Scrittura e curiosità: 5 aneddoti su alcuni tra gli scrittori più famosi di tutti i tempi


La parola “aneddoto” (dal greco “anékdotos“) indicava originariamente qualcosa di insolito o segreto.

Nel corso dei secoli questo significato è stato parzialmente sostituito da uno nuovo, inerente un’informazione il cui carattere è storico ma marginale, riferito a eventi o persone. In particolare, oggi questo termine viene utilizzato per fare riferimento a un episodio poco noto (spesso curioso e caratteristico), legato ad un particolare periodo storico, un personaggio o un evento importante.

In questo articolo troverete una lista contenente una serie di aneddoti bizzarri e strani che coinvolgono alcuni dei più famosi scrittori del panorama letterario mondiale, a partire da personaggi del calibro del celebre Victor Hugo, fino agli scrittori più recenti.

Victor Hugo (1802-1885)

Considerato come il padre del Romanticismo in Francia, i suoi scritti arrivarono a coprire tutti i generi letterari, dalla poesia lirica al dramma, dalla satira politica al romanzo sociale e storico, suscitando consensi in tutta Europa. Tra le sue opere più importanti, si ricordano “Notre Dame de Paris” e “Les Misérables“. Per quanto riguarda quest’ultima, si dice che l’autore, dopo aver stampato il lavoro, era ansioso di sapere come questo fosse stato accettato dal pubblico; così inviò una lettera al direttore con un semplice punto interrogativo. L’editore di tutta risposta, per informarlo del grande successo ottenuto dal suo lavoro, gli inviandò un foglio recante solo un punto esclamativo.

Alexandre Dumas (1802-1870)

Scrittore francese e drammaturgo, maestro del romanzo storico e del teatro romantico, ebbe un figlio, Alexandre Dumas, anch’egli scrittore. Conosciuto soprattutto per capolavori come “Il conte di Montecristo” e la trilogia “I tre moschettieri”, si racconta che, per il suo essere birazziale, sia stato costretto a sopportare soprusi e insulti razzisti per tutta la vita. Una delle sue risposte a uno di questi affronti suonava più o meno così: “Mio padre era un mulatto, mio nonno era un negro, e il mio bisnonno era una scimmia . Come potete vedere, signori, la mia famiglia inizia dove finisce la vostra.”

James Joyce (1882-1941)

Scrittore irlandese, poeta e drammaturgo, il suo ruolo fu di fondamentale importanza per lo sviluppo della letteratura modernista del XX secolo.

Un aneddoto, riportato direttamente dallo scrittore Stephen King, racconta che un giorno, un amico che stava andando a far visita all’autore, lo trovò disteso sul tavolo in un atteggiamento di profonda disperazione. “James, che cosa c’è che non va?” chiese al suo amico. “Riguarda il lavoro?”. Joyce non alzò la testa dalla scrivania, né disse nulla; naturalmente si trattava di una questione di lavoro. Il suo amico quindi continuò chiedendo: “Quante parole hai scritto oggi?” e Joyce, in uno stato d’animo disperato e con il volto ancora chino sulla scrivania, rispose: “Sette”. “Sette? Ma questo è un bene per voi, non è vero?” l’amico incalzò. Joyce, finalmente alzando la testa, concluse in questo modo: “Credo di sì, ma non so in che ordine disporle!”.

Franz Kafka (1883-1924)

Kafka fu uno scrittore cecoslovacco che iniziò a scrivere nel 1918, nonché una delle maggiori figure della letteratura tedesca del Novecento.

Si dice che quando era un bambino, dal momento che odiava così tanto la scuola, veniva trascinato lì da un cuoco con schiaffi e minacce, in quanto i suoi genitori non erano mai in casa.

Come tutti gli scrittori, era dotato di una fervida immaginazione e di una sensibilità ben consolidata: un giorno, per confortare una bambina che aveva perso la sua bambola, cominciò a scrivere per lei lettere firmate dalla bambola perduta. Qui quest’ultima spiegava perché aveva deciso di allontanarsi: aveva il desiderio di visitare il mondo.

Georges Simenon (1903-1989)

Scrittore belga di lingua francese e autore di numerosi romanzi, noto soprattutto per aver inventato il personaggio del commissario di polizia francese Jules Maigret.

Fu tra gli scrittori più prolifici del XX secolo ed è stato in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. Curatore di centinaia di romanzi e racconti, molti sono stati pubblicati sotto diversi pseudonimi. Si racconta che abbia deciso di usare la macchina da scrivere molto tardi e che fino ad allora abbia usato per il suo lavoro cinquanta matite, tutte ordinate in fila sulla scrivania così che, se avesse rotto la punta di una matita, l’avrebbe cambiata direttamente, senza perdite di tempo.

Inoltre, per molti dei suoi libri successivi, aveva il rituale di segnare su una busta da lettere gialla la lista dei personaggi delle sue storie al fine di ricordare il loro nome man mano che la trama procedeva.

(Fonte: “Simenon: A Biography”)

Articolo pubblicato sul Corriere della Campania

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