Intervista a Daniela Nardi, autrice di “Carne umana”


Buongiorno a tutti, amici del Ritrovo.
Riprendiamo con le nostre interviste dedicate agli autori emergenti. Oggi vi presentiamo Daniela Nardi, autrice del romanzo “Carne Umana” edito da Lettere Animate Editore, disponibile su Amazon in formato e-book e su Mondadoristore in formato cartaceo.

L’autrice ci racconta di sé: Daniela Nardi nasce a Napoli nella seconda metà del secolo scorso. Studi classici hanno alimentato il suo amore per le Lettere e la scrittura, al punto che si è iscritta alla facoltà di Legge, confermando la sua leggendaria incoerenza e il carattere lunatico, che l’ha portata a trasferirsi un anno fa nel basso Lazio dove si dedica all’ennesima attività commerciale. Su Internet ha collaborato con alcuni blog ed è stato membro del comitato di lettura presso una piccola casa editrice. Carne Umana è il suo libro d’esordio.

Vediamo cosa ha deciso di raccontarci in questa intervista.

Buona lettura!

Quando è nata la tua passione per la scrittura? Da quanto ti ci dedichi con costanza?
Praticamente da quando ho imparato a scrivere, ma ho cominciato a dedicarmici seriamente solo in età matura. Prima mi sono dedicata all’esperienza unica e imprescindibile di vivere la vita.

Hai mai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quale è stata la tua esperienza?
Premetto che non sono un’appassionata di concorsi letterari, li ritengo poco utili per farsi conoscere, a meno che non siano di livello nazionale come il Campiello o lo Strega, ma questa è un’altra storia. Ho partecipato comunque a un paio di concorsi che ho ritenuto interessanti per la tipologia di scrittura richiesta o semplicemente per testare la validità della mia opera. In entrambi i casi l’esperienza è stata positiva.

Scrivi solo romanzi o ti dedichi volentieri anche a racconti, poesie, articoli e saggistica?
Amo molto la poesia, è così che ho cominciato; poi mi sono specializzata nei racconti, ho fatto qualche esperimento con articoli sui blog e infine ho preso coraggio e ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo.

Quando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua ultima fatica letteraria?
L’ispirazione per Carne Umana è nata circa dieci anni fa ed è stata un’esperienza continua. La mia è una raccolta di racconti, non ha un punto d’origine fisso, è un flusso d’idee discontinuo che si basa molto su ciò che mi colpisce nella realtà.

Riesci ad essere più produttivo di giorno o di notte?
In genere scrivo di sera; è sempre stato così, anche durante gli studi ero molto più produttiva dopo il tramonto. Però quando sono concentrata su un lavoro, mi capita spesso di avere delle intuizioni nelle ore più disparate. Praticamente non c’è orario!

Il punto di forza del tuo romanzo.
Sottolineo ancora che Carne Umana è una raccolta di racconti il cui punto di forza (non secondo me, ma secondo i lettori) è la capacità di raccontare storie molto crude con grande equilibrio, lasciando a chi legge la possibilità di riflettere.

carne-umana-coverLa tua raccolta dal titolo “Carne Umana” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che… vogliono leggere frammenti di vite non sempre facili, che magari ci sfiorano appena, eppure riescono a turbarci, a farci comprendere quanto spesso la vita possa stravolgere le nostre certezze.

Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei una perfezionista, di quelle che trascorre ore ed ore a tentare di migliorare quanto più possibile il suo manoscritto, o una volta terminato parti subito alla volta di una nuova avventura?
Sono una perfezionista già durante la stesura! Ci sono giorni in cui in due ore riesco a scrivere solo un paio di paginette, perché mi perdo a cercare il termine più calzante, la frase che riesca a rendere al meglio ciò che voglio esprimere, che riesca a soddisfarmi. Amo giocare con le parole: ne adoro il suono, la capacità evocativa, il ritmo che riescono a imprimere durante il racconto. Ѐ un lavoraccio, mentalmente è davvero logorante. L’editing è altrettanto meticoloso, perché so già che alla fine ci saranno ancora tagli, trasformazioni, rimaneggiamenti dopo i beta reading a cui sottopongo la mia opera.

Secondo te, dopo quanto tempo e secondo quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?
Lo scrittore, da un punto di vista artistico – letterario, è colui che riesce a creare qualcosa di diverso, che ha il coraggio di superare i limiti, di andare oltre, di intrigare, mettere in discussione. Oggi come oggi, scrittori così non ce ne sono, soprattutto in Italia. Da un punto di vista commerciale, scrittore è colui che vive dei proventi delle vendite.

Taccuino o notebook? Penna o tastiera?
Notebook, pc, smartphone, qualunque cosa sia elettronico e abbia una tastiera. Taccuino per le “emergenze”, quando sono fulminata sulla via di Damasco da un’idea o una frase e magari mi trovo in fila alla posta. Ecco che tiro fuori il mio “salvapensieri”.

