Pistola di Cechov e aringa rossa: due tecniche per evitare il deus ex machina


Buongioro amici del ritrovo,

oggi vi parlo come da titolo di tecniche narrative spesso usate in modo giustapposto. Sul significato di deus ex machina ci tornano in aiuto i vecchi ricordi scolastici, considerato che trae origine dalla tragedia greca. Quando era necessario l’intervento di una divinità sulla scena, l’attore che interpretava il dio era posizionato su una gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, e veniva calato sulla scena dall’alto per simulare l’intervento di una divinità che scendesse dal cielo.

Definiamo allora le altre due, che pure abbiamo incontrato spesso senza sapere che si chiamano proprio così. Partiamo dall’espressione pistola di Checov, che si usa per indicare un elemento introdotto nella narrazione in modo all’apparenza casuale e che rivelerà la propria importanza solo al momento del colpo di scena finale. Se utilizzata correttamente, riesce a sorprendere il lettore attraverso un’improvvisa rivelazione. Per intenderci, si tratta dell’effetto sorpresa per essersi lasciati sfuggire la soluzione passata proprio davanti agli occhi, senza averla saputa cogliere al volo. Imparare a padroneggiare i meccanismi di questa tecnica è fondamentale nella costruzione narrativa per tutte le opere romanzesche, cinematografiche o teatrali.

Cechovs-gun

Il nome e il concetto trovano origine dallo scrittore e drammaturgo russo Anton Cechov, il quale sosteneva che, se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari. Ciò significa, in altre parole, che non bisogna mai introdurre oggetti, scene o altri elementi nel corso di una storia se non sono strettamente necessari. Se compare una pistola in una scena e in seguito nessuno la usa, allora è inutile e va eliminata: ogni elemento deve avere una funzione. Un classico esempio tratto dal mondo cinematografico è il gadget supertecnologico in uno qualsiasi dei film di 007, che prima di essere affidato a James Bond viene descritto in laboratorio: puntualmente serve a salvare la vita del nostro agente con licenza di uccidere.

Lo scrittore Chuck Palahniuk definisce la pistola di Cechov “una promessa o una minaccia che va mantenuta per concludere una storia”, uno strumento di cui il narratore si serve anche per limitarne la lunghezza e portarla a conclusione prima che perda energia. Corollario della regola è quello di sfruttare tutto il materiale messo sulla scena, evitando di ricorrere all’effetto deus ex machina visto nell’accezione negativa di elemento estraneo alla narrazione. L’artifizio del dio che compare sulla scena serve infatti a risolvere un intreccio altrimenti inestricabile secondo i classici principi di causa ed effetto.

Interpretando correttamente tutti gli elementi narrativi che incontriamo, possiamo dunque smettere di leggere un libro o di guardare un film perché ne intuiamo subito la soluzione? Per fortuna no, interviene in nostro aiuto l’aringa rossa, che indica quando un indizio o un’informazione sono inseriti nella narrazione apposta per distogliere l’attenzione da altro. L’espressione deriva dall’usanza dei cacciatori inglesi di utilizzare le aringhe affumicate durante le campagne di caccia per distrarre dalla traccia i cani dei concorrenti e può essere tradotta con l’equivalente di specchietto per le allodole nella nostra lingua. Esempio tipico è un innocente presentato di proposito in una luce di colpevolezza dall’autore, utilizzando indizi illusori, falsa enfasi, parole ambigue o altri trucchi descrittivi: si vuole in questo modo distrarre e fuorviare il lettore o lo spettatore dalla reale identità del criminale e permettere al colpevole di passare almeno temporaneamente inosservato. Magari proprio nascondendo una pistola di Cechov.

Per oggi ho finito, amici del ritrovo. Provate ad andare alla ricerca di pistole e di aringhe nelle storie che leggete o nei film che guardate, e se riuscite a evitare spoiler provate a inserirne qualcuna curiosa nei commenti, intanto io vi saluto e vi lascio con l’appuntamento a presto per qualche nuova curiosità.

Gianluca Ingaramo

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