Artisti in ferie: le vacanze alternative di Thomas Thwaites


Buongiorno a tutti, amici del ritrovo!

Oggi è il primo giorno d’estate e venerdì scorso in ufficio ho dovuto presentare il piano ferie. Sento il bisogno di staccare la spina e di prendermi una pausa, anche se continuerò a essere presente qui, con informazioni e curiosità varie. Però non voglio parlarvi delle mie esigenze. Qui si tratta di artisti e gli artisti a volte sono strani, tanto che possono avvertire la necessità di staccare la spina in modo alquanto drastico, con una sorta di vacanza dalla propria umanità.

Ho dunque il piacere di presentarvi lo strano caso di un concept designer e ricercatore londinese, tale Thomas Thwaites, che nell’estate 2014 ha realizzato un suo grande desiderio, cogliendo al contempo l’opportunità di studiare il comportamento caprino in una maniera bizzarra e originale. Svolgendo una ricerca che, tra parentesi, ha ottenuto il patrocinio e il finanziamento dal governo inglese… oltre alla presumibile approvazione di Vittorio Sgarbi.

Thomas Thwaites

Il nostro ha progettato delle speciali protesi che gli hanno permesso di muoversi a quattro zampe e montato un finto stomaco in modo da poter pascolare su prati aperti vivendo di sola erba, poi è partito alla volta delle Alpi Svizzere per una vacanza da sogno di sei giorni da capra tra le capre. Se volete conoscerlo meglio, riporto un piccolo estratto di presentazione:

Sono un designer interessato alla tecnologia, alla scienza e alla ricerca sul futuro, nonché su quello che coinvolge la ricerca sulle interazioni sociali. Mi sono laureato al Royal College of Art Design Interactions MA nel 2009, e da allora ho intrapreso una serie di progetti su commissione, compreso un lavoro sulle tendenze sociali, le previsioni del futuro, la biotecnologia, la storia, la filosofia della scienza e i tostapane.

Forse il riferimento così fuori contesto ai tostapane la dice lunga sul personaggio. A mio avviso lascia trasparire la necessità di una lunga vacanza, ma in questa sede preferisco limitarmi alla considerazione che la vita da capra non è così spensierata come Thomas Thwaites si aspettava. Questi gli imprevedibili risultati della ricerca. Il nostro ha infatti scoperto che tenere il passo di un gregge per studiarne il comportamento può essere impegnativo, quindi se noi eravamo convinti della facilità di essere dei pecoroni dobbiamo proprio ricrederci. Soprattutto, ha avuto alcune difficoltà a essere accettato, ma anche qui preferisco cedere a lui la parola:

Mi sono trovato vicino al punto più alto della collina di tutto il gregge di capre, e a un certo punto ho guardato giù e ho notato che tutte le altre capre avevano smesso di masticare e stavano guardando me. Se prima non avevo mai avuto paura, in quel momento mi sono reso improvvisamente conto delle corna affilate e appuntite delle capre.

Insomma dopo “L’uomo che fissa le capre” ecco le capre che fissano l’uomo. Un gioco di sguardi, una situazione che si è risolta solo grazie al provvidenziale intervento di una capra con la quale era entrato particolarmente in confidenza. Ma a questo punto non voglio sapere altro.

Vi saluto, amici del ritrovo. Se volete ancora qualche informazione in più, sappiate che dalla sua esperienza, seguita da una mostra fotografica, è stato pubblicato un libro, intitolato “Goatman: How I Took a Holiday from Being Human e disponibile su Amazon: rassegnatevi a pagarlo a caro prezzo e a leggerlo in inglese.

Gianluca Ingaramo

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