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?
Il momento creativo. Poter manipolare storie, personaggi e situazioni. Decidere del destino dei protagonisti, plasmarli, dargli voce. So che può sembrare delirio d’onnipotenza, ma in fondo se chi scrive non fosse un po’ matto non s’imbarcherebbe mai in quest’avventura così incerta e ricca d’ostacoli.

E quale quello più noioso?
La correzione delle bozze. Il vero e proprio Editing più che noioso, lo definirei tormentato. Spesso capita che, per non creare incongruenze, eliminare certe ridondanze o rendere più fluido ciò che si è scritto, bisogna rinunciare a interi paragrafi faticosamente trasposti sulla pagina, o ad alcune ottime idee che però contrastano con l’economia del romanzo. Non è facile eliminare ciò che si è amato e che è costato fatica.

Cosa pensi del self-publishing? È un’alternativa all’iter editoriale tradizionale a cui ricorreresti?
Sì, ma come ultima spiaggia.

Oltre ad essere uno scrittore, sei anche un lettore?
Assolutamente sì. La lettura è fondamentale, non solo quella fatta per diletto, ma anche quella “tecnica”, dove si impara ad individuare la struttura di una frase, riconoscere le metafore, cogliere l’uso dell’iperbole, soffermarsi sulla costruzione del personaggio.

Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?
Ce n’è più d’uno. Se proprio fossi costretta… direi L’autunno del patriarca di Gabriel Garcia Marquez.

E quale ti sentiresti di consigliare ad un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?
Soprattutto sconsiglierei letture tipo Tre metri sopra il cielo e tutto quel tipo di letteratura che ne è seguita, senza nessuna sostanza e che scimmiotta in modo piuttosto patetico il mondo gggiovane!! Sarebbe meglio, a questo punto, un romanzo di formazione o un libro che abbia davvero qualcosa da dire. A me piaceva molto La fattoria degli animali di George Orwell.

La tua favola preferita da bambino/a.
Raperonzolo. (Rapunzel della Disney, ma molto meglio l’originale).

“Io leggo perché…” leggere rende liberi!

“Io scrivo perché…” L’ho sempre fatto, non so fare altro. Ѐ l’unico modo per sopportare l’insostenibile leggerezza dell’essere!

Cosa credi cerchino i lettori in un romanzo? E cosa vuole offrire il tuo?
Bella domanda! Dipende dai lettori, c’è chi desidera evadere dal tran tran quotidiano, chi vuole crescere culturalmente ed emotivamente, chi vuole sognare ciò che non ha o non potrà mai essere, chi cerca una delle tante verità assolute. Io offro emozione, riflessione, consapevolezza, per chi legge, che forse gli è andata meglio dei protagonisti dei miei racconti, o viceversa, che qualcuno abbia compreso il grumo di dolore in cui ristagna, sentendosi meno solo, meno emarginato.

Quale di queste parole ti definisce di più? Sognatore – Pragmatico – Riflessivo – Impulsivo – Tenace – Cinico – Fantasioso – Pazzo – Eclettico – Poliedrico.
Sognatore un tempo. Oggi direi Cinico-Riflessivo.

Se avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?
Amo gli scrittori latino americani, per la capacità di raccontare la realtà durissima dei loro paesi, specialmente durante le dittature militari, con la leggerezza e la magia della favola. Spesso ho pensato di scrivere a Garcia Marquez o a Isabel Allende per discutere di certi aspetti dei loro romanzi o per chiarire alcuni punti, certi snodi delle storie che hanno scritto e che mi hanno affascinato. Ecco, li inviterei a un the in una di quelle stanze magiche e senza tempo che spesso hanno descritto.

C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?
Le trasposizioni cinematografiche sono orrende, limitative e spoetizzanti.

Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.
Hai voglia quanti! Non voglio inimicarmi nessuno, quindi non lo dirò.

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.
Mi sembra ovvio: il Cinquanta sfumature di nulla. Anche il Codice Leonardesco non scherza.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?
Far leggere i ragazzi. Abituare fin da piccoli alla lettura di qualità, soprattutto a scuola. Tanti anni fa s’imparavano poesie a memoria, si leggeva quasi per intero L’ Iliade e l’Odissea, si commentavano estratti di splendide opere. Alle medie ho letto Checov, Ibsen, Zola, i racconti di Pirandello, di Verga. I miei figli sanno a stento chi sono, perché si è preferito dare risalto a verifiche di sintassi e grammatica, utilissime, per carità!
Ma la materia Letteratura, ormai secondo molti è considerata obsoleta.

Il libro che hai portato con te durante le vacanze estive?
Ho il Kindle pieno di esordienti. Non so se l’estate basterà per leggerli tutti.

Grazie a Daniela per aver risposto a tutte le nostre domande. Se volete seguirla, cliccate questo link per essere indirizzati alla sua Pagina Facebook.

In bocca al lupo per la tua carriera di autrice, Daniela.

E buona giornata a voi, lettori!

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