“Intreccerò la mia tristezza” – Poesia di Paola Krug


tristezza
Buongiorno, cari amici del Ritrovo degli Artisti.
Oggi vogliamo proporvi una breve poesia di un’artista che abbiamo scoperto da poco, Paola Krug, la quale a nostro parere merita di essere letta e riletta, magari anche in lingua originale se conoscete lo spagnolo.

Una poesia breve ma intensa, capace non solo di commuovere, di emozionare, di toccare le corde del cuore, ma anche e soprattutto di far riflettere sulla forza che caratterizza il genere femminile. Donne, esseri delicati e stupendi, sulla cui bocca non dovrebbe mai mancare un sorriso. Donne che devono imparare a riconoscere la propria importanza, a intrecciare ogni tristezza nei lunghi capelli, pronte a lasciarla andare quando non servirà più e a tornare libere. Libere di essere, sognare e… splendere. Buona lettura.

Intreccerò la mia tristezza

Mia nonna diceva: “Quando una donna si sentirà triste, quello che potrà fare è intrecciare i suoi capelli, così il dolore rimarrà intrappolato tra i suoi capelli e non potrà raggiungere il resto del corpo.
Bisognerà stare attente che la tristezza non raggiunga gli occhi, perché li farà piangere e sarà bene non lasciarla posare sulle nostre labbra, perché ci farà dire cose non vere; che non entri nelle tue mani – mi diceva – perché tosterà di più il caffè o lascerà cruda la pasta: alla tristezza piace il sapore amaro.
Quando ti sentirai triste, bambina, intreccia i capelli: intrappola il dolore nella matassa e lascialo scappare quando il vento del nord soffia con forza.

I nostri capelli sono una rete in grado di catturare tutto: sono forti come le radici del vecchio cipresso e dolce come la schiuma della farina di mais.

Non farti trovare impreparata dalla malinconia, bambina, anche se hai il cuore spezzato o le ossa fredde per ogni assenza. Non lasciarla in te, con i capelli sciolti, perché fluirà come una cascata per i canali che la luna ha tracciato nel tuo corpo.
Intreccia la tua tristezza – mi disse – intreccia sempre la tua tristezza.

E, domani, quando ti sveglierai con il canto del passero, la troverai pallida e sbiadita tra il telaio dei tuoi capelli.”

Trenzaré mi tristeza

Decía mi abuela que cuando una mujer se sintiera triste lo mejor que podía hacer era trenzarse el cabello; de esta manera el dolor quedaría atrapado entre los cabellos y no podría llegar hasta el resto del cuerpo; había que tener cuidado de que la tristeza no se metiera en los ojos pues los harìa llover, tampoco era bueno dejarla entrar en nuestros labios pues los obligaría a decir cosas que no eran ciertas, que no se meta entre tus manos- me decía- porque puedes tostar de más el café o dejar cruda la masa; y es que a la tristeza le gusta el sabor amargo. Cuando te sientas triste niña, trénzate el cabello; atrapa el dolor en la madeja y déjalo escapar cuando el viento del norte pegue con fuerza.

Nuestro cabello es una red capaz de atraparlo todo, es fuerte como las raíces del ahuehuete y suave como la espuma del atole.

Que no te agarre desprevenida la melancolía mi niña, aun si tienes el corazón roto o los huesos fríos por alguna ausencia. No la dejes meterse en ti con tu cabello suelto, porque fluirá en cascada por los canales que la luna ha trazado entre tu cuerpo. Trenza tu tristeza, decía, siempre trenza tu tristeza…

Y mañana que despiertes con el canto del gorrión la encontrarás pálida y desvanecida entre el telar de tu cabello.

Photo Credits: Pinterest

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