I consigli di lettura di Michela Murgia


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.
Oggi voglio riproporvi i consigli letterari di Michela Murgia. Ieri, infatti, scorrendo i feed di Facebook, mi sono imbattuta in alcuni post molto interessanti proposti dalla nota scrittrice sarda. Ho pensato che, nell’entusiasmo generale che ci accompagna ogni qualvolta dobbiamo scegliere i regali di Natale da comprare, i suoi consigli di lettura potessero essere molto graditi.
Consigli per tutte le tasche e per tutti i gusti.
Vi riporto i primi cinque titoli, ma la lista è destinata ad allungarsi. Potete seguire gli aggiormenti “in diretta” sulla pagina Facebook dell’autrice.
Buone letture, felice shopping libroso e… grazie alla splendida Michela Murgia per i suoi preziosi consigli!

kafka-come-non-educare-i-figliRegalo 1 – molto economico (5 €):
Ai nauseati dalla retorica di un “Natale con i tuoi” regalerò un meraviglioso librino di Franz Kafka intitolato “Come non educare i figli. Lettere sulla famiglia e altre mostruosità“, pubblicato da L’Orma Editore con una splendida grafica vintage da plico postale. Si tratta di poche lettere private, tutte scritte con la sua inconfondibile maestria di prosatore, dal contenuto irriverente e dalla logica spietata. Al padre – “Un buon padre, ma non per me” – il giovane Franz presenta dolcemente il conto dei danni subiti dal suo modello pedagogico; alla sorella Elli spiega come non deve educare i suoi figli per non renderli infelici come loro due; alla fidanzata Felice, che non sposerà mai, rivolge una proposta di matrimonio “per non sposarsi” e al padre di lei indirizza quella che è la perla di tutto il volumetto: una surreale e a tratti esilarante missiva in cui Kafka si denigra, descrivendosi come un misantropo anaffettivo, e suggerendo al futuribile suocero tutti gli ottimi motivi per cui non dovrebbe concedergli la mano della figlia. Sarà una lettura ideale anche dopo le feste, quando i pranzi di famiglia saranno terminati e appariranno più chiari tutti i motivi per cui tendenzialmente li si organizza una sola volta l’anno.

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gilead-coverRegalo n. 2 – libro di valore (17,50 €)
A quelli – e sono molti – che a Natale un po’ di gusto delle relazioni familiari ce l’hanno ancora regalerò “Gilead“, il capolavoro del premio Pulitzer Marilynne Robinson, autrice potentissima che ha lo spessore dei narratori senza tempo e che in America finisce sul New York Times intervistata da Barack Obama, ma in Italia, benchè sia pubblicata da Einaudi, è passata inspiegabilmente inosservata, con la felice eccezione di Paolo Giordano che ne ha scritto sul Corriere.
Il romanzo che regalerò è il primo di una trilogia (in libreria è appena arrivato il terzo) che dà voce a un anziano pastore protestante dell’Iowa che, sapendosi malato, scrive una lunga lettera sapienziale al figlio di sette anni che non vedrà mai diventare uomo. L’incanto di visione di un vecchio innamorato della vita sua e altrui, ricco di memorie ma pacificato col passato al punto da poterci fare un’eredità per il figlio, sarà un conforto per quanti in eredità hanno avuto solo beni materiali e talvolta neppure quelli; commozione e riflessione assicurate (e tante frasi sottolineeate). Questo è il regalo ideale da fare a un genitore, a un maestro di vita o a un’amica che sta attraversando un momento complicato: illumina e rassicura.

