Passione Cinema #3: “Third person”, tre storie, tre città, un flop


Settimana davvero deludente questa per il cinema. Almeno a livello di film in uscita. Leggendo la lista possiamo trovare: commedie italiane varie (alcune delle quali mi chiedo se avranno davvero un pubblico ansioso di vederle), il settimo capitolo di Fast and Furious (per gli amanti dei sei film precedenti che non ne hanno ancora avuto abbastanza e continuano a pagare la pensione di Vin Diesel, o per quelli che vogliono ammirare l’ultima interpretazione di Paul Walker prima di morire tragicamente in un incidente stradale più di un anno fa) e arriva finalmente in Italia Into the Woods, un musical di cui vi abbiamo già parlato nell’articolo inerente ai Golden Globes. Certo, bisogna essere davvero amanti del genere per sopportare più di due ore in un cinema a guardare un film quasi tutto cantato, ma credo che valga davvero la pena vederlo.

third_person_poster_itaC’era inoltre un film che aveva attirato la mia attenzione, soprattutto perché è stato molto pubblicizzato; quando desideravo vedere un video su YouTube, il 60% come anteprima al video trasmettevano il trailer di questo film. Il titolo è Third person, scritto e diretto da Paul Haggis, conosciuto soprattutto come sceneggiatore di grandi film come Million dollar baby (2005) e Crash – Contatto fisico (2004), con un supercast di attori famosi:  Liam Neeson, Mila Kunis, Adrien Brody, Olivia Wilde, James Franco, Moran Atias, Kim Basinger. Dalla sinossi si evince che il film ha un unico tema, l’amore, ambientato in tre diverse città, New York, Parigi e Roma. Con queste premesse e questo cast il film suscita molta curiosità e sembra anche promettere bene. Appunto, SEMBRA.

Ma andiamo per ordine. La trama del film inizialmente sembra abbastanza definita e lineare, ci sono tre storie, la storia centrale è ambientata a Parigi e vede come protagonista un romanziere vincitore del premio Pulitzer in cerca dello splendore perduto (interpretato da Liam Neeson) e della sua amante Anna, entrambi hanno dei segreti che li tormentano. La seconda storia, ambientata a New York è una battaglia legale per la custodia di un figlio da parte di un famoso pittore e un ex attrice (rispettivamente interpretati da James Franco e Mila Kunis). La terza storia è ambientata a Roma, dove un ricco uomo d’affari (Adrien Brody) si invaghisce di una donna rom (Moran Atias), nei guai fino al collo con la malavita, e farà di tutto per aiutarla. Storie apparentemente diverse ma che alla fine si scopriranno essere estremamente interconnesse.

Se davvero tenete alle vostre qualità intellettive non andate a vedere questo film. Non perché sia stupido, tutt’altro! È una storia che intriga ma più si va avanti più la trama diventa contorta ed incasinata. Haggins, sceneggiatore e regista, voleva sicuramente ricreare, come ha già fatto per il film Crash, una storia con un determinato schema, composto da storie diverse ma che in un certo senso sono collegate, e i legami vengono fuori man mano che il film prosegue. Solo che per questo film ha voluto creare qualcosa di nuovo, perché le storie sono sì collegate, ma non nella maniera più convenzionale. Non posso svelarvi come, posso solo dirvi che Neeson nel film ci dà un piccolo indizio su come sbrogliare tutta la matassa (questo però lo capirete solo a film terminato), la sua amante gli chiede di cosa parli l’ultimo libro che sta scrivendo e lui le risponde: “è la storia di un autore che vive solo attraverso i suoi personaggi”. Detto questo non vado oltre, probabilmente ho già detto troppo, se siete furbi lo capirete da soli. Ancora una volta mi tocca dirlo, l’idea del film è buona, ma è come se Haggis si fosse incartato nel suo stesso copione, rendendo le cose troppo confuse. Probabilmente si poteva evitare di creare così tanti intrecci e magari creare una sola storia parallela, avrebbe reso il film probabilmente più gradevole. C’è da dire inoltre che inizialmente il finale era stato riscritto, ma poi si è deciso di tornare al finale originale, forse perché probabilmente non c’era modo di salvarlo.

Vi dico solo che gli ultimi dieci minuti di film saranno un tour de force per le vostre meningi e che a film concluso ve ne andrete più confusi di quando siete entrati. Un vero peccato, il film aveva davvero del potenziale, andato però completamente sprecato. Perché? Probabilmente per la smania di reinventarsi, di sperimentare intrecci sempre nuovi e trame più originali. Ma c’è sempre il rovescio della medaglia purtroppo. Ho trovato inutile soprattutto la necessità di usare differenti locations. Perché farlo se i protagonisti alla fine sono tutti americani? Se vi aspettate di vedere l’amore visto da tre prospettive diverse scordatevelo. Le locations altro non sono che un elemento decorativo, e neanche fin troppo accennato. Perché? Marketing forse? Perché vedere la torre Eiffel e il Colosseo su una locandina ci proietta già mentalmente al cinema a comprare il biglietto?

L’unica cosa che mi sento di salvare è l’interpretazione dei personaggi, molto sincere e convincenti. L’unica che mi ha convinto un po’ di meno forse è Mila Kunis, che a mio parere rende meglio come attrice di commedie e che in questo ruolo drammatico non esprime al meglio il suo potenziale.

Insomma ci sono riuscita a scoraggiarvi? Oppure ho fatto crescere ancora di più la vostra curiosità? Probabilmente alla fine andrete a vedere tutti Fast and Furious 7. In ogni caso buona visione e buon week al cinema.

Serena Scotti

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