Il teatro di Eduardo De Filippo: “Filumena Marturano”


filumena 2Come promesso, riprendiamo l’analisi delle commedie de La cantata dei giorni dispari. La volta scorsa nell’introdurre questa raccolta vi ho parlato della questione familiare di Eduardo: la decisione del padre di non riconoscere Eduardo, Peppino e Titina. E vi ho anche detto che questo è divenuto un tema caro al commediografo, tant’è vero che una delle sue commedie è la perfetta trasposizione di questa realtà. Sto parlando di Filumena Marturano.

Riprendiamo proprio partendo da quest’opera, ma prima di soffermarci su varie riflessioni inerenti a essa, studiamone la trama.

Si tratta di una commedia in tre atti scritta da Eduardo nel 1946 in soli dodici giorni. Nel 1951 lo stesso autore realizzò il film da lui diretto e interpretato sempre al fianco di sua sorella Titina. Ma dato il grande successo che suscitò questa commedia nel 1964 Vittorio De Sica ne trasse il film Matrimonio all’italiana, interpretato da Sofia Loren e Marcello Mastroianni. 

filumena 3

E in seguito Eduardo ripropose il lavoro assegnando il ruolo di sua sorella ad altre grandissime attrici come Regina Bianchi.

I protagonisti di questa commedia sono: Domenico Soriano, uomo ricco sulla cinquantina, spirito libero che si diverte a fare il don Giovanni; Filumena Marturano, donna dal gran temperamento, ex prostituta innamorata pazzamente dell’uomo che vive con lei da 25 anni e che gestisce la casa e rendite di Domenico come una vera e propria moglie, ma che in realtà è da lui considerata solo una serva; e i tre figli di Filumena che non sanno della sua esistenza.

Il primo atto si apre con Domenico disperato perché ha scoperto che Filumena lo ha truffato. Filumena infatti facendosi credere in fin di vita da amici, prete e medico ha costretto Domenico a sposarla in extremis. Ma nel momento in cui il prete si è congedato si è alzata affermando: Siamo marito e moglie. Il suo atteggiamento manda Domenico su tutte le ferie che non solo l’aveva sposata per tenerezza, ma nel frattempo stava già programmando la sua vita accanto ad un’altra donna, una bella e avvenente ragazza di ventidue anni, Diana.
Ma non finisce qui, infatti Filumena gli confessa di avere tre figli ed essendo ormai sua moglie di volerli riconoscere dando loro il suo cognome: Soriano.
A queste parole Domenico, che non è affatto d’accordo, esce di casa blaterando e ripetendole che farà di tutto per annullare il matrimonio. Mentre Filumena canticchiando si siede a tavola per la cena. Così si conclude il primo atto.
Il secondo atto si apre con Domenico che dopo aver trascorso l’intera notte per strada, ritorna a casa e riceve la visita dell’avvocato accompagnato dalla sua amata Diana. L’avvocato dopo aver appreso la dinamica dei fatti afferma che il matrimonio può essere impugnato tranquillamente perché si è trattato solo di una farsa. Così nel momento in cui Filumena entra Domenico la mette di fronte alla realtà, facendola parlare con l’avvocato. Filumena, resasi conto dell’inutilità del suo gesto e ormai rassegnata, dice al l’avvocato di procedere con i documenti dell’annullamento. Ma l’intenzione di rivelare la propria identità ai suoi figli resta la stessa. Infatti di lì a poco varcano la soglia di casa i tre giovani. Il primo un ragioniere-scrittore, un ragazzo che ha sempre studiato e dunque molto preparato. Poi entra il secondo, un commerciante di camicie, alto, bello, affascinante, ma esuberante. E infine entra il terzo, un idraulico, il più grande e l’unico ammogliato e con figli. Ma sicuramente il più tranquillo e docile dei tre.
Filumena in presenza di Domenico e dell’avvocato rivela loro la verità. Tutti conoscono la sua storia, il suo passato, e il primo e l’ultimo le vanno incontro per abbracciarla, invece il secondo scappa via del tutto scioccato. L’idraulico la invita a trasferirsi a casa sua in modo da farle conoscere anche i nipotini che chiedono sempre della loro nonna. Filumena accetta, ma prima di lasciare casa Soriano chiede di parlare con Domenico ancora una volta. Ed è proprio allora che gli confessa che uno dei tre figli è figlio suo. Domenico stenta a crederci, ma quando la donna gli ricorda quella notte, per lei speciale, e gli mostra il biglietto da cento lire che le lasciò prima di andar via comincia a crederle. Ma subito le chiede chi è. Filumena si rifiuta di dirglielo, affermando che se li vuole accettare devono essere tutti e tre uguali, non deve fare preferenze. Domenico non ha intenzione di farlo, dunque Filumena si appresta ad uscire, ma prima di farlo gli porge le cento lire di quella famosa notte e strappando l’estremità che riporta la data afferma: ‘e figlie nun se pàvano!

Filumena 1

A questo punto cala il sipario.

Il terzo atto si apre con una scena del tutto inaspettata: in casa Soriano tutto è pronto per le nozze tra Filumena e Domenico.
Le cose sembrano cambiate! Domenico sente che il suo dovere è quello di sposare Filumena perché è l’unico modo che ha per stare accanto ai suoi figli, o meglio a suo figlio. Ma prima di pronunciare il fatidico sì, Domenico chiede ai ragazzi di chiamarlo papà. I tre sono contenti della sua richiesta, ma affermano di non essere ancora pronti per farlo e che il tempo li aiuterà. Subito dopo l’uomo confessa a Filumena di non riuscire più a dormire la notte, di essere ansioso, agitato e la supplica di dirgli chi è suo figlio. Ma la donna desiste, e anzi lo invita a fare un passo indietro e a non sposarla perché non glielo dirà mai. Domenico sembra essere d’accordo con lei, così chiama i ragazzi per informali della sua decisione, ma proprio in quel momento i ragazzi si rivolgono a lui chiamandolo papà. L’emozione che prova Domenico è incommensurabile, così si ricrede e invita loro ad accompagnarli all’altare. Il matrimonio si celebra e alla fine, dopo aver aperto una bottiglia di spumante, i ragazzi si congedano. Rimasti soli i due coniugi Filumena presa dalla forte emozione scoppia in lacrime e Domenico le si avvicina e le ripete le sue stesse parole: ‘E figlie so’ ffiglie… E so’ tutte eguale…                                          

Con questa scena la commedia termina.

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L’idea dell’opera nasce con lo scopo di realizzare una figura protagonista per Titina, che in Questi Fantasmi aveva avuto soltanto un ruolo secondario, ma allo stesso tempo vuole essere anche una commedia di riscatto per le donne. Infatti se fino ad allora le donne erano sempre state ai margini della società, costrette a subire le personalità a volte anche violente dei loro mariti, adesso con la fine della seconda guerra mondiale anche loro trovano la forza e il coraggio di farsi sentire, di ribellarsi. Questo perché la guerra aveva segnato profondamente tutti: uomini e donne.

Ma Eduardo non scrive questa commedia solo per creare un personaggio su misura per Titina, ma anche perché vuole manifestare il suo dissenso nei confronti della scelta fatta dal padre. Non a caso alla fine del terzo atto Domenico Soriano, interpretato da Eduardo stesso, decide di sposare Filumena e di riconoscere i figli, che sono tre così come erano Peppino, Titina ed Eduardo. Forse gli sarà costata cara questa commedia, ma allo stesso tempo gli avrà permesso di dire la sua a riguardo, e in un certo senso anche di sfogarsi. E soprattutto significativa è la scelta di realizzarla proprio con sua sorella Titina.
Ma un altro aspetto fondamentale di questa commedia è il ruolo assegnato alla donna. Se avete avuto modo di leggere i miei articoli precedenti (se non lo avete ancora fatto, fatelo adesso!) sulle commedie de La Cantata dei giorni pari e la prima de La Cantata dei giorni dispari (Napoli Milionaria), avrete sicuramente notato che l’artefice del disfacimento della famiglia è sempre la moglie. Qui invece per la prima volta ci troviamo di fronte a una donna che non vuole distruggere, ma al contrario è animata dal forte desiderio di unire, creare una famiglia. E pur di farlo è pronta a tutto, anche a inscenare la propria morte, a mentire all’uomo che ama.
Ma come in Napoli Milionaria e in tante altre commedie di Eduardo, a prescindere da marito o moglie, a vincere è sempre il basso ceto, il povero, il popolo.
L’aristocratico Domenico Soriano, infatti alla fine si piega alla volontà di Filumena, una plebea dai trascorsi difficili. E ancora, Domenico nel tentativo di riconoscere suo figlio tra i tre baldi giovani, il camiciaio, l’idraulico e il ragioniere-scrittore, si rende conto che ognuno possiede degli aspetti che potrebbero essere stati ereditati da lui. Dunque con questa scena Eduardo ci vuole mostrare che non conta la classe sociale d’appartenenza di un uomo, perché a prescindere da essa, la sua natura umana resta tale, e di conseguenza merita di avere un trattamento uguale agli altri.
Ritornando alla questione della commedia come mezzo di riscatto, bisogna dire che Filumena, umile e ignorante com’era, è riuscita a riscattarsi. Nonostante la vita dissoluta condotta, con bontà, nobilità d’animo, tanti sacrifici e a volte anche con menzogne, ha portato a termine il suo progetto: garantire un futuro migliore ai suoi figli. E le sue lacrime dopo il matrimonio ne sono la perfetta testimonianza. Non ci resta che asserire che Eduardo con questa commedia ha plasmato uno dei ritratti femminili più strepitosi del suo teatro.

E voi quali personaggi avete preferito? Un uomo povero ma autoritario e conciliatore come Gennaro in Napoli Milionaria? O un uomo ricco ma manipolato da una donna come Domenico in Filumena Marturano?
Una donna povera che si arricchisce per garantire solo a se stessa una vita agiata non curandosi dei problemi dei suoi figli come Amalia in Napoli Milionaria? O una donna che mette a repentaglio la sua stessa vita pur di rendere felici i suoi figli come Filumena?
Cedo a voi la parola! 🙂

Vincenza Pacifico

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