Classici da amare #5: “Così e se vi pare”, di Luigi Pirandello


Luigi PirandelloBenvenuti al quinto appuntamento con la nostra variegata rubrica tutta dedicata ai classici della letteratura. Oggi vi propongo un autore italianissimo. Uno tra i più grandi, tra i più introspettivi della natura umana, tra i più eterni. Parlo di Luigi Pirandello. La lettura consigliata oggi è Così è (se vi pare).

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[SINOSSI E COMMENTO CRITICO]

              Perchè leggere quest’opera?

Al centro di questa bizzarra vicenda osserviamo esplodere il dilemma più spinoso e insolubile che la condizione esistenziale pone agli uomini, dall’istante in cui essi diventano consapevoli di pensare: il possesso della verità. Trattare il problema dell’identità e dell’oggettività della verità e l’incolmabile divario tra la percezione che abbiamo di noi stessi e quella che gli altri possiedono di noi, è stata l’intuizione senza tempo di Pirandello; una profonda riflessione che attraversa tutta la sua produzione, dai testi teatrali alle novelle, fino ai romanzi.

Il piccolo e ristretto mondo di pettegoli borghesi di provincia, che si lanciano in ossessive e affannose ricerche per esaudire il loro desiderio quasi perverso di conoscere i fatti altrui, è lo scenario di cui Pirandello si serve per demistificare l’ipocrisia del suo tempo, e sorprendentemente anche del nostro. Inevitabilmente ne deriva la messa in scena di un universo dissennato e gretto che rasenta quasi la follia, tuttavia pervaso da un irresistibile umorismo che ne evidenzia la ridicolezza e la contraddittorietà.

La necessità di giungere ad una verità, effettiva o presunta che sia, e l’ansia di avere una certezza su ciò che è successo alla famiglia Ponza e alla signora Frola, che assumono un insolito e sospetto comportamento secondo i vicini, superano persino le fondamenta del rispetto umano. I condomini cercano a tutti i costi rassicurazione in un sistema di valori che sia collettivo e di riferimento per tutti. Perché da sempre insita nell’uomo è la paura di ciò che è strano, diverso e non classificabile nel tipo di vita di cui egli ha fatto esperienza. La diversità di questo nucleo familiare infatti, non è concepita né accettata dagli abitanti del paese ma la pretesa di capire e conoscere i fatti da parte di questi ultimi, attraverso vere e proprie indagini ed interrogatori, è fine a se stessa. In realtà i vicini altro non vogliono che avere conferma ognuno della propria intuizione, della propria verità apparente.Ma Pirandello ci insegna che la verità non è ciò che deriva dall’ apparenza e ce lo comunica esplicitamente per mezzo delle parole del personaggio che incarna il suo pensiero, il signor Lamberto Laudisi.

«Io sono realmente come mi vede lei. Ma ciò non toglie, cara signora mia, che io non sia anche realmente come mi vede suo marito, mia sorella, mia nipote e la signora qua che anche loro non si ingannano affatto! »

E un po’ più avanti continua: «Vi vedo affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gli altri e le cose per se stessi fossero così o così…» Queste battute poste a inizio commedia, quasi come se rappresentassero una premessa fatta dall’autore stesso per introdurre e definire quale sia la questione cruciale della vicenda, chiariscono subito al lettore o lo spettatore che non si trovano difronte alla classica commedia degli equivoci e dei pettegolezzi. Lamberto Laudisi oltre ad essere il portavoce della tesi relativistica pirandelliana, guarda e giudica gli avvenimenti, come mediatore fra la scena ed il pubblico.

E’ lui, ogni volta, a distinguere, analizzare, sottilizzare, spostare le questioni e riportarle al nocciolo essenziale e generale. Egli provoca, scuote gli animi dei suoi concittadini e smantella le categorie delle certezze condivise da questi, suggerendo loro la consapevolezza della relatività di ogni punto di vista, e del rispetto delle diversità individuali. Il suo intento è suscitare un dubbio costruttivo che destabilizzi le certezze conclamate e ritenute assolute e che ponga le basi di una nuova coscienza.
Inutile affannarsi a cercare una verità, perché non esiste una visione unica e oggettiva della realtà.

Ciascuno di noi, coscientemente o non, dà a questa una propria interpretazione e ne ricava la propria verità. In uno stesso istante, rispondenti ad uno stesso quesito esistono più verità anche se apparentemente contraddittorie, ed ognuna è coerente con se stessa. Inutile pure tentare di sciogliere i nodi delle matasse delle molteplici verità esistenti perché ogni verità, vale a dire ogni interpretazione è inconfutabile come lo sono le diverse impressioni che i nostri sensi percepiscono. Noi stessi assumiamo tante identità e tanti ruoli quante sono le persone che ci guardano, cosicché l’immagine che vediamo di noi stessi, non è altro che un fantasma, un’identità inafferrabile e inattendibile. Eppure gli altri “pazzi” come constata Laudisi, quando rimasto solo nello studio dialoga allo specchio con la propria immagine «Senza badare al fantasma che portano con sé, in sé stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! E credono che sia una cosa diversa… »
L’accanimento con il quale l’uomo brama appagare le sue futili curiosità e l’impossibilità di pervenire ad una verità certa e assoluta conduce il lettore a provare un senso di pietà per gli uomini che si illudono di possederla questa verità, la stessa pietà che i protagonisti della commedia provano reciprocamente, ciascuno nei riguardi dell’altro. La signora Frola finge perché suo genero possa starsene sicuro e appagato dalla sua verità, ed il signor Ponza finge perché la signora Frola sia anch’essa a sua volta rassicurata dalla sua verità.
Una verità ambigua, irraggiungibile, impenetrabile che è legittimamente impersonificata, nella scena finale, dalla signora Ponza, ammantata di mistero e inquietudine, che Pirandello non a caso mette in scena con il volto nascosto da un fitto velo nero. Solo la rivelazione di questa donna, sebbene sconcertante, può porre fine al frivolo interesse delle persone che la circondano e che si ostinano a chiedere chi effettivamente ella sia, la seconda moglie del Signor Ponza o la figlia della Signora Frola:  “Nossignori. Per me io sono colei che mi si crede”.
La risposta pirandelliana dunque non si fa attendere e risiede anche questa volta nel dubbio delle certezze.
“Ecco signori come parla la Verità” conclude Laudisi soddisfatto del verdetto deludente e freddo che spegne bruscamente gli animi, accesi e golosi di vana curiosità, dei suoi amici. E la fragorosa risata di sfida che chiude il sipario non può che essere l’eterna risata dello stesso Pirandello che riecheggia ancora oggi ogni qual volta l’uomo si dimena e si perde nelle infinite diatribe alla ricerca di un senso. Questa brillante commedia è la sua amara derisione, la sua sarcastica beffa sul dramma dell’intera umanità irrimediabilmente folle ed illusa di poter comprendere le regole di un gioco insensato che non ha un fine ultimo: la vita.

Viviana Cardone

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