso di raccontarci in questa intervista.
Buona lettura!

Quando è nata la tua passione per la scrittura? Cosa significa per te scrivere?

Come dico sempre, per me scrivere è una vera e propria ossessione: non potrei farne a meno, come mangiare o respirare. Per questo fin dai tempi del liceo ho percorso tutte le strade possibili che mi dessero la possibilità di fare della scrittura anche un mestiere. E dunque ho fatto il giornalista, lo sceneggiatore, il narratore, l’editor, l’editore, continuando a sperimentare, a studiare, a imparare, perché credo che con la scrittura non solo non si nasca “imparati” (come tanti, troppi esordienti credono) ma anzi ci sia sempre da mettersi in discussione per raggiungere nuovi traguardi. E nuovi lettori, che sono la cosa che più conta.

Tecnica e talento: cosa aiuta maggiormente, nel viaggio dello scrittore?

Entrambe le cose. Ho le idee chiare, in merito: il talento deve esserci, ma in ogni scrittore è dosato in quantità diverse, imperscutabili. E’ un dono di natura, un po’ come la bellezza, ma così come ci sono persone più belle di altre, ci sono anche scrittori più o meno talentuosi di altri. Dopodiché, la tecnica aiuta a dare sostegno alla dose di talento di ciascuno di noi, un po’ come il carattere e la personalità aiutano chi è meno bello di altri ad avere comunque grande appeal e fascino, a volte persino di più di chi si affida solo alla bellezza esteriore. Ecco, in scrittura la “tecnica” è questo: una cassetta di attrezzi formidabili per accrescere le proprie potenzialità, dare modo al proprio talento di esprimersi al massimo livello e, spesso, un supporto di valore per chi ha meno talento di altri e vuole comunque ottenere risultati di rilievo.

Da autore di manuali di scrittura creativa, cosa consigli a chi si trova alle prime armi?

Il mantra è sempre lo stesso, apparentemente banale, ma in realtà fondamentale, per chi intende iniziare una carriera da scrittore: leggere, leggere, leggere e scrivere, scrivere, scrivere. Il che significa che non si può pensare di fare gli scrittori, se non si legge moltissimo, nel modo più variegato possibile, e non solo per diletto, ma soprattutto per cercare di carpire nei libri degli altri il segreto per cui sono riusciti a farsi apprezzare dal pubblico. E poi scrivere, tanto, con continuità, perché il talento ha bisogno di essere allenato e di misurarsi costantemente con il giudizio dei lettori. Anche i più grandi calciatori di talento, come per esempio Maradona, avevano bisogno di allenarsi, altrimenti si sarebbero fatti surclassare da giocatori meno talentuosi di loro ma più abituati a calcare i campi di calcio. Lo stesso, ve l’assicuro, avviene nel mondo della scrittura.

In che modo un editore decide cosa pubblicare e quanto deve adeguarsi ai gusti del pubblico? A corollario della domanda, cosa cercano i lettori in un romanzo?

Il giudice ultimo e supremo di tutto ciò che si pubblica e si legge è sempre il pubblico, i lettori, e a questo devono sempre pensare gli scrittori. E di certo ci pensano gli editori, che dovendo fare impresa i libri devono venderli, non regalarli, e dunque sono “costretti” a seguire le istanze del pubblico, che ha il sacrosanto diritto di stabilire ciò che gli piace e ciò che non gli piace. Dopodiché non è vero che gli editori pubblicano solo cose dozzinali che piacciono alle masse (e comunque non si capisce perché non dovrebbero farlo, visto che solo così un editore sopravvive e può pubblicare anche quello che vende poco), tutt’altro. Semplicemente, il pubblico nemmeno lo sa, perché anche chi più critica i bestsellers, alla fine non si sforza di cercare nelle librerie i piccoli capolavori fuori dalle mode e dalle correnti letterarie che vengono continuamente pubblicati e proposti, ma che il pubblico ignora.

Hai un curriculum eclettico, che garantisce un punto di vista privilegiato sul panorama letterario e televisivo italiano. Quali impressioni ne ricavi sui possibili punti di contatto, in particolare sugli adattamenti televisivi o cinematografici di opere letterarie nostrane? C’è una tua opera che ami in modo particolare e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione televisiva o cinematografica?

Contatti, scambi e sinergie fra narrativa, cinema e televisione sono all’ordine del giorno, e ormai fanno parte dell’attività quotidiana di ogni scrittore professionista. Il che ha influenzato molto soprattutto la narrativa, che sempre più è “visiva” e “visuale”, sia nel ritmo delle storie sia nel modo di intrattenere il lettore. Il che, a mio avviso, è un bene, perché oggi la narrativa è più divertente e meno noiosa rispetto a un tempo, quando si puntava più sulla bella scrittura (troppo spesso fine a se stessa) che sulle modalità per appassionare il pubblico. Per quanto riguarda le mie opere, mi piacerebbe davvero poter vedere realizzata una fiction TV dalla mia serie del notaio criminale Niccolò Taverna nella Milano del 1576, ma… so già che sarà difficile, visto che le serie in “costume” costano molto.

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere “Cesare l’immortale”?

Dai miei lunghi studi su questo personaggio. Mi sono sempre chiesto: possibile che un uomo così intelligente, così forte, così sicuro di sé, si sia fatto baggianare in quel modo? Possibile che abbia rinunciato alla sua scorta personale proprio pochi giorni prima dell’attentato? Che abbia ignorato tutti coloro che lo avvertivano che stavano cercando di ucciderlo? E’ la storia stessa, tramandata fin dall’antichità, della congiura delle Idi di marzo, che non mi ha mai convinto, che non sta in piedi. Così mi sono detto: forse Cesare aveva un altro scopo. Forse è stato addirittura lui a organizare tutto, per… Be’, non posso spiegarlo adesso, si dovrebbe leggere il romanzo per capirlo. 😉

Di certo, mi viene da dire che la mia interpretazione è forse più logica, plausibile e credibile di quella che viene ritenuta la verità storica, e questo alla luce delle fonti storiche stesse, non certo per qualcosa che mi sono inventato io.

Cesare l'Immortale

Qual è a tuo giudizio il punto di forza del romanzo “Cesare l’immortale”?

Il fatto che tutto è plausibile e coerente con quanto riportato dalla documentazione storica antica e moderna, e nulla è di mia invenzione. Perfino gli accenni fantastici, con l’incontro con creature mostruose e la ricerca della dimora degli dei, a cui sottrarre il segreto dell’immortalità, sono derivazioni dei miti classici, greci e latini, oltre che fenici e nordici. Nulla è di mia invenzione, vorrei che questo fosse chiaro. E dunque in questo libro la storia autentica si mischia a quella supposta e al mito, in un groviglio inestricabile in cui tutto, alla fine, potrebbe risultare vero e plausibile. Uno sforzo enorme che mi ha consumato, ma di cui mi sto godendo i risultati…

A quale tipologia di lettori piacerà sicuramente “Cesare l’immortale”?

Direi a quelli a cui piacciono le belle storie e vogliono divertirsi, respirando l’odore della storia antica, il sapore dei grandi personaggi e il brivido del mistero e dell’inconoscibile…

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori?

Diciamo circa il 30% del lavoro complessivo di ricerca, stesura e revisione di un’opera. Ma diciamo anche che io sono avvantaggiato, perché data l’esperienza che ho, ormai riesco quasi a editarmi nel momento stesso in cui scrivo in prima stesura. Dunque ciò che resta da fare alla fine non è poi granché.

Secondo te, quando un autore può davvero definirsi uno scrittore?

Quando viene pubblicato da un editore che arriva a retribuirlo per il suo lavoro, dopo che le copie del suo libro sono state vendute al pubblico. Perché tutti siamo capaci di scrivere. Ma solo pochi (gli scrittori, appunto), arrivano a essere letti e ad avere un loro pubblico.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?

Poter riprendere in mano un proprio libro, magari dieci anni dopo la sua pubblicazione, aprirlo a una pagina qualsiasi, suggerne l’odore e tornare con tutti se stessi nel momento in cui si sono scritte quelle pagine. E’ un viaggio nel tempo e nello spirito che non ha eguali.

E quale il più noioso?

Se c’è un aspetto noioso del mestiere dello scrittore io ancora non l’ho trovato.

Cosa pensi del self-publishing?

Che può essere una importante valvola di sfogo per tanti che non riescono a raggiungere la pubblicazione “seria” ma vogliono comunque provare a mettersi in gioco. Attenzione però alle case editrici a pagamento. Quelle vanno evitate come la peste. Meglio autoprodursi, magari in ebook. E sperare che qualche editore importante possa notarci.

Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale romanzo definiresti il tuo preferito?

A questa domanda rispondo sempre nello stesso modo: l’ultimo. Dunque, adesso, “Cesare l’immortale”.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?

Io ci provo in tutti i modi a stimolare la lettura, promuovendo anche campagne sui social, partecipando a festival letterari e a tutte le iniziative culturali che mi chiedono un coinvolgimento. E credo che alla fine Internet possa essere di stimolo per i giovani, perché comunque ti costringe a leggere, seppure in modo più rapido, stringato ed essenziale. Di certo, la cosa più importante, per stimolare a leggere, è che gli editori pubblichino buoni libri. Che si vendano e che ottengano il gradimento del pubblico.

Quale libro porterai con te durante le vacanze estive?

Io leggo sempre una dozzina di libri in contemporanea, ma questa estate ci sto dando dentro con i romanzi di alcuni autori italiani che sto valutando per Mondadori, fra cui l’ultima avventura dell’investigatore Riccardo Finzi, il celebre personaggio creato dall’eclettico Max Bunker. Ma insieme a questi italiani mi porterò dietro una panoramica delle più interessanti produzioni di tutti i paesi del mondo, nei generi più disparati possibile. Perché bisogna sempre leggere, leggere, leggere…

Ringraziamo Franco per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande e gli auguriamo una brillante prosecuzione di carriera. Nel salutare anche voi, amici del Ritrovo, ricordiamo che potete seguire Franco Forte alla sua pagina autore e vi diamo appuntamento per la recensione di “Cesare l’immortale”… a presto su questi schermi!

Gianluca Ingaramo

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