Recensione di “Mille giorni d’inverno”, di Daniela Nardi


Buon pomeriggio, cari amici!

Era da molto che non mi facevo viva, vero? Ma dopo un faticoso trasloco, eccomi di nuovo qui. 😉

Riparto con una recensione, un libro che mi ha appassionata molto e che consiglio caldamente. Si tratta di “Mille giorni d’inverno” (Link all’acquisto) dell’autrice Daniela Nardi, edito da Lettere Animate. 

Inizio col fornirvi qualche dettaglio:

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Autore: Daniela Nardi
Formato: Formato Kindle
Lunghezza: 100 pagine
Editore: Lettere Animate Editore (4 gennaio 2016)
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
Lingua: Italiano
Sinossi: Seconda guerra mondiale: Mari Serrano e la sua famiglia sono costretti a lasciare La Città per il piccolo paesino di Valliani. Combatteranno con fame e ansie, atrocità e delitti durante i terribili giorni d’occupazione nazista.

Ed ecco la mia recensione: 

Quando un uomo non sa più cosa fare della sua vita, quando crede – attraverso il potere – di poter nascondere a se stesso quella sensazione di inutilità e quel grigiore che lo avvolge, ecco che allora s’inventa la guerra. E quando accanto a questo inutile essere si affiancano tanti altri inutili esseri, simili nel nulla dei loro pensieri e nella forza maligna di persuasione che custodiscono tra le proprie mani, allora si commette il delitto più atroce: convincere – con le buone o con le cattive – altri uomini a fare del male, nella vana speranza che il mondo si accorga della loro presenza, e strappare via il vuoto che sentono premere sul petto. Questi stessi uomini giungono poi alla fine di tutto come ratti in cerca di salvezza, sperando di nascondersi al mondo e a Dio.

Paure, ansie e angosce appartengono alla gente comune, quella che fa della vita un atto continuo d’amore verso se stessa e gli altri, tra alti e bassi, tra errori e soluzioni. Anche Mari Serrano, la protagonista di questa storia, nel suo piccolo ha detto almeno una volta “sporca ebrea”, perché come dice un proverbio napoletano: “meglio ‘na capa rignut’ ca ‘na fattura fatta”. E così, quando la donna si spoglia delle ansie dei tedeschi sulla razza ariana e la stessa “sporca ebrea” diventa sua amica, ecco che scopre che gli uomini sono tutti uguali. Soltanto quando qualcuno decide che “si è diversi”, soltanto allora nascono i conflitti, i dolori, le scelte. La scelta della famiglia di Mari è quella di lasciare la città per un posto più sicuro, ed è questo il motivo che li spinge a trasferirsi a Valliani. Ma chi può dar loro la certezza che una volta lì saranno al sicuro da bombe e dolori?

La caratteristica principale dell’intero racconto (e anche il suo punto di forza) è che si tratta di una storia vera, di personaggi esistiti, che l’autrice ha conosciuto attraverso i racconti sulla guerra e che ha saputo riportare sulla carta così magistralmente da catapultare il lettore nel libro, per fargli vedere con gli occhi e la fantasia un tempo vecchio di settanta anni, facendogli vivere le stesse angosce.

Lo stile di Daniela Nardi è pulito, poche incertezze, curato nella scelta dei vocaboli e direi avvolgente. In sintesi un’ottima scrittura e una bella storia che mi ha appassionata.

Complimenti all’autrice e all’editore per aver deciso di pubblicarlo e averlo curato ottimamente.

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Un volume che merita di essere letto come monito a chi oggi si lamenta di minuzie.

A presto!

Annalisa Caravante

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