Primi passi per imparare a scrivere un romanzo storico


A noi autori del gruppo USE – BOOK LOVE (UNIONE SCRITTORI EMERGENTI) piace molto discutere e confrontarci. Chi ne fa parte è animato, come noi amministratrici, dallo spirito di condivisione delle conoscenze, dalla volontà di fornire sostegno a chi condivide le stesse passioni e dal desiderio di migliorarsi, con profonda dedizione ed umiltà.
Tenendo bene a mente questi obiettivi, nel nostro piccolo ritrovo su Facebook, proponiamo spesso argomenti di discussione che possano interessare la maggioranza e possano fornire, a chi lo necessita, gli spunti necessari per dare concretezza a idee mai sviluppate (vuoi per mancanza di conoscenze o di tempo per effettuare ricerche approfondite). Puntando sulla condivisione, riusciamo a fare “nostre” esperienze che non abbiamo mai vissuto sulla pelle, evitando così di incappare in cocenti delusioni e imboccando strade che potrebbero rivelarsi, nel tempo, vincenti.

libro
La settimana scorsa nel gruppo abbiamo iniziato a riflettere sull’approccio più indicato che un autore deciso a scrivere un romanzo storico dovrebbe avere.
Nel dettaglio, ci siamo posti i seguenti interrogativi, sperando di poter leggere le risposte di chi in precedenza aveva investito le proprie energie in questo genere tanto affascinante quanto complicato, da affrontare in maniera seria e professionale:
– Come si organizza la fase di ricerca per un romanzo storico?
– Sarebbe preferibile optare per le fonti reperite in biblioteca/libreria o anche quelle online sono valutabili?
– Come si distingue una fonte autentica da una non autentica o di cui è necessario verificare l’attendibilità?
– Quali sono le “regole” da seguire per scrivere un buon romanzo storico?
– Che lunghezza dovrebbe avere (in media) un romanzo storico?
In particolar modo, interessanti e pieni di spunti di riflessione sono stati gli interventi di due autrici del gruppo: Esther Pellegrini (autrice della raccolta di racconti “Profumo d’America e altri racconti“) e Giovanna Barbieri (autrice del romanzo storico “La stratega Anno Domini 1164“).
In questo articolo scopriremo quali consigli si sentono di dare agli autori che intendono sviluppare un simile progetto. Buona lettura!

Come si organizza la fase di ricerca per un romanzo storico?
Giovanna: Io di solito prima leggo una serie di saggi del periodo che voglio raccontare. In libreria ci sono moltissimi saggi della Laterza e Mondadori di ogni periodo storico. Poi mi fisso su un determinato evento e m’informo in modo approfondito. Molto spesso trovo buon materiale anche nelle biblioteche.
Esther: Per quanto concerne la stesura di un romanzo storico è importante, innanzitutto, il sostrato culturale di base. Se, ad esempio, ho fatto il Liceo Classico, con formazione universitaria umanistica, è chiaro che sarò avvantaggiata per tutta una serie di motivi: la forma mentis, poiché studiando i filosofi latini e greci, si è indotti a una forma di pensiero diversa da quella della formazione scolastica di altri istituti; la conoscenza dei lemmi, grazie allo studio del latino e greco, i quali sono parte fondante dell’attuale linguaggio che utilizziamo. Ma, se non si ha una formazione del genere, si ricorre ad altre fonti, che citerò in seguito. Personalmente non stilo una scaletta, per quanto concerne le ricerche, perché man mano che scrivo, ricerco ciò che mi serve. Ma è chiaro che bisogna aver delineato in mente qual è il periodo storico di pertinenza e saperne il più possibile. Ogni più piccolo particolare, dal cibo all’abbigliamento, dalla politica alla vita sociale, ha la sua valenza nella stesura.

Sarebbe preferibile optare per le fonti reperite in biblioteca/libreria o anche quelle online sono valutabili?
Giovanna: Sono più serie e approfondite le informazioni presenti sui libri cartacei (libreria e biblioteca), ma in casi di bisogno anche il Web può aiutare (le informazioni però vanno verificate).
Esther: Di norma acquisto tomi cartacei inerenti agli argomenti che mi interessano. E’, questo, il caso di un romanzo sulle migrazioni italiane, che sto finendo di scrivere. Fra saggi che già posseggo e nuovi acquisti, sto approfondendo l’argomento da moltissimi punti di vista. Per chi vuole approcciarsi con uno storico, deve essere chiaro che non è concesso sbagliare, per cui bisogna fare moltissima attenzione alle fonti di riferimento. Non si può dare del voi a Giulio Cesare se i Latini usavano palesemente il tu. E questo è un esempio di ignoranza palese a cui solo un editor competente può porre rimedio, perché ripeto, senza un sostrato culturale di base, non si produrrà un testo buono. In biblioteca non vado da anni, ma per chi non ha la possibilità di acquistare saggi di eminenti studiosi, è sicuramente il posto migliore in cui spulciare. Le fonti su internet: bandite Wikipedia dai vostri pensieri! E’ un guazzabuglio di inutili stronzate. Fate piuttosto ricerche mirate su siti di pertinenza. Per rimanere nell’esempio: ho visionato siti sull’emigrazione italiana, detenuti da organismi di tutto rispetto; ho tradotto tesi dall’americano per capire l’approccio ai sindacati e al lavoro femminile; ho contattato il Consolato Italiano a New York. Insomma, internet va preso con le pinze. Perché se le fonti citate sono inesatte, si rischia di incorrere in pessime figure. E’ sempre meglio acquistare testi di medievisti, studiosi e cultori della materia in essere e via di seguito, perché questi docenti non vi faranno prendere cantonate.