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Papi_KristmasRegalo n. 3 – libro di valore (17,50)
Ho fatto il test (la foto lo prova) e ho visto che piace, per cui a qualche adolescente sveglio metterò sotto l’albero il brillante romanzo di Giacomo PapiI fratelli Kristmas (Einaudi. Stile libero big)“, divertente e poetica fiaba natalizia che affronta con un certo genio narrativo la contraddizione insanabile tra meritocrazia e diritti. La copertina è illustrata magistralmente da Gipi e la trama è essenziale quanto sovversiva: Niklas, il Babbo Natale ufficiale, è ammalato e a sostituirlo nella consegna dei regali viene mandato suo fratello Luciano, dimenticando il fatto che è un Uguagliatore (eufemismo per non dire che è un comunista) cioè uno convinto che tutti i bambini debbano ricevere lo stesso numero di regali a prescindere dal merito e dalle differenze sociali. Adattissima non solo ai ragazzi, ma anche a quegli adulti inguaribili sognatori che pensano ancora che esista.
Il comunismo, dico, non Babbo Natale.
P.S. Tra quelle pagine c’è anche il bellissimo personaggio del nano picchiatore Efisio Fois, che ricorda a tratti un noto scrittore sardo, ma è sicuramente un caso.

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de-masiRegalo 4 – libro di prezzo medio, contenuti eterni! (14 €)
Ci sono tra i miei amici anche lettori che si ritengono troppo intelligenti per perdere tempo a leggere i romanzi, con tutto quello che c’è da sapere al mondo. Vogliono i saggi. A questi regalerò senza indugio il libro di Domenico De Masi intitolatoL’emozione e la regola. L’organizzazione dei gruppi creativi“, ripubblicato qualche mese fa da Bur. Scritto nel 1989 – e per questo anticipatore di quelle che oggi chiamiamo “logiche di rete” – dimostra il tramonto della figura del creativo solitario e dello scienziato misantropo e anticipa l’insorgenza dei gruppi creativi, analizzandone dieci dalla metà dell’800 ai giorni nostri. Dalla Bauhaus al circolo filosofico di Vienna, dai ragazzi di via Panisperna al Progetto Manhattan, dai matematici di Palermo al circolo di Bloomsbury, De Masi spiega come cambiano gli spazi, le gerarchie, i metodi di ricerca e la loro verifica quando si crea insieme e non più da soli. È un libro utile a chiunque organizzi intelligenze di gruppo, dove non è più importante sapere chi comanda, ma diventa importantissimo sapere chi influenza.
E’ appassionante per gli imprenditori innovativi, per gli artisti e per chi pensa che l’era dell’individualismo sia finita, ma è un dono giusto anche per quei nerd di scarsa memoria convinti che il concetto di rete l’abbiamo inventato noi l’altro giorno.

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toewsRegalo 5 – libro di valore (18 €)
Edito da Marcos y Marcos con la traduzione di Maurizia Balmelli, nonostante una delle copertine più brutte di sempre, “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews è il libro che regalerò almeno a quattro persone: una che studia pianoforte e sogna la gloria, una che pensa al suicidio come a una fine degna, una che non avendo angosce sue si angoscia per i parenti, una che dice che gli scrittori si dividono in due categorie, quelli che ti fanno ridere e quelli che ti fanno piangere. Miriam Toews fa tutte e due le cose e le fa così bene che è tradotta in mezzo mondo e le tirano addosso i premi letterari, compreso il premio Sinbad, nella cui giuria quest’anno mi sono battuta per lei.
Il romanzo è la storia di una strana famiglia patriarcale canadese di religione mennonita (ho dovuto cercarli su Wikipedia per capire cos’erano), spassosa e tragica insieme, la cui vita è polarizzata tra due sorelle, Elf e Yoli, che più diverse non potrebbero essere: talentuosa, divertente e bellissima la prima, che diventa una famosa pianista, quanto sconclusionata, sul lastrico e sfigata la seconda. Per uno di quegli strani squilibri della vita, quella che cerca in tutti i modi di suicidarsi è la sorella a cui le cose vanno bene e all’altra non resta che cercare di impedirglielo, con i poveri mezzi con cui si può cercare di evitare di essere lasciati per sempre da qualcuno che ami con tutte le tue forze.

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