Intervista a Giuliano Conconi, autore de “Il custode del cimitero”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Per la sezione dedicata alle interviste degli autori emergenti, oggi vi presentiamo Giuliano Conconi, autore della raccolta di racconti “Il custode del cimitero” pubblicata da Giovane Holden e disponibile su Amazon (e altri store) in formato e-book e cartaceo. In questo articolo l’abbiamo recensito per voi nei mesi scorsi.

Vediamo cosa ha deciso di raccontarci in questa intervista. Buona lettura!

Quando è nata la tua passione per la scrittura? Da quanto ti ci dedichi con costanza?

Scrivo da quando sono adolescente, al liceo classico. Inizialmente tentai un romanzo adolescenziale appunto, incentrato su una storia d’amore e amicizia. Mi fermai a pagina 30. Poi fu la volta del fantasy, all’università. Forse arrivai a pagina 40. Da ultimo, sempre all’università, provai a cimentarmi con il genere storico e iniziai un romanzo su Sparta. Non è rimasto nulla di questi tentativi, per fortuna. Erano acerbi e tutti inconcludenti. Smisi di scrivere per molto tempo, fino a tre anni fa. Ora credo di aver trovato il mio genere, quello fantastico, mi cimento con continuità, passione, e sto portando a termine i progetti che inizio.

Hai mai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quale è stata la tua esperienza?

Molte volte e, tranne un paio di casi, sono sempre andati abbastanza bene. Il custode del cimitero nasce proprio in seguito alla vittoria in un premio letterario, premio che mi ha portato a firmare un regolare contratto di edizione. I concorsi servono per iniziare a confrontarsi con una giuria esterna rispetto alla solita cerchia degli amici e parenti. Sono utili per fare attenzione a certe regole (per esempio il numero di battute), per conoscere altri con la propria passione. Ho conosciuto tanti amici autori così, per esempio un certo Gianluca Ingaramo, una persona davvero speciale. Unica raccomandazione però è di stare attenti a cosa partecipare: alcuni concorsi sono organizzati in modo dilettantesco e le giurie non sempre hanno le competenze e la preparazione per giudicare i lavori. La scrittura è vissuta da alcuni soggetti come una sorta di gioco e passatempo per sedicenti autori, editori, blogger. Niente di più sbagliato: la scrittura è arte, impegno, passione, preparazione, sacrificio. Un qualcosa di “pesante” e complesso, non a un semplice svago per annoiati.

Scrivi solo racconti o ti dedichi volentieri anche a poesie, articoli e saggistica?

Oltre a vari racconti ho scritto un romanzo breve dal titolo “Il ritorno del Golem” edito da Nero Press e acquistabile in ebook su Amazon. Attualmente invece sto scrivendo per la casa editrice Primiceri Edizioni un manuale breve di Istituzioni di diritto romano, materia universitaria del primo anno di giurisprudenza. Spero il lavoro vedrà la luce questo autunno. Di poesia ne ho scritta solo una, ma in realtà si tratta di un racconto breve in forma poetica, mettiamola così.

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua ultima fatica letteraria?

Tutto gira intorno alla figura del custode del cimitero, Cornelius Stone, personaggio che vive di vita propria. Inglese, impiegato comunale, tirchio e scroccone, risiede all’interno del camposanto. Un losco figuro dal carattere schivo e burbero, dotato però di facoltà al di fuori del comune quando si tratta della sua professione: l’aldilà. Quando dico che vive di vita propria intendo riferirmi al fatto che il personaggio è nato da solo, per caso. Volevo scrivere una storia buffa ma allo stesso tempo del terrore e mi sembrava un protagonista perfetto. Il racconto credo sia ben riuscito (“Il custode del cimitero” appunto). Soltanto che poi il custode si è preso tutta la raccolta! Mai avrei pensato di innamorarmi di un tale individuo. Tutti sognano eroi, seduttori, principi, inarrestabili serial killer, potenti criminali. A me invece è toccato Cornelius Stone!

Riesci ad essere più produttivo di giorno o di notte?