Come si distingue una fonte autentica da una non autentica o di cui è necessario verificare l’attendibilità?
Esther: L’attendibilità è data dai curricula visinati. Se parliamo di Umberto Eco, è chiaro che andremo sul sicuro qualora stessimo parlando di semiotica, poiché Eco è docente di quella disciplina. Su internet la cosa diviene selvaggia, invece, poiché anche il fratello dell’amico del salumiere può scrivere un articolo e spacciare per verità degli assunti storici che, poi, si rivelano dei falsi. Le fonti vanno sempre controllate, con incroci a pettine: se vedete ricorrere spessissimo i nomi di determinati docenti, in determinate pubblicazioni, allora potete star sicuri che la notizia è valida.

Quali sono le “regole” da seguire per scrivere un buon romanzo storico?
Giovanna: Non ne ho idea, io scrivo ciò che mi piace. Amo la Storia. Consiglio solo alle autrici di stare attente agli anacronismi. Molte amanti degli storici sono anche esperte dei periodi e giustamente molto critiche.
Esther: Le regole sono le stesse di un romanzo attuale: una trama possibilmente originale (gli Editori sono stanchi della solita solfa); un registro linguistico ottimale; un ritmo che non abbia arresti o risalite e che sia, si spera, sempre uguale; una struttura narrativa che non abbia “buchi” e “zone deboli”, ovverosia, niente deve essere lasciato in sospeso, le sotto-storie che compongono il narrato principale, devono avere un inizio e una fine; la costruzione psicologica coerente dei personaggi, poiché non possiamo dire che Gesù era uno che portava i jeans e fumava marijuana, tutto deve essere commisurato con il tempo in cui avviene la storia; i particolari devono essere messi a puntino, non si può pretendere di narrare uno storico senza dare un’occhio alla flora, fauna, costruzioni, abbigliamento, cibo e stili di vita. Il lettore non deve trovare Artù e i suoi cavalieri che mangiano un cornetto al bar, per intenderci. Cosa mangiavano nel periodo tal dei tali? Come si vestivano? Quali erano le calzature? Usavano abbigliamento intimo? Quali erano i rapporti con l’acqua e la pulizia del proprio corpo? In che considerazione venivano tenute le donne? Ecco, paiono domande assurde, ma vi assicuro che, dopo aver letto un interessantissimo saggio, anni fa, sulla concezione dello sporco e del pulito, le visioni cambiano diametralmente. Quindi l’approccio deve essere per forza diverso, perché già se torniamo indietro di 50 anni, non possiamo inserire i cellulari, le fotocamere con memoria espandibile, le auto che vanno a oltre duecento chilometri orari. Queste sono cose che si imparano dopo aver avuto a che fare con chi edita testi e non con amici e parenti. Toglietevi dalla testa che gli amici, per quanto scrittori, possano editarvi un testo o che possiate farlo da voi. Ci sono troppe cose che non si sanno e che un correttore sa. Quindi quelli che per voi non sono errori, per chi valuta un testo lo sono eccome. Scrivete lo storico, ma non fate l’errore di credere di poterlo editare da soli. Scrivere è una cosa, editare un’altra. Sono due competenze diverse, che necessitano di figure diverse.

Che lunghezza dovrebbe avere (in media) un romanzo storico?
Giovanna: Un romanzo dovrebbe superare le 100 pagine (word) altrimenti si può parlare di romanzo breve oppure di racconto lungo. Io di solito scrivo romanzi di oltre 200 pagine.
Esther: Non c’è una lunghezza precisa. Se il testo è scorrevole, anche 500 pagine volano in fretta. Diciamo che ci sono Editori che richiedono, espressamente, un testo che abbia un massimo di 500mila battute (circa 300 pagine). Inoltre, per chi si approccia alle Agenzie Letterarie e agli Editori, quelli seri, sappiate questo: non affezionatevi troppo al testo per come lo avete scritto. Un Editor vi dirà di tagliare, limare e omettere tutto ciò che non è pertinente. Anche quella cosa che vi piaceva tanto, quella dove lei e lui chiacchierano davanti al camino, anche quella verrà tolta, perché laddove ci sono dialoghi inutili e periodi che non apportano nulla di nuovo ai testi, quello verrà brutalmente tagliato. Fatevene una ragione, oppure pubblicatevelo per conto vostro, solo così potrete lasciare Gino e Pina che parlano della zuppa di carote, mentre fuori infuria la battaglia.

Speriamo di cuore questi consiglio possano tornarvi utili.
Se vi siete cimentati anche voi nel genere storico e avreste piacere a condividere la vostra esperienza, commentate il post o unitevi alla discussione sul gruppo.
Buona giornata e buona scrittura a tutti!
Alla prossima!

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2 pensieri riguardo “Primi passi per imparare a scrivere un romanzo storico

  1. L’elemento fondamentale per scrivere un buon romanzo storico è lo studio approfondito. Conoscere anche il più piccolo dettaglio sociale, gli elementi della quotidianità e i dettagli più specifici: come si lavava il protagonista (se si lavava)? Le redini della carrozza le impugnava con due mani o con una mano sola? La corazza che indossava era forgiata con ferro da munizione spesso 4mm o acciaio milanese spesso 2? Lo scrittore deve essere un maniaco del dettaglio e deve anche divertirsi!

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  2. Lorenzo, stai parlando di dettagli che sembrano eccessivi, invece sono perfettamente coerenti con lo spirito con cui io tento di approcciarmi a una storia. Sono i piccoli particolari che danno credibilità alla storia. Se veniamo meno a questo concetto, il lettore si sentirà defraudato di qualcosa, deluso nelle sue aspettative e, cosa ovvia, perderà interesse nel proseguire la lettura. 🙂

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