Recensione di “Nessuno si salva da solo”, di Margaret Mazzantini


nessunosisalvadasolo-cover

La recensione di oggi riguarda un romanzo non recentissimo, di un’autrice molto famosa: Margaret Mazzantini.  Il suo “Nessuno si salva da solo” è stato un romanzo molto letto e chiacchierato, al punto da diventare presto anche una trasposizione cinematografica. La sinossi ci racconta che….

Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all’aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell’inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un’età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall’altro e dall’altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo “Venuto al mondo”, Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l’autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.

Recensione a cura di Ilaria Tranfici
L’autrice sembra essere nata per descrivere il disastro nella sua essenza. La più piccola crepa che col tempo si è fatta spazio correndo lungo il muro, il minimo sbaglio commesso che non verrà rimosso neanche per un instante dalla memoria e che genera rancore a profusione, la più impercettibile componente responsabile dell’incrinazione del rapporto e della fine della relazione è messa a fuoco e analizzata in maniera sublime in questo romanzo. Esso gira tutto attorno ad una serie di domande a cui, anche giustamente, i protagonisti faticano a trovar risposta, quelle consuete su cui si interroga ogni persona arrivata al capolinea di un rapporto a due, quasi senza dormirci la notte. Tuttavia tali interrogativi logoranti in questo caso assumono un carattere ancora più amaro, come se l’accettazione di un qualcosa che finisce non fosse già di per sé abbastanza spiacevole da dover affrontare. L’amarezza è data dalla lotta mancata e dal fatto che i protagonisti sembrano quasi volersi nascondere dietro il loro fallimento. Stanno lì a parlarne, ad incolparsi, a ricordare, ma nulla di più. Vi è l’assenza totale di determinazione da parte del personaggio femminile, totalmente insofferente ed intrattabile e l’accidia morale di quello maschile. Quest’ultimo sembra in diversi momenti crederci ancora, che sia per pura disperazione o per altro non ci è dato saperlo, appare come avvinghiato alla speranza, ma forse convinto in partenza che non ci sia più nulla da fare, non permette al lettore di assistere ad alcuno slancio disperato verso la sua relazione precipitante.

Interessante e per certi versi divertente è anche solo la scelta delle occupazioni dei due protagonisti: lei è una nutrizionista con uno studio in un quartiere piuttosto modesto, mentre lui è uno sceneggiatore che si occupa perlopiù di cinema. L’ironia della situazione sta nel fatto che la protagonista ha alle spalle diversi anni in cui ha sofferto di disturbi dell’alimentazione e se inizialmente il lettore fosse spinto a pensare che potesse trattarsi di una sottospecie di regola del contrappasso al contrario è portato quasi subito a ricredersi in quanto c’è una sorta di sentore, di percezione negativa che induce l’esterno a pensare che la donna non l’abbia ancora superato, che ci ricada nei periodi più difficili. Per quanto riguarda lui invece, è ironico che per mestiere debba dar vita a delle storie e a delle situazioni, in cui risulta neanche tanto male, ma che sia totalmente incapace di dar senso alla sua di vita, alla sua relazione, alla sua famiglia. I due protagonisti sono agli antipodi, ad eccezione di una cosa: sono tremendamete deboli. Ed è grazie o a causa di questa loro tremenda debolezza che tendono ad incontrarsi nel breve periodo, in quanto si sono amati in maniera passionale e sconvolgente e a scontrarsi nel lungo, in quanto, che sia per pura immaturità o per mancanza di voglia, non riescono a trovare mai realmente la loro dimensione. Da una parte troviamo la classica donna che tende a sottolineare continuamente quanto il compagno non sia buono a nulla, quanto sia errante e quanto a differenza di lui, lei voglia e meriti di meglio. In risposta, abbiamo un poco più che trentenne che pare che soffra di una leggera sindrome di Peter Pan, totalmente inaffidabile, portato a quanto pare per carattere ad incassare schiaffi non solo morali che partono da quella che un tempo era la sua donna.

valutazione-lettura-piacevole

Un romanzo intenso e coinvolgente, che si lascia leggere e che trasporta. Un quadro molto realistico di un rapporto che non sembra essere così dissimile da quello di tante coppie odierne, con personaggio tratteggiati con accuratezza, in tutti i propri limiti e debolezze, e che forse, proprio per questo, ci appaiono incredibilmente vicini. Uno scritto consigliato a chi non ha paura di mettere in discussione se stesso, le proprie convinzioni, l’equilibrio di un rapporto che potrebbe essere compromesso da domande che scavano molto in profondità e a cui non sempre si trova il coraggio di rispondere. Un rapporto che pare essere lo specchio dei tempi, così distanti da quelli in cui si cercava di aggiustare e recuperare ogni cosa rotta, anche se costava fatica, dispendio di tempo e pazienza.

E voi, lo avete letto? Quali sono le vostre impressioni?

Se il nostro progetto ti piace e ti interessano i nostri articoli, che ne pensi di regalarci un voto? Grazie, davvero!

sito

Annunci

6 pensieri riguardo “Recensione di “Nessuno si salva da solo”, di Margaret Mazzantini

  1. Ciao Anna, forse mi sbaglio, ma la tua (bellissima) recensione mi trasmette subliminalmente la sensazione che tu questo romanzo lo avresti scritto in maniera completamente diversa.
    Non ho letto il libro, ma credo di avere una certa esperienza nel settore: proprio quest’anno infatti il mio secondo matrimonio ha superato in durata il primo (10 anni contro 9). E l’esperienza mi dice che se si genera qualunque crepa, anche piccolissima, non deve essere rimossa per niente, ma anzi tormentata con sistematicità per vedere se si può auto-rimarginare, oppure se conduce inevitabilmente al fallimento del rapporto. In questo caso, meglio che venga al più presto possibile il disastro nella sua piena essenza: è solo dal fondo che si può davvero ripartire in una nuova direzione.
    Non credo che lo leggerò… ma solo perché mi ricorderebbe esperienze vissute una 15ina di anni fa… e poi in questo momento sto leggendo “Confessioni di un sicario dell’economia” (J. Perkins).
    Buone ferie a Tenerife!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...