Recensione di “Profumo d’America e altri racconti”, di Esther Pellegrini (2)


Buonasera, amici del Ritrovo.
So che è un po’ tardi e che in genere sul blog gli articoli vengono pubblicati in prima mattinata o nel primo pomeriggio, ma non vedevo l’ora di condividere con voi un commento sulla mia ultima lettura.
Si tratta di una raccolta di racconti dal titolo “Profumo d’America e altri racconti“, dell’autrice Esther Pellegrini, già recensita qui da Gianluca Ingaramo ma  su cui tengo ugualmente a esporre il mio, personale, commento.
Iniziamo con l’indice dei racconti:
Profumo d’America
Uscire dalla gabbia e spiccare il volo
Gatta Melusina
Un pomeriggio qualunque
Il Signore dei manifesti
L’ultimo bacio
Perla

Profumo d'America e altri raccontiE con la presentazione a cura dell’autrice: Profumo d’America è una raccolta di racconti, alcuni brevi, altri meno. In quasi tutti, comunque, spiccano le figure femminili: a volte tragiche, altre volte forti e determinate, altre ancora rassegnate a un destino amaro.
La scelta della cover grafica, presa dall’album che Amazon ha messo a disposizione, è voluta.
Sebbene le emozioni possano essere etichettate con i colori (verde d’invidia, nero di rabbia eccetera), il bianco e il nero li ho ritenuti l’opzione ideale, perché lo Yin e lo Yang, cioè il bianco e il nero appunto, rappresentano il dualismo perfetto di tutti gli elementi dell’Universo.
E allora questa istantanea, che potrebbe sembrare solo una composizione grafica triste e vuota, rappresenta, invece, l’essenza di Profumo d’America, primo racconto che dà il titolo alla raccolta.
Perché in “Profumo d’America” affronto il tema del flusso migratorio degli inizi del Novecento, piaga sociale che fece spopolare molte campagne del Sud Italia, a favore di Stati Uniti, Brasile, Argentina, Francia, Svizzera e altre Nazioni. La mia protagonista si imbarca su un piroscafo, assieme a sua madre e a sua sorella, per raggiungere il papà, panettiere in America.
Nel racconto “Uscire dalla gabbia e spiccare il volo“, Elsa è chiusa volontariamente in una gabbia che si è auto prodotta. Questa barriera mentale è la sua forza e la sua debolezza. Eppure non si può vivere per sempre senza affrontare la vita, vero? Ecco perché Elsa prenderà una decisione che, nel bene o nel male, la porterà a spiccare il volo.
In “Gatta Melusina” parlo di Emméline, la quale riveste tre figure, per poi plasmarne una sola, come finalmente vorrà. Gatta Melusina ha vinto il premio della critica, indetto da Del Poggio Editore, Casa Editrice di Poggio Imperiale (Foggia), nell’ambito del concorso “Emozioni in bianco e nero”, del 2014, ed è stato inserito nell’antologia cartacea che porta lo stesso titolo del concorso.
In “Un pomeriggio qualunque” affronto il triste fenomeno di cui oggi sentiamo sempre più spesso parlare: il femminicidio.
Ne “Il Signore dei manifesti“, invece, do una chance a un protagonista maschile. Perché l’amore, quello buono, travalica il tempo e le difficoltà.
In “L’ultimo bacio” tratto un argomento molto simile al racconto precedente e, ancora una volta, è un uomo a disperarsi per un amore perduto.
Infine, con “Perla” chiudo questo ciclo di racconti. Anche qui parlo di amore, con toni lievi e in punta di piedi, perché certe volte le emozioni non vogliono rumore ma sussurri e ricordi dolceamari.

Per concludere: caro lettore, innanzitutto grazie per aver letto queste poche righe. Lo apprezzo davvero.
Se avrai voglia di leggere i miei racconti e vorrai comunicarmi il tuo pensiero, una critica o semplicemente un saluto, lo accetterò volentieri.
Non sentirti in obbligo di scrivere per forza una recensione, se non ne hai voglia. Odio le costrizioni e non ti supplicherò di farlo.
Se ti sarà piaciuto quello che avrai letto, spero tu segua il mio modesto consiglio vergato nei ringraziamenti, alla fine, perché tutti noi abbiamo degli irrisolti con qualcuno.
Se non ti avrò comunicato neppure un’emozione, vorrà dire che la tua vita è già ricca abbastanza senza aggiungervi altro.
Ricorda: la vita è una sola e va vissuta appieno.
Per cui vivi e sii felice.
Grazie.

Per poi finire con la mia recensione:
Profumo d’America e altri racconti” è una raccolta che si legge tutta d’un fiato. Le pagine scorrono fluide e il cuore e la mente si lasciano trasportare dalla scrittura curata e appassionata dell’autrice in luoghi e situazioni descritti sapientemente.
Non ce n’è uno, di questi racconti, che non mi sia piaciuto. Ho apprezzato particolarmente quello di apertura (“Profumo d’America“) e quello di chiusura (“Perla“) in cui, a mio parere, Esther Pellegrini ha dato il meglio di sé. Le descrizioni degli ambienti sono fantastiche, le scene intense e particolari. Nonostante l’uso della terza persona, il lavoro accurato e appassionato che l’autrice ha compiuto è palese: tutto in questi racconti, a partire dallo stile per finire alla solidità della struttura delle storie, è stato curato nel dettaglio, per far vivere al lettore un’esperienza completa e coinvolgente. Il risultato è un testo scevro da refusi, privo di ripetizioni, lontano dalla banalità. Personalmente adoro questo stile e ho apprezzato molto il modo in cui questa penna tutta italiana abbia tratteggiato i personaggi, gioendo per la grande ricercatezza lessicale che non si può far a meno di riconoscere e apprezzare. Una scrittura molto melodiosa e poetica, marcata da quel velo di malinconia che abita anche i miei scritti e che quando ritrovo nei testi altrui mi colpisce e mi fa innamorare. Alcuni periodi mi hanno toccata emotivamente per la loro profondità e per la loro insita tenerezza. Di sicuro questa raccolta è una delle letture più belle che abbia avuto modo di fare negli ultimi tempi.

valutazione-bellissimo
Ringrazio molto l’autrice per i bei momenti che mi ha regalato con le sue storie e resto in attesa di leggere qualche suo testo più lungo, certa che non ne rimarrò delusa.
Cinque stelle piene e tanti, tanti complimenti!
In bocca al lupo per i prossimi scritti!

Annarita Tranfici

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3 pensieri riguardo “Recensione di “Profumo d’America e altri racconti”, di Esther Pellegrini (2)

  1. Che dire? Questo articolo, dal sapore iperbolico, in realtà dice davvero quello che sono i racconti: una pennellata di indiscutibile malinconia in cui a volte mi capita di cadere. La ricercatezza dello stile è dovuta ai tanti ottimi narratori a cui mi sono abbeverata. Perché per definirsi “narratore”, un autore deve leggere, leggere e poi ancora leggere. Più complesse sono le letture, più si acquisisce un bagaglio lessicale ricco e sfaccettato. Ringrazio Annarita, la cui sensibilità di “penna” la proietta verso le altrui sensibilità. Sì, perché la penna di Annarita, che ho avuto il piacere di leggere, è ricca di sentimenti che sarebbero stati bene nella narrativa romantica dell’Ottocento. A te, dunque, faccio i miei migliori auguri per la prossima avventura di scrittura e a me, invece, niente di che 😀
    Esther

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