Una giornata della memoria tra le vie di Berlino


La domanda che mi fanno amici e parenti da qualche ora è “ma come vivono a Berlino la giornata della memoria?” e la triste risposta che ho dovuto dare è stata “come un qualunque altro giorno!”

Del resto cosa si aspettavano? Per me non è stata una gran sorpresa, ho già avuto modo di constatare che i tedeschi (o almeno la maggior parte di loro) non amano parlare dell’olocausto, perché è un argomento che li mortifica nel profondo, e provano talmente tanta vergogna per le atrocità commesse dai loro avi che preferiscono non parlarne. Come dargli torto, considerando anche il fatto che Berlino è piena di brutti ricordi. È una città che per me ha sempre avuto un aria un po’ spettrale proprio per questo motivo. Tanti luoghi, palazzi, edifici, che dall’esterno sembrano innocui, sono stati scenari di grandi atrocità. Ed oggi, in occasione della giornata della memoria, ho deciso di visitarne qualcuno.

Fossi stata in Italia probabilmente avrei assistito all’ennesima maratona di film sulla Shoah e avrei letto sui social i soliti commenti beceri di gente che afferma che “noi tutti pensiamo alla Shoah solo nel giorno della memoria poi per tutto il resto dell’anno ce ne sbattiamo!”. Io non me ne sbatto affatto! Sono già stata diverse volte in questi luoghi, in diversi giorni dell’anno, e li ho mostrati anche a tutti coloro che sono venuti a trovarmi. È bruttissimo ogni volta rievocare tutte quelle atrocità, che il solo pensarci mi fa venire il disgusto di appartenere alla razza umana, ma è una cosa che purtroppo non possiamo cancellare, e molti forse ignorano che il 27 gennaio non è una data scelta a caso, giusto per “darci un pretesto per ricordare l’olocausto e stare in pace con la nostra coscienza”, come lessi tempo fa in un altro commento becero di un social. Se quella persona che ha scritto questa idiozia avesse aperto wikipedia (per dirne una) avrebbe scoperto che proprio il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa hanno scovato il campo di concentramento di Auschwitz e liberato i prigionieri, rivelando così per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. Quindi non è proprio una data scelta a caso. Chiarito il mio pensiero voglio portarvi insieme a me, anche se solo virtualmente, nel mio tour della memoria.

20150127_144325Ho iniziato dal Reichstag, il parlamento tedesco, un edificio maestoso e con una bellissima cupola trasparente aperta al pubblico (su appuntamento) da cui è possibile ammirare tutta la città. Ho voluto iniziare da qui perché proprio qui è accaduta una catastrofe che si è rivelata (secondo molti storici) cruciale per l’ascesa del nazismo: l’incendio del 1933, di cui inizialmente furono incolpati, e in seguito giustiziati, un gruppo di socialisti. In seguito si è scoperto che i vero artefice dell’incendio era un gruppo di matrice nazista, al fine di ottenere, come poi è avvenuto, un maBurning of the Reichstag 1933. Germany / Mono Printggiore peso politico, che ha poi portato alla dittatura di Hitler e a tutto l’orrore che ne è conseguito. Guardo il Reichstag bello imponente come è oggi e contemporaneamente guardo una foto dello stesso, durante l’incendio, dal mio smartphone. È davvero impressionante pensare a quanto la sete di potere dell’uomo possa portare a tali folli atti terroristici.

Proseguo vero la porta di Brandeburgo, a pochi minuti dal Reichstag. Non è tanto la porta che mi interessa, per quanto bella e maestosa, quanto il lungo viale che si estende una volta superata la suddetta porta, chiamato Unter den linden, che tradotto vuol dire “sotto i tigli”, letteralmente, perché il viale è pieno di tigli, più precisamente mi  dirigo 20150127_133901allo Staatopera, uno dei teatri d’opera più importanti della città, che, con mio grande rammarico, è attualmente in restauro. Ma non è tanto il teatro che intendevo visionare, quanto la piazza presente tra il teatro e l’università di giurisprudenza Humbolt dove sono avvenuti, in seguito all’incendio del Reichstag, molti roghi di libri. Ho rievocato automaticamente una scena del film “Storia di una ladra di libri” in cui la gente assisteva in piazza a un falò di libri mentre cantano allegri “Deutchland uber alles” (Germania al di sopra di tutto) un canto nato per diffondere l’amore patriottico, ma che ora è diventata un’altra cosa che i tedeschi vogliono dimenticare, perché i nazisti all’epoca  hanno stravolto il significato di quelle parole a loro vantaggio, facendolo diventare simbolo di oppressione. Io amo leggere e amo i libri cartacei, chiamatemi sentimentale, o matta se volete, ma pensare a tutti i libri andati in cenere proprio in questa piazza mi fa stare male. Inoltre sembra davvero un ossimoro pensare che tra due luoghi importanti di cultura come un teatro ed un’Università siano stati bruciati dei libri con folle di persone che assistevano inermi alla scena.

20150127_140720Ma i libri almeno non hanno sofferto, le vere vittime di questa follia sono stati, come ben sappiamo, gli ebrei… ed è a loro che è dedicato il monumento della tappa successiva di questo mio tour della memoria: il memoriale degli ebrei vittime della Shoah. Nel cuore del quartiere Mitte, quindi in pieno centro, si trova questo particolarissimo memoriale, composto da 2.711 stele, di calcestruzzo grigio scuro,  che da lontano sembrano delle tombe e fanno parecchia impressione, e soprattutto sembrano essere tutte uguali, ma quando cammini verso il centro del monumento, scopri che in realtà c’è un dislivello nel terreno, e quindi le stele, più vai verso il centro del memoriale, più diventano alte, ti 20150127_141214sovrastano. Io sono claustrofobica quindi è già difficile per me normalmente, ma mentre sei li, mentre cogli il significato di questa strana opera diventa tutto davvero insopportabile. Era questo l’intento che volevano raggiungere l’architetto e l’ingegnere che hanno progettato questo monumento.  In particolare Eisenman, l’architetto, nella sua descrizione del progetto asserisce che: “le stele sono realizzate per disorientare e l’intero complesso intende rappresentare un sistema teoricamente ordinato, che fa perdere il contatto con la ragione umana in un’angosciante solitudine”. Molti criticano questo posto, perché, a detta di molti, poteva essere fatto qualcosa di meglio, ma io penso che infondo avrebbero avuto da ridere anche se il progetto fosse stato d20150127_140810ifferente, perché infondo non c’è un modo “giusto” per dare un tributo a queste povere vittime. Ma se valutiamo l’idea che c’è dietro il memoriale, e non tanto la sua fattezza estetica, io lo trovo, se non bello, per lo meno “idoneo”. Anche oggi un discreto numero di turisti è qui per visitare il memoriale e il centro d’informazione adiacente, dove sono conservati foto e testimonianze di gente sopravvissuta ai campi di concentramento. Mi è venuto quasi il capogiro guardando la parete col numero di morti divisi per nazione… tanti…troppi! 20150127_140751Decido che è abbastanza. Nell’uscire dal centro noto che su alcune stele sono stati posizionati dei fiori, probabilmente gesti spontanei di passanti, una cosa che mi ha toccata molto, e anche parecchio commossa, anche perché mi ha fatto ripensare alla scena finale di Schindler’s List, dove il regista Steven Spielberg poggia una rosa rossa sulla tomba di Schindler.

Inoltre scopro che il centro organizza una “passeggiata della memoria”, purtroppo con spiegazioni solo in tedesco, ma parlando con la guida, col mio tedesco stentato, scopro che in realtà oltre al memoriale per gli ebrei ce ne sono altri due, più piccoli, uno per le vittime omosessuali e un altro 20150127_143721per i Sinti e i Rom, perché a volte ci dimentichiamo che sono stati anche loro vittime innocenti dello sterminio nazista. Armata degli opuscoli gentilmente fornitimi dalla guida mi metto alla ricerca di questi due memoriali, di cui ignoravo completamente l’esistenza. Il primo che trovo è quello dei Rom e dei Sinti, un piccolo laghetto a pochi passi dal Reichstag circondato di lastre che narrano le storie dei Sinti e i Rom deportati, un luogo che, con mia sorpresa, trasmette molta pace. E mi ha fatto piacere notare che qualche ghirlanda di fiori era stata posta vicino al laghetto.

Il memoriale20150127_142555 per gli omosessuali invece mi ha fatto un effetto diverso. Era anche esso una grande stele, alta forse 4 metri, con tante ghirlande di fiori poste alla base, ma in questa stelle c’era una sorta di finestrella che ti faceva vedere all’interno dove c’era uno schermo che trasmetteva l’immagine di due uomini che si scambiano un bacio molto tenero. Fin qui niente di strano, ma a un certo punto i due smettono di baciarsi e uno di loro si volta, come a guardare nella tua direzione, e ti fissa con uno sguardo che non saprei bene come interpretare. È uno sguardo che ti fa sentire quasi in colpa, devo di5140314204_2701530a67_zre  che è stato un po’ impressionante. Poi all’improvviso l’altro uomo gli sussurra qualcosa all’orecchio (sembra) lui accenna un sorriso e tornano a baciarsi. E li è spuntata la prima lacrima della giornata, ed ho deciso che era abbastanza e che il tour poteva considerarsi finito. E devo dire che ne sono rimasta parecchio soddisfatta!

                                                                                                                                              Serena Scotti

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