Sia di giorno che di notte ma nel fine settimana, perché il lavoro di avvocato mi assorbe molto come tempo ed energie. Mi riallaccio a quanto dicevo prima: scrivere richiede tempo, passione, preparazione, sacrifici. Non è semplice lavorare, avere una famiglia, del tempo libero, e scrivere. Diciamo che diventare scrittore è come pretendere di avere un fisico da culturista: non basta fare quattro flessioni la sera prima di dormire. Ecco perché io mi impegno al massimo, per quanto posso naturalmente.

il custode del cimitero - g.conconi

Il punto di forza dell’antologia “Il custode del cimitero”

Quando mi venne proposto di scrivere una raccolta di racconti, pensai a un concept. Non mi entusiasmava l’idea di proporre racconti slegati tra loro e così, complice il nostro Cornelius Stone, sono riuscito a creare sette storie che ripropongono non solo il personaggio del custode ma anche le medesime ambientazioni e tematiche. In alcune ci sono anche richiami ad altre, il tutto a beneficio di una lettura più coinvolgente. Sempre a mio parere.

L’antologia “Il custode del cimitero” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…

Piacerà sicuramente agli amanti dell’horror gotico e classico, agli appassionati di Lovecraft, Conan Doyle e Poe, ma spero anche ai lettori in cerca di buone storie. Quelle da raccontare d’inverno davanti al camino quando fuori infuria il maltempo, ma anche d’estate intorno a un falò , sotto un meraviglioso cielo stellato (magari con un bosco buio e minaccioso alle spalle!).

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei un perfezionista, di quelli che trascorrono ore e ore a tentare di migliorare quanto più possibile il manoscritto oppure una volta terminato parti subito alla volta di una nuova avventura?

Molto tempo. Il prodotto deve essere ben confezionato. È tremendo, una volta pubblicati, rileggersi e notare degli errori. Poi, certo, qualcosa può sfuggire. Ma quando il racconto (o il capitolo del romanzo) è scritto di getto, diventa necessario lasciarlo riposare, riprenderlo in mano e rivederlo un’infinità di volte. Un gran lavoro di labor limae, insomma!

Secondo te, dopo quanto tempo e secondo quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?

Essere scrittore non è come essere avvocato o medico o notaio. Non esiste un ordine o una patente di scrittura. Tuttavia non credo che basti buttare giù qualche novella per essere uno scrittore. Un criterio potrebbe essere la pubblicazione con una casa editrice, ma esistono molti self più validi di autori pubblicati da CE. Neppure il dato delle vendite può fare lo scrittore perché molti autori ora celebri in tutto il mondo sono morti senza essere riusciti a “tirare il mese” con le loro opere, oggi considerate capolavori. Non è facile definire chi sia uno scrittore insomma. A mio parere lo è chi ha alle spalle un curriculum letterario interessante e dedica almeno qualche ora la settimana alla scrittura, da anni.

Taccuino o notebook? Penna o tastiera?

Scrivo al Pc da anni. Scrivo come avvocato atti, lettere, pareri, tutto al pc. La mia mente è organizzata ormai per lavorare sul notebook, non riesco più a utilizzare i fogli. Molti autori parlano di carta e penna e macchina da scrivere, ma a me la cosa, con rispetto parlando, sembra più detta per crearsi un alone da personaggio, anche perché le CE e i concorsi letterari lavorano su testi formati con programmi di scrittura, non con il “quaderno a righe”.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?

La tua domanda è davvero interessante, grazie per avermela posta. L’aspetto più eccitante? Nessuno, non credo sia una bella condizione. Non ho mai vissuto la scrittura come un qualcosa di esaltante, temo molti abbiano l’idea dello scrittore come fosse una rock star. Soldi, donne, feste e popolarità! Chiedetelo a Lovecraft, a Howard, a Poe (segue lungo elenco)

E quale quello più noioso?

Sicuramente rileggere allo sfinimento quanto si è scritto. Arrivo a rivedere un lavoro anche cinquanta volte e, nonostante questo, il refuso sfugge sempre.

Cosa pensi del self-publishing? È un’alternativa all’iter editoriale tradizionale a cui ricorreresti?

