Recensione de “Mi chiamavo Susan Forbes” di Rosalba Vangelista


Buongiorno, amici del ritrovo!

Oggi vi propongo la recensione della paranormal novel “Mi chiamavo Susan Forbes” a firma di Rosalba Vangelista. Ambientata nell’Inghilterra dell’Ottocento, ci trasporta nella tragedia fatta di amore e morte, dalle sfumature gotiche e romantiche e dai risvolti paranormali, vissuta dalla diciassettenne protagonista e raccontata in prima persona sotto forma di diario.

mi chiamavo Susan Forbes

L’incipit dell’opera, autopubblicata con Youcanprint e disponibile negli store in formato ebook e cartaceo a questo indirizzo, si avvale di una narrazione a ritroso per ricostruire gli eventi:

Mi chiamavo Susan Forbes… e avevo diciassette anni il giorno in cui mi suicidai, impiccandomi al grande ramo di quercia nel cimitero di famiglia. La mia colpa? Nessuna, perché amare non porta condanna.

Conosciamo fin dalle prime righe tutti i dettagli salienti della storia. Subito dopo, viene introdotto l’amore sacro e meraviglioso che, nato nell’epoca sbagliata e soprattutto per l’uomo sbagliato, pur se corrisposto si trasforma in un sentimento impossibile da vivere alla luce del sole e condannato dalle regole sociali. L’amore di Susan Forbes è infatti destinato a Nicolas Wells, il giovane prete della sua cittadina: per questo diventa fonte di peccato e disonore per la famiglia, che punisce la ragazza con una durezza cui è negata ogni possibilità di scampo.

La sua bibbia era caduta, tra le foglie e l’erba, come il profetico segno della caduta di un angelo sulla terra, come l’abbandono del sacro all’imperfetta umanità.

I nostri visi si sfiorarono, i nostri occhi si persero nell’abisso l’uno dell’altra, e in quell’istante magico e infinito Nicolas posò le sue labbra sulle mie, in un bacio dove passione e dolcezza furono un mare in tempesta dentro di me, portandomi alla deriva.

Dal punto di vista narrativo, siamo trascinati nel vortice della storia che ha condotto la giovane a un gesto così estremo, conosciamo i risvolti attraverso una narrazione asincrona, come d’altra parte è presumibile che sia il flusso dei ricordi della protagonista. Si tratta di una storia fatta di immagini strazianti e disperata sofferenza, un testo per il quale nei pregi annovero una forte connotazione drammatica e la capacità di coinvolgere il lettore, mentre nei difetti riscontro una caratterizzazione dei personaggi migliorabile. In particolare, trovo che Nicolas ceda alle tentazioni con troppa facilità: avrei preferito un maggiore spazio ai tormenti interiori, che essendo la vicenda narrata in prima persona da Susan avrebbero potuto svilupparsi nei dialoghi, mentre fin troppo spesso sembra in balia degli eventi e quasi privo di una volontà propria.

Passiamo ora alla forma e anche qui cerchiamo di evidenziare luci e ombre. Qui nei pregi inserisco la buona proprietà di linguaggio e la considerevole capacità evocativa, mentre come difetti alcune piccole incertezze nella punteggiatura (tra cui, in particolare, un abuso nei puntini di sospensione) e nella costruzione di alcuni periodi, unite a qualche piccolo refuso. Per intenderci, e per rassicurare i lettori, il testo non è assolutamente un cimitero d’errori e si tratta magari di sottigliezze, in grado però di costituire la differenza tra un lavoro buono e uno ottimo.

Ho accennato al cimitero in senso metaforico per riaggangiarmi a quello fisicamente presente nella narrazione insieme agli elementi caratteristici del genere: sentimenti di amore e odio, sofferenza e romanticismo, in una cornice dall’atmosfera opprimente, capace di accompagnare gli appassionati del genere in una lettura davvero piacevole, come da valutazione assegnata.

valutazione-lettura-piacevole

E anche oggi vi saluto, amici del ritrovo, sperando di essere riuscito a incuriosirvi e rinnovando l’appuntamento ai prossimi giorni per conoscere l’autrice attraverso l’intervista rilasciata al blog. A presto su questi schermi!

Gianluca Ingaramo

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