RECENSIONE DI “I DUE VOLTI DI NUOVA DELHI”, DI ANNARITA TRANFICI


estratto-1

Cari lettori, buongiorno.
Oggi vorrei condividere con voi una recensione molto intensa e particolare, che la gentilissima Valentina Imperiu ha voluto lasciarmi sul profilo personale dopo aver letto il mio racconto “I due volti di nuova Delhi (I brevissimi)“. Leggere queste sue parole, mi ha emozionata tanto. Ho avuto l’impressione di aver trovato in lei un’anima affine, una donna che apprendendo la storia della mia eroina ha sofferto quanto me. Non posso che ringraziarla pubblicamente per il tempo che mi ha dedicato, per le parole composte e accurate che ha scelto per parlare della mia storia, e per aver colto il messaggio che volevo lanciare.

Recensione a cura di Valentina Imperiu

Ho appena terminato di leggere un racconto che si chiama “I due volti di Nuova Delhi” scritto dalla splendida Annarita Tranfici. Mi sono immersa totalmente nelle vie immense, colorate, odorose, trafficate e chiassose di Nuova Delhi, cercando di imprimere nella memoria ogni piccolo dettaglio, anche il più insignificante, affinché mi restasse incollato dentro, assieme ad ogni sentimento, ogni impressione, ogni emozione che aveva suscitato in me quella città, densa di storia e di contraddizioni come pochi altri luoghi al mondo. E così, procedendo nel mio meraviglioso viaggio, al quale di immaginario, credetemi, alla fine resta sempre davvero poco, ho incontrato al mercato una giovane donna molto schiva di nome Kajal, che col viso volutamente celato da un velo, mi mostrava occhi talmente profondi e amari da trapassarmi quasi il petto. Quegli occhi non potevano restare inascoltati e così la seguii, standole accanto col rispetto assoluto che si intuiva dal mio passo breve e lento. Kajal veniva da una famiglia semplice, ma la sua per fortuna non era tra le caste più povere. Aveva dei genitori e delle sorelle che amava e tante passioni a cui non trascurava di dedicarsi al termine delle faccende domestiche quotidiane. Da sognatrice, di quelle autentiche e dotate, non poteva non amare la lettura e così mi raccontò con quale avidità leggesse i suoi romanzi, assorbendo linfa vitale dai protagonisti, perché non esiste niente di più estasiante di un’emozione autentica che ti attraversa la mente per poi stregarti il cuore attraverso delle pagine, che io personalmente ho sempre considerato un po’ magiche. Non potevo certo dissentire! La sua ingenuità dilatava i suoi sogni e in cuor suo sapeva di essere finalmente pronta all’amore, quello vero, quello che aspetti con trepidazione e tenerezza e che finisce con un per sempre, come nelle migliori favole. Ma di certo non lo cercava e difatti come tutte le cose migliori della vita le capitò per caso, nell’andirivieni non programmato di un giorno che da qualsiasi diventò fantastico e a cui ne seguirono degli altri, in cui fece davvero fatica a contenere il cuore nel petto. Lei e il suo buon e giovane venditore di stoffe erano animati da un sentimento puro, pudico e pulito, che procedendo con la lentezza e la cautela che si riserva alle storie importanti, sembrava senza alcun dubbio essere destinato a confluire nell’esordio di una grande e bellissima storia d’amore. Ma la vita, si sa, è fragile. È regno dei cinici e dei malvagi. E i sentimenti, persino quelli più nobili e benedetti da Dio, possono crollare come palazzi d’oro rasi al suolo da un terremoto improvviso e devastante; o essere spezzati senza pietà come fuscelli dalle scarpe pesanti degli orchi, senza più riuscire a tornare nella loro forma originaria, persa per sempre, assieme a quello scintillio negli occhi e a quelle piccole mani livide che cercavano briciole d’innocenza tra le tasche rotte di un vestito in brandelli impossibile da accomodare… E ascoltando la sua storia, ho pianto. Per tutte le storie simili alla sua che si consumano nel mondo tra l’indifferenza di troppi, per noi donne e per il nostro destino troppo spesso crudele e ingrato, per lei donna interrotta, uguale a molte altre eppure diversa, unica nel suo dolore e nel suo pianto asciutto, che purtroppo non ho saputo consolare.

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