Sul tema editoria a pagamento, case editrici piccole o grandi, self-publishing ho una mia idea. Il mondo dell’editoria, in Italia, è difficile. Molto. Bisogna essere bravi, avere tecnica e qualcosa di originale da dire, e anche così si passa spesso inosservati. I lettori sono pochi, di libri ormai non se ne vendono quasi più. Quindi credo sia bene che nessuno scriva per “diventare uno scrittore”, nel senso di scrittore come il protagonista di Misery. Abbiamo l’immagine, passata attraverso i film americani anni ’80, che lo scrittore sia ricco, acclamato dalle folle e che viva nella sua casa sul lago in attesa dell’ispirazione, facendo un lavoro di tutto riposo in salotto o in giardino. Niente di più sbagliato, specialmente in questo momento storico. Io dico che se uno sente dentro di sé di aver qualcosa da dire e vuole scrivere una o più storie lo faccia e scelga il modo che preferisce: poi sarà il mercato a selezionare, oppure la dea bendata. Io fino a oggi ho sempre avuto la buona sorte di avere proposte da piccole case editrici che hanno creduto in me e non ho mai dovuto ricorrere all’editoria a pagamento o al self. Tuttavia, se in futuro scriverò un’opera in cui crederò e se quest’opera sarà rifiutata dagli editori, potrei pensare di fare anche self-publishing, perché no. Penso però che la cosa importante sia quella di cercare di iniziare con i canali ordinari, per mettersi alla prova e capire se si ha talento. Il self deve essere una scelta consapevole, non un modo per “saltare la fila”. Si deve sapere che anche chi pubblica self poi ha spesso alle spalle anni di gavetta, editor che curano il testo, grafici che curano la copertina. Scrivere un romanzo e “caricarlo” su Amazon in self “a caso” non servirà a fare successo. Anzi, sarà un pessimo inizio e forse una fine.

Oltre a essere uno scrittore, sei anche un lettore?

Prima di essere uno scrittore sono soprattutto un lettore. Per ogni pagina che si scrive credo sia necessario averne lette centinaia di altri autori, mostri sacri, classici, contemporanei e, perché no, autori dello stesso ambiente in cui si opera. Bisogna anche studiare la scena contemporanea italiana, non solo i grandi nomi. Non si può a mio avviso pensare di scrivere senza avere una solida preparazione alle spalle, sia per lo stile che per le tematiche. Una storia su un gatto nero per esempio sappiamo tutti che è già stata scritta: bene, è necessario o evitarla del tutto, oppure, consapevoli di cosa ha già detto Poe, affrontare la tematiche in chiavi nuove o con richiami voluti. In ogni caso se non si è letto il racconto “Il gatto nero” il risultato sarà probabilmente pessimo.

 e avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?

Mi verrebbe voglia di citare almeno dieci titoli, solo per dispetto, perché la tua domanda è veramente crudele. Ti dirò “La casa sull’abisso” di W.H. Hodgson, perché è dopo aver letto questo romanzo che ho deciso di provare a scrivere quello che ora sento come il “mio” genere.

 E quale ti sentiresti di consigliare a un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?

Credo consiglierei Stephen King, autore che non amo ma che ho letto da adolescente a mia volta (accompagnandolo ai fumetti di Dylan Dog e alle fantastiche indimenticabili serate estive di “Notte horror”). Solo dopo i miei 30 anni sono arrivato alla letteratura del fantastico “classica”, di cui ora mi nutro nel vero senso della parola e alla quale, nel mio piccolo e con scarso risultato, mi ispiro: iniziare da King però è sicuramente meglio che partire da Hoffmann, scrittore di due secoli fa con una prosa e delle tematiche per forza di cose difficili da affrontare per un ragazzo di 14 anni e che potrebbero più ricordare ciò che lo obbligano a leggere a scuola. Se invece si parte da King, a Hoffmann ci si arriva col tempo, e lo si può apprezzare; il percorso inverso mi pare quindi più ostico per un ragazzo alle prime letture.

“Io leggo perché…”

Perché, come tutti, devo morire, e non vorrei. Ogni volta che compro un libro (la mia casa e il mio studio professionale ne sono invasi) è come se comprassi non solo avventure da vivere ed evasione del quotidiano ma anche tempo. Per esempio, pur avendo una coda di lettura di cinquecento titoli se ne trovo uno intrigante lo acquisto. Un libro nuovo da leggere “in futuro” mi appare come l’acquisto del tempo che ci metterò per leggerlo, ore tra l’altro serene e piacevoli. Pura illusione, purtroppo.

“Io scrivo perché…”

Perché dopo aver letto tanto ho sentito l’esigenza di dire la mia, anche solo a me stesso. Non credo di inventare nulla di nuovo con la mie storie, ma spesso leggendo i classici mi arriva quella sensazione, quell’idea da sviluppare. Capita di pensare davanti a una storia di un grande autore: “wow, che racconto!” Poi, prima di dormire inizia a girare in testa qualcosa, una sensazione, un’idea. Questa matura col tempo da sola, fino a che non mi viene voglia di metterla “nero su bianco”. Anche perché, fino a che non mi metto al pc, la storia non si sviluppa, rimane una sensazione e un pensiero “fastidioso” che ronza in testa!

Quale di queste parole ti definisce di più? Sognatore – Pragmatico – Riflessivo – Impulsivo – Tenace – Cinico – Fantasioso – Pazzo – Eclettico – Poliedrico.

Tenace, perché quando credo in una cosa non mollo mai, in tutti i campi. Nello stesso tempo però, se vedo che qualcosa non mi è congeniale o non mi piace mi defilo immediatamente. Lo si diceva prima: il tempo è prezioso e quello che ci è concesso e poco. Dannatamente poco.

Se avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?

Quelli già citati. Mi piacerebbe mandare un racconto a Lovecraft, affinché me lo editasse, come faceva spesso con tanti autori suoi contemporanei. Allo stesso modo sarebbe un sogno conoscere Conan Doyle, un mito assoluto. Poi Howard, autore così tanto talento ma anche fragilità interiore. Poi Hoffmann, giurista come me (era magistrato), direttore d’orchestra, “nonno” e precursore della letteratura horror. Poi, beh, una bottiglia di vino con Poe la berrei volentieri. Temo tuttavia che, se anche fosse possibile, tutti questi grandi giustamente si rifiuterebbero di perdere il loro tempo con me!

C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?

No. Il cinema ha sostituito per molti (senza che magari neppure lo sappiano) la lettura. Nell’horror poi più che mai: la gente preferisce andare al multisala a “spaventarsi” con effetti sonori, apparizioni e effetti speciali. Novanta minuti di svago con vista e udito impegnati. Questo ha sostituito il gusto della lettura come svago, come ricerca di mondi immaginari. Anche molti autori scrivono in modo “cinematografico” (pensiamo a tanti libri di zombie, che sembrano quasi delle sceneggiature di film). Io tuttavia continuo a tenere ben distinte la letteratura e il cinema.

Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.

Difficile che legga qualcosa che non mi piace, cerco sempre di scegliere bene. Per scrivere il mio romanzo breve “Il ritorno del Golem” però, per il discorso fatto prima, mi sono trovato a esaminare la narrativa anche contemporanea sul tema. Ho letto tra gli altri “Il cabalista di Praga”, e devo dire che non mi è piaciuto per niente.

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.

Non ho letto i vari vampiri romance (si dice così?), tanto meno le cinquanta sfumature di grigio. Non posso giudicare ma non intendo leggerli (a meno che in futuro mi capiterà di essere sottoposto a una tortura stile “Arancia Meccanica”). Credevo il clamore suscitato da “Il Trono di Spade” di Martin fosse eccessivo. Con colpevole ritardo lo sto leggendo in questo periodo e devo dire che è un grandissimo autore, successo meritato e invidia profonda nei suoi confronti.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?

Le nuove generazioni non mi paiono molto propense alla lettura, tranne poche eccezioni. Ma forse è un problema legato al nostro Paese e alla nostra epoca. Si è assorbiti completamente da smartphone, internet, social network, la mente diventa pigra e leggere impegnativo. Per me è invece così bello e naturale che mi è impossibile cercare di pensare a modi su come incentivare la lettura! Io se non leggo qualcosa per svago non so come potrei reagire: è ormai un bisogno primario.

Il libro che porterai con te durante le vacanze estive?

L’ho comprato ieri. La ragazza di Greenville, del mio amico Pietro Gandolfi, edito da Vincent Book. Un tipo tosto, Pietro. Da leggere!

Grazie Giuliano per aver risposto a tutte le nostre domande. Se volete seguirlo, cliccate questo link (inserire link) per essere indirizzati alla sua Pagina Facebook.

In bocca al lupo per la tua carriera di autore, Giuliano.

E buona giornata a voi, lettori!

Gianluca Ingaramo

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