Intervista a Irene Milani, autrice de “Il ritratto”


Con l’intervista di oggi inauguriamo una sezione che vedrà protagonisti gli scrittori (emergenti e non) che vorranno sottoporsi al nostro questionario/interrogatorio. Una serie di domande il cui scopo è far conoscere ai lettori qualcosa in più sugli autori che spesso hanno modo di “incontrare” solo attraverso i loro scritti. Una curiosità, un gusto che potrebbero condividere, un’abitudine bizzarra. Qualche dettaglio simpatico, insomma. Perché a volte basta poco per creare empatia.
Iniziamo con Irene Milani (che potete seguire anche su Facebook), autrice de “Il Ritratto” (disponibile su Amazon, su tutti gli altri store digitali e anche in formato cartaceo), edito da Lettere Animate Editore. Vi consiglio, qualora voleste farvi un’idea della storia, di scaricare il prequel gratuito .

Irene ci dice di sé:

Sono nata a Milano nel 1977 dove mi sono diplomata al liceo Scientifico al termine del quale ho studiato Conservazione dei Beni culturali all’Università di Parma, conseguendo la laurea nell’indirizzo archeologico. Dopo il matrimonio mi sono trasferita in provincia di Como dove abito tutt’ora. Sono un’insegnante di italiano alle scuole medie, mamma di Mattia e Stella, di nove e tre anni.

A questo punto, conosciamola meglio e leggiamo le risposte alle domande che le abbiamo riservato.
Quando è nata la tua passione per la scrittura? Da quanto ti ci dedichi con costanza?

La passione per la scrittura è nata relativamente tardi (intorno ai 28 anni); prima non avrei mai pensato di essere in grado di scrivere un romanzo. Da allora, e non dico quanti anni sono passati, compatibilmente con gli impegni lavorativi e familiari, dedico a questa meravigliosa attività la maggior parte del mio tempo libero.
Hai mai partecipato a concorsi letterari? Se sì, quale è stata la tua esperienza?

Ho partecipato al primo concorso quasi per caso e l’ho vinto; allora ho continuato a spulciare quelli gratuiti o con minime spese di partecipazione. Alcuni sono seri e ben fatti, altri non ti mandano nemmeno l’avviso di ricevuta della mail con l’opera inviata; in ogni caso credo siano una buona palestra per allenarsi a scrivere e confrontarsi con il giudizio degli altri.

Scrivi solo romanzi o ti dedichi volentieri anche a racconti, poesie, articoli e saggistica?

Ho iniziato con i romanzi lunghi e articolati, poi forse per mancanza di tempo, ho ripiegato su racconti e poesie, ma il mio genere preferito resta il romanzo.
il ritrattoQuando e come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la tua ultima fatica letteraria?

La storia raccontata ne Il ritratto è nata in un primo momento in modo molto razionale e pianificato: volevo scrivere una storia basata su fatti storici reali in cui i due protagonisti fossero divisi dall’odio delle rispettive famiglie. Un giorno, mentre camminavo per fare una passeggiata, ho avuto l’ispirazione, ho immaginato la protagonista e tutto poi è venuto di getto; in poco più di un mese ho scritto la storia.

 

Riesci ad essere più produttiva di giorno o di notte?

Prima di avere due figli e un lavoro a tempo pieno scrivevo sia di giorno che di notte… ora ho molto meno tempo e sono molto più stanca, infatti al momento non ho nessun lavoro attivo ma mi sto dedicando alla revisione dei romanzi scritti qualche anno fa.
Il punto di forza del tuo romanzo.

Dopo aver fatto leggere il libro a diverse persone sono arrivata alla conclusione che può piacere a un pubblico molto variegato: dall’adolescente che ama le storie d’amore a una persona più matura che apprezza l’approfondimento storico-culturale.
Il tuo romanzo dal titolo “Il ritratto” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…

amano leggere storie semplici, scritte in modo scorrevole e leggero ma che lasciano spunti di riflessione.
Quanto tempo dedichi all’editing dei tuoi lavori? Sei un perfezionista, di quelli che trascorre ore ed ore a tentare di migliorare quanto più possibile il suo manoscritto, o una volta terminato parti subito alla volta di una nuova avventura?

Penso di essere una via di mezzo: non sono certo una perfezionista anche perché ogni volta che riprendo in mano un testo lo modificherei. Quindi ad un certo punto dichiaro chiusi i lavori e lo considero definitivo.
Secondo te, dopo quanto tempo e secondo quali condizioni un autore può davvero definirsi uno scrittore?

Questa è una domanda a cui davvero non saprei rispondere: non credo sia questione né di tempo né di numero di copie… uno può sentirsi scrittore, continuando a fare il proprio lavoro, senza vendere molte copie ma forse chi ha un grande successo improvvisamente fatica a considerarsi davvero un professionista della scrittura.
annotareTaccuino o notebook? Penna o tastiera?

Tutto. Quando scrivo la storia necessariamente computer, mentre nella fase di “studio” e di ricerca anche un buon foglio di carta e la matita vanno benissimo.

 

Qual è l’aspetto più “eccitante” dell’essere scrittore?

Sentire le persone che dicono cosa è piaciuto loro del tuo libro, magari paragonandolo ad altri di autori famosi. Questo mi fa tremare le ginocchia.
E quale quello più noioso?

Purtroppo tutta la fase di promozione: cercare recensioni, segnalazioni, spesso senza risposta…
Cosa pensi del self-publishing? È un’alternativa all’iter editoriale tradizionale a cui ricorreresti?

Personalmente no, ma ognuno è libero di tentare tutte le strade se pensa che il suo lavoro sia valido.

Oltre ad essere uno scrittore, sei anche un lettore?

Sono prima di tutto una lettrice: come dicevo alla scrittura sono arrivata tardi ma con un bagaglio di libri alle spalle enorme.
Se avessi la possibilità di scegliere un unico titolo, quale sarebbe il romanzo che definiresti senza dubbio il tuo preferito?

Forse è banale ma dico Il piccolo principe, ogni volta che lo rileggo scopro sempre qualcosa di nuovo.
E quale ti sentiresti di consigliare ad un adolescente che vuole avvicinarsi alla lettura?

Oggi sugli scaffali delle librerie per ragazzi ci sono tantissimi volumi: dai classici ai fantasy. Io personalmente amo L’occhio del lupo di Pennac e il Diario di Anna Frank, due opere completamente diverse ma che credo siano in grado di trasmettere qualcosa ai lettori, qualunque siano i loro gusti.
La tua favola preferita da bambino/a. I quattro musicanti di Brema.

ioleggoperche
“Io leggo perché…” non riesco a stare senza un libro in mano: mi distrae, mi insegna, mi diverte.
“Io scrivo perché…” voglio raccontare agli altri una storia, facendoli divertire, commuovere e riflettere.

Cosa credi cerchino i lettori in un romanzo? E cosa vuole offrire il tuo?

Ognuno cerca qualcosa di diverso: svago, immedesimazione, divertimento. Il mio libro credo possa offrire un po’ di tutto questo.
Quale di queste parole ti definisce di più? Sognatore – Pragmatico – Riflessivo – Impulsivo – Tenace – Cinico – Fantasioso – Pazzo – Eclettico – Poliedrico.

Può sembrare contraddittorio ma sono una sognatrice- pragmatica!

leopardiSe avessi l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore del passato, chi faresti accomodare al tavolo con te? Perché?

Giacomo Leopardi in assoluto. A scuola non mi era piaciuto molto ma in seguito ho riscoperto degli aspetti straordinari di uno degli autori italiani migliori.
C’è un libro che ami particolarmente e di cui ti piacerebbe vedere realizzata la trasposizione cinematografica?

Dai, esageriamo, il mio!
Un libro recente che proprio non ti è piaciuto.

Non mi ha entusiasmato L’ultima lettera di Sarah Blake

Un presunto “caso letterario” a tuo parere fin troppo pompato.

50 sfumature di grigio.

Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per incentivare la lettura?

Credo si stia facendo tanto ma ancora non basta. Forse noi insegnanti, nel tentativo di invogliarli, facciamo loro passare la voglia a colpi di schede libro, verifiche… Dovremmo riuscire ad insegnare la bellezza di un libro, di un dialogo al di là della valutazione scolastica.
Il libro che porterai con te durante queste vacanze estive?

La Chimera, di Sebastiano Vassalli

 

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