Intervista a Eva Fairwald, autrice di “Trusting darkness”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Per la sezione dedicata alle interviste degli autori emergenti, oggi vi presentiamo Eva Fairwald, pseudonimo letterario dietro cui si cela l’autrice del romanzo “Trusting darkness: fidati dell’oscurità” il cui genere si colloca a cavallo tra fantascienza, distopico e fantasy. È distribuito da Amazon, disponibile qui gratis per Kindle Unlimited e senza DRM per tutti in formato ebook per l’acquisto e qui per l’anticipazione sulle pagine del nostro blog.

L’autrice si descrive così:

Sono una grande viaggiatrice con una laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee con una specializzazione in Linguistica e Traduzione (tedesco, inglese & svedese); ho studiato in Italia (dove sono nata) ma vivo in Germania. Ho lavorato all’estero godendomi Dubai, i Caraibi, Singapore e altri luoghi stupendi, ma nessun posto è come i Fiordi… quindi troverete sempre rune e accenni alla mitologia nordica nelle mie storie. Esplorare il mondo è per me una necessità; tutto quello che imparo durante i miei viaggi funge da ispirazione per ciò che scrivo.

Vediamo cosa ha deciso di raccontarci in questa intervista. Buona lettura!

Quando è nata la tua passione per la scrittura?

Tutto ha avuto inizio a scuola. Le materie umanistiche sono sempre state il mio punto di forza e scrivere i temi e svolgere gli altri esercizi legati alla scrittura non è mai stato un peso. Ho però cominciato a scrivere il mio primo romanzo (non pubblicato) per pura noia. Durante le lezioni e le interrogazioni mi annoiavo molto perché avevo professori ripetitivi. Per far passare il tempo ho iniziato a scrivere una delle mille storie che avevo in testa. Ho iniziato a creare intrighi e avventure da bambina, quando mettevo tutto in scena con i miei pupazzi, ma prima della grande noia non avevo mai pensato di mettermi a scrivere.

Hai mai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quale è stata la tua esperienza?

No, è un tipo di esperienza che non mi attira per niente.

Scrivi solo romanzi o ti dedichi volentieri anche a racconti, poesie, articoli e saggistica?

Scrivo principalmente romanzi e ogni tanto qualche racconto, spesso spin off di romanzi e serie. Ho un blog e dovrei essere più costante negli aggiornamenti, ma purtroppo ho poco tempo e scrivere articoli non mi entusiasma particolarmente.

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua ultima fatica letteraria?

“Trusting darkness” è nato a bordo di un volo intercontinentale. Ero appena stata in vacanza a New York e stavo tornando a casa. Durante il viaggio ho visto il film “After Earth” e mi sono innamorata delle loro uniformi che reagiscono con l’ambiente esterno. Mi sono dunque detta che dovevo avere anch’io un personaggio con attrezzatura del genere e così è arrivata la protagonista, il Capitano Ella Dorsh, elfo oscuro “rinato”. Quando sono arrivata all’aeroporto avevo già il telefono pieno di note e appunti. Da lì ho cominciato la stesura in inglese e solo durante il 2015 ho lavorato alla traduzione in italiano.

Riesci ad essere più produttiva di giorno o di notte?

Il mio metabolismo mi porta a essere naturalmente attiva di notte… infatti ho scritto anche le mie tesi di laurea principalmente nelle ore notturne. La vita purtroppo non mi permette di vivere secondo i miei ritmi. Lavoro full-time in ufficio e inizio la mattina prestissimo, ragion per cui sono costretta ad andare a dormire come le galline senza poter sfruttare la calma della notte per scrivere. Mi devo accontentare della sera dopo cena.

Trustind-Darkness-Cover

Il punto di forza del romanzo “Trusting darkness”

Domanda trabocchetto, da autrice è molto difficile rispondere in maniera obiettiva! In una recensione mi hanno detto che si tratta della rivelazione bomba che ribalta tutta la situazione e fa anche cambiare i sentimenti nei confronti della propria specie. Sì, effettivamente penso che possa essere vero. A me personalmente piace molto la commistione di elementi fantasy, sci-fi e distopici perché mi sembra originale rispetto alle solite storie solo distopiche o di guerra per mantenere il controllo del pianeta.

Il romanzo “Trusting darkness” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…

… amano la tecnologia e che cercano azione con un ritmo serrato. Ho scritto questo romanzo assetata di avventura e voglia di rivalsa, ci sono spargimenti di sangue, violenza e necessità di fare giustizia. Immaginate personaggi solitamente fantasy (gli elfi) in un contesto futuristico popolato da armi laser e tecnologia avanzata… questo è “Trusting darkness”.

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei una perfezionista, di quelle che trascorre ore ed ore a tentare di migliorare quanto più possibile il suo manoscritto, o una volta terminato parti subito alla volta di una nuova avventura?

Molto, moltissimo tempo e non basta mai. Edito in più fasi e inizio già durante la prima stesura. I miei nemici peggiori sono le ripetizioni, i refusi e i gerundi, che a quanto pare si infilano ovunque per appesantire la narrazione! Da qualche mese ho iniziato a lavorare con il programma Scrivener, che ha un tool ideato per scovare le parole più usate: spero che sia d’aiuto.

Dal 2014 ho iniziato il mio percorso bilingue: scrivo in inglese e traduco in italiano. Tradurre in italiano mi permette anche di verificare la prima stesura in inglese. Seguono poi svariate riletture in entrambe le lingue, dove prima cerco buchi nella trama, personaggi, coerenza ecc. per poi passare alle questioni di lingua. A quel punto sono così rimbambita che trovare refusi è una missione impossibile. A seconda di quanta fretta ho, mando il testo ai miei beta reader fra un editing e l’altro o alla fine. A mesi e anni di distanza dalla pubblicazione, rileggo periodicamente i miei scritti per eliminare ulteriori refusi sopravvissuti nella speranza di non trovarne. Editare se stessi è davvero difficile, ma al momento non ho un budget sufficiente per assumere un editor serio e professionale, quindi mi affido alle riletture di altri amici scrittori con scambi di aiuto nella correzione. Faccio tutto il possibile per consegnare ai lettori un prodotto in forma smagliante, ma purtroppo sono umana e non elfa, quindi può capitare che ci sia ancora qualche errore di battitura in agguato. In tal caso, invito chiunque a contattarmi e sarò felicissima di correggere!

Secondo te, dopo quanto tempo e secondo quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?

Lo scrittore è colui che scrive con passione e impegno, indipendentemente dalla pubblicazione e dal successo. Mio papà non ha mai pubblicato nulla, eppure scrive da decenni per ore e ore ogni giorno… per me è uno scrittore. Se dovessimo basare la definizione sulle copie vendute o sulla popolarità, allora anche Barbara D’Urso e Totti sarebbero scrittori. Un po’ fuorviante!

Taccuino o notebook? Penna o tastiera?

Io sono completamente paperless ed elettronica da anni, non guardo nemmeno più la tastiera quando digito, la carta è troppo lenta per i miei pensieri. Ho scritto solo il mio primo romanzo sui block notes perché appunto lo facevo di nascosto a scuola. Quando frequentavo l’università, scrivevo anche in treno con il mio piccolo netbook Asus, uno dei primi della sua generazione. Prendo appunti con l’app Wunderlist sul telefono quando sono in giro e poi scrivo solo al computer. In linea di massima, creo con il laptop ed edito e traduco con il fisso perché lo schermo da 27 pollici agevola moltissimo il lavoro, soprattutto dividendo lo spazio a metà per confrontare le due lingue contemporaneamente senza dover lavorare con caratteri microscopici. La mia postazione sembra una base del Pentagono, perché scrivo preferibilmente a lume di candela circondata da oggetti elettronici con led colorati e notifiche che lampeggiano ovunque.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?

Ci ne sono diversi, a livello personale direi rileggersi tempo dopo e scoprire che ancora si amano le proprie storie. Forse è un pensiero da megalomane, però mi riempie di orgoglio riprendere in mano un romanzo scritto qualche anno prima e apprezzare ancora certe parole o ridere a battute stupide. A livello professionale, il riscontro dei lettori è un vero carburante che mantiene accesa la voglia di mettersi in gioco. Scrivere e pubblicare è un rischio, ricevere apprezzamenti è sempre piacevole e spinge a continuare e a migliorarsi.

E quale quello più noioso?

Il marketing. Pubblicizzare le proprie opere è stancante e snervante… purtroppo anche indispensabile.

Cosa pensi del self-publishing rispetto all’iter editoriale tradizionale e perché l’hai scelto?

L’editoria attuale non è più quella di vent’anni fa. Non offre sicurezza di qualità (linguistica/storia avvincente) né di continuità (le serie interrotte aumentano). Le case editrici sono aziende che hanno bisogno di fatturare spendendo il meno possibile nella produzione e i risultati si vedono: libri tutti uguali e prodotti a raffica. Nemmeno le copertine si distinguono più, sono tutte simili dal font all’immagine usata. L’autore è solo il fanalino di coda e prende una percentuale imbarazzante rispetto al prezzo di copertina, perché ovviamente bisogna pagare le incombenze materiali prima di quelle artistiche. È un sistema di cui non voglio fare parte, ora che c’è un’alternativa. Il self è duro per molti aspetti, ma almeno così ho la possibilità di prendermi cura del mio testo per quanto riguarda ogni singolo passo, dalla cover alla diffusione. Ho deciso di essere uno squaletto nell’oceano, piuttosto che un pesce rosso in un acquario, confinato da limiti e parametri scelti da altri. Dovrò spianarmi la strada a modo mio, ma almeno sarà seguendo le mie inclinazioni e le mie idee. Grazie al self, “Trusting darkness” raggiungerà i lettori di tutto il mondo e non solo i fan di una certa CE e solo in Italia. Io ho fatto nascere il testo in inglese e in italiano, ma il romanzo sta seguendo le orme del racconto spin off gratuito “Immortals”, che è già online anche in tedesco, portoghese, francese e spagnolo. La traduzione tedesca è già pronta su Tolino e in arrivo su Amazon; adesso sto verificando la traduzione portoghese e quella francese è per strada, la spagnola è prevista per il 2017. La bellezza di tutto questo è che posso usare i miei studi universitari e lavorare davvero con i traduttori a livello paritario, perché capisco la traduzione e li aiuto a revisionarla, quando mi rendo conto che forse qualche passaggio è stato interpretato diversamente da come intendevo io. Quante CE permettono di partecipare a un processo simile? Mi sento fortunata e fiera di poter accompagnare i miei personaggi anche all’estero!

Oltre a essere una scrittrice, sei anche una lettrice?

Sì, assolutamente, non si può scrivere senza leggere. La passione per la lettura è iniziata ben prima di quella per la scrittura. Credo che non abbia nemmeno senso essere scrittori senza essere lettori.

Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?

Per me è sempre “The lord of the rings” di J.R.R. Tolkien. Articolato sotto ogni punto di vista, epico, intelligente e fantasioso, con personaggi indimenticabili.

E quale ti sentiresti di consigliare a un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?

Dipende dall’adolescente. A persone come me consiglierei “Dune” di Frank Herbert, perché io l’ho letto solo l’anno scorso e sono pentita di non averlo fatto prima!

“Io leggo perché…”

Voglio immergermi mondi e realtà diverse.

“Io scrivo perché…”

Leggere non mi basta e ho l’esigenza di creare avventure, universi e situazioni. Tutto è anche un’altra chiave di lettura della realtà, quindi scrivere mi aiuta rielaborare quello che vivo, penso e sogno.

Cosa credi cerchino i lettori in un romanzo? E cosa vuole offrire il tuo?

Se sapessi cosa cercano i lettori sarei Stephen King! Non lo so, penso vogliano emozionarsi. Io offro intrattenimento.

Quale di queste parole ti definisce di più? Sognatrice – Pragmatica – Riflessiva – Impulsiva – Tenace – Cinica – Fantasiosa – Pazza – Eclettica – Poliedrica.

Tenace

Se avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?

Tolkien. Voglio sapere da dove arrivano gli stivali gialli di Tom Bombadil!

C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?

Ultimamente ho letto il primo libro della serie “Mega” di Jake Bible… sarebbe un blockbuster perfetto.

Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.

Non posso fare nomi perché non mi piace screditare i colleghi.

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.

Li evito tutti come la peste, soprattutto i più pubblicizzati. Più sono esaltati e più li snobbo, mi fanno davvero antipatia.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?

Far spiegare i classici da Alberto Angela, così magari gli studenti ascoltano, invece di addormentarsi. Bisogna offrire lezioni interattive e con punti di vista originali, non le solite cose muffe che si fanno a scuola.

Il libro che porterai con te durante le vacanze estive?

Sono stata in Scozia on the road e non avevo molto tempo per leggere, però ho portato il Kindle e ho letto “Brutta come la morte”, “Bad girl”, finito “Alakim” e iniziato “Trentatré”. La compagnia aerea mi ha regalato sia all’andata che al ritorno più di un’ora di ritardo, quindi almeno ho letto!

Grazie a tutti quelli che hanno letto fino in fondo!!!

Grazie Eva per aver risposto a tutte le nostre domande. Se volete seguirla, cliccate qui per essere indirizzati alla pagina autrice e qui al profilo, oppure ancora qui per il blog menzionato nel corso dell’intervista.

In bocca al lupo per la tua carriera di autrice, Eva. E buona giornata a voi, lettori!

Gianluca Ingaramo

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