Come reinventare il puntinismo: le opere di Eric Daigh


Buongiorno a tutti, amici del ritrovo!

Torniamo per un attimo indietro nel tempo e partiamo dagli assunti della tecnica puntinista, movimento pittorico sviluppatosi in Francia verso il 1885, che consisteva nell’ottenere la massima luminosità accostando i colori complementari. Sfruttava il principio fisico secondo cui la retina dell’osservatore riesce a ricomporre tonalità e sfumature derivate dalla pittura per punti, come avviene fisiologicamente quando guardiamo per esempio un bosco e le mille tonalità di verde di foglie e piante ci appaiono distinte da vicino, mentre tendono a unificarsi per tonalità omogenee quanto più le osserviamo da lontano. Il puntinismo, basandosi sulle scoperte della percezione visiva e sulle teorie del colore dell’epoca, partiva dal constatare l’inesistenza di un colore locale: essendo ciascuno influenzato da quello cui era posto accanto, non doveva  essere mescolato agli altri ma anzi accostato. Sulla base di questo assunto, l’utilizzo dei soli colori complementari permetteva di sottolineare la divisione del colore.

EricDaighritratti

Dopo questo breve excursus nella storia dell’arte, riportiamo il tempo al presente e proviamo a osservare l’opera di Eric Daigh nella foto qui sopra. Artista americano nato nel 1977 e appartenente alla corrente del modernismo, combina creatività a ore di lavoro meticoloso. Iniziando a scattare fotografie del soggetto da ritrarre, le analizza sottoponendole a un software in grado di scomporre l’immagine nei colori fondamentali: proprio qui, nella fase di realizzazione dell’opera, arriva l’intuizione di… sostituire delle semplici puntine da disegno ai colori del pennello! Quelli che da lontano sembrano ritratti fotografici a bassa risoluzione, avvicinandosi si rivelano opere composte mediamente da più di ventimila puntine da disegno colorate, collocate così vicine l’una all’altra da poter essere scambiate per tasselli di un mosaico o pixel di un’immagine digitale.

Per ottenere l’effetto migliore da questa tecnica, a dimostrazione che combinando l’utilizzo di fotografia, progettazione grafica e immaginazione si può fare arte con qualsiasi cosa, come si può intuire le dimensioni delle opere devono essere molto generose e possono richiedere un tempo di assemblaggio fino a sei mesi, ragionevole se pensiamo che le superfici si aggirano su dimensioni intorno a due metri. Ulteriore complicazione è data dall’utilizzo di puntine di soli cinque colori (giallo, rosso, blu, nero e bianco) e soprattutto dal livello di precisione dei soggetti rappresentati. Predilige i ritratti di gente comune, ma è anche detentore di un record mondiale, regolarmente registrato nel Guiness dei Primati, di cui a questo link possiamo vedere un breve spezzone video: nell’estate 2010 ha realizzato un’opera commissionata per la casa automobilistica Acura, usando uno strabiliante totale di 109.687 puntine da disegno.

Impressionante, vero? Con questo vi saluto, augurandovi un buon inizio settimana e rinnovando l’appuntamento alla prossima curiosità sul mondo dell’arte.

Gianluca Ingaramo

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6 pensieri riguardo “Come reinventare il puntinismo: le opere di Eric Daigh

  1. Quello che un innovatore e quanto bello il pointillismo, quello che realizza con i colori per scartare la luce, uno degli artisti che ha evoluto il pointillismo, è Gabino Amaya Cacho, che ha fondato la sua tecnica chiamata puntillismo astratto, consistente nella creazione di punti colori senza alcuna figurazione, che mette in evidenza i colori ancora di più.

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