Intervista a Stefania Morgante, in arte “La Signorina Illustratrice”


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Per la nostra sezione dedicata alle Interviste, oggi scambiamo quattro chiacchiere con Stefania Morgante, alias La Signorina Illustratrice, una disegnatrice dall’ironia esilarante, che con le sue illustrazioni riesce sempre a strapparci un sorriso e a farci riflettere su quanto, oggi, riuscire a vivere d’arte sia un’impresa ardua. Con leggerezza, simpatia e tanta fantasia, Stefania ci racconta attraverso i suoi disegni la vita tragicomica di una signorina con la matita in mano nella giungla delle case editrici.

Non appena l’abbiamo scoperta, le sue vignette ci hanno subito incuriosite. Vediamo cosa ha deciso di raccontarci della sua vita d’artista e delle sue avventure. 🙂

Chi si cela dietro “la Signorina Illustratrice”? Quali sono i suoi tratti caratteristici?

Una Donna sempre in bilico fra la necessitĂ  di esprimersi e un mondo artistico che richiede parametri precisi, primo fra tutti forse, essere una illustratrice che ha frequentato scuole specifiche o corsi specialistici, essere un’artista che fa molte mostre all’anno, partecipa ai concorsi, a collettive.
Una Donna con molte curiositĂ  e voglia di imparare, che spesso inizia da zero e quindi spende tante energie per essere credibile.
Nell’eterna battaglia per una sana e robusta autostima e una professionalitĂ  solida.
Cosa mi caratterizza? Il pessimo carattere, l’eremitaggio, la costanza e la testa dura, che ogni tanto crollano verticalmente tanto da farmi desiderare di bruciare tutto.
Non amo i vernissage, gli aperitivi e gli incontri noiosissimi fra artisti, dove ognuno finge una falsa modestia.
Questo non mi rende la vita e il lavoro facili, ma tant’è, non amo espormi. Credo che dovrebbe parlare l’opera che realizzi, che sia un quadro, un’illustrazione, una scultura. Forse è diverso per la letteratura, ma al momento non è un mio problema.

Da quanto tempo la Signorina è un’illustratrice?

Nessuno ha ufficializzato la professione! Attualmente illustro le copertine della sezione di narrativa di una casa editrice giovane e molto curata, la Ottolibri. Diciamo che da un anno faccio anche questo, ho illustrato progetti di scrittori esordienti per esempio, e quando ero all’universitĂ  ho illustrato delle raccolte di poesie e riviste.
Il punto è che non sono e non sarò mai solo un’illustratrice. Nel senso che sono golosa di esperienze e di studi e per il momento è una cosa che mi interessa molto. Non credo farei solo questo nella mia vita, