Recensione dell’antologia “Attraversami”, Arpeggio Libero Edizioni


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.

Oggi vi propongo la recensione dei primi due racconti presenti nell’antologia “Attraversami”, Arpeggio Libero Edizioni, a cura di Liliana Gheorghe, coautrice del romanzo “Il sorriso triste dei girasoli” e madrina dell’antologia.

Attraversami è l’invito di una porta socchiusa, è la provocazione di una linea di confine, è l’eterno richiamo dell’ignoto a chi abbia l’ardire di esplorarlo.

Un invito, una provocazione ed un richiamo che 24 coraggiosi autori hanno accettato, cimentandosi in una sfida letteraria che, rifacendosi al noto talent show canoro, li ha portati a confrontarsi con dei coach fino a guadagnare la finale, cimentandosi nella sfida letteraria del MaglaxWriters.

Confine” è il tema che accomuna tutti i racconti. Un confine che ognuno di loro, a modo proprio, ha attraversato. E che con loro attraverserete anche voi, semplicemente voltando la prima pagina di questo libro.

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Recensione di Liliana Gheorghe

Da madrina, soltanto per aver dato il nome a quest’antologia, mi sono incuriosita alla pubblicazione e poi, durante la lettura, mi sono sentita come responsabile di un così bell’evento, come è stato quello di riunire più menti, più cuori e diversi stili di scrittura, che alla fine mi sono affezionata al volume.
Pensando all’impegno con il quale ogni partecipante ha portato alla luce il proprio racconto, alla giuria che ha valutato ogni racconto, alle quattro coach che hanno saputo fare per arrivare ad un risultato così gradevole e di qualità, a meta libro mi sono trovata a recensire un primo racconto, poi un altro ed un altro ancora.
Ora ricominciandolo da capo ho voluto scrivere qualche riga di vero apprezzamento per tutti gli autori, per il loro talento, per il loro coraggio.

Cominciamo con il primo classificato, “La sbavatura”, di Annalisa Rizzi, potrei dire che la prima idea di confine che mi è venuta in mente, quando leggevo sul tema proposto per il concorso, è stato quello di raccontare il vissuto tra la vita e la morte.

E l’innamoramento è stato immediato ritrovandomi poi tanto nella scrittura di Annarita.

L’immagine della ragazza che ha scelto il suicidio come soluzione al mal di vivere, nello spazio di confine che può essere il reparto di terapia intensiva di un ospedale, è struggente e non tanto per il gesto in sé così doloroso quanto per le cose non dette e che si possono immaginare, che si nascondono dietro a due frasi che si riferiscono ai genitori: “Non piange. So che non lo farà….La sua attenzione, come sempre, è solo per lei.”

La scrittura piena di spazi sottolinea la solitudine della protagonista e le corte frasi, quasi spezzate, rendono bene l’idea della sofferenza psicologica.

Nell’ultimo la speranza si aggrappa ad una sbavatura di mascara per poter urlare il suo arrabbiato addio finché non si raggiunge il perdono. E allora tutto si ridimensiona nella consapevolezza del gesto estremo.

Bella ed efficace la scrittura di Annarita Rizzi, autentica da far riflettere sull’indifferenza ed il rifiuto che si potrebbe avere nel confronto dei propri figli.

Toccante è il racconto di Annarita Tranfici, “Non andare via”, e direi di attualità, visti i casi di cronaca degli ultimi tempi.
Il desiderio di scomparire, in una situazione di precarietà economica, è la sconfitta dell’amore.
E’ toccante ancor di più perché viene raccontato dal punto di vista di un giovane padre “tratto in salvo” dall’innocente forza affettiva della figlia che da poco ha imparato le prime lettere dell’alfabeto, facendo i suoi primi progressi.
Quando l’energia vitale viene a mancare per le svariate porte chiuse e le sconfitte aumentano con ogni nostro intento di tirare avanti, gli affetti pesano come macini.
La bravura dell’autrice è stata nel trovare il modo di ridare fiducia e dignità al personaggio tramite il bisogno di accudimento della figlia verso il padre.
Nel finale il riscatto degli affetti è la liberazione della lucidità nella quale la soluzione al problema è il problema stesso, basta ricaricarsi di munizioni e continuare la lotta.
Perché la vita è una continua lotta tra la voglia di restare e resistere e quella di andare via.
La scrittura scorrevole dell’autrice non è per niente scontata ed ha saputo concentrare in poche pagine tutto lo sconforto della situazione di precariato che descrive il suo racconto, classificato il secondo nel concorso MaglaxWriters del blog Magla, l’isola del libro.

Per chi è interessato a leggere le recensioni di Liliana agli altri racconti dell’antologia, consigliamo di visitare il sito dedicato al libro dove gradualmente verranno inserite tutte le considerazioni agli scritti dei protagonisti di questo interessante e stimolante concorso letterario.

Un grande ringraziamento a Liliana e tanti complimenti per il suo appassionato lavoro di promozione e valorizzazione dell’opera.

Alla prossima, cari lettori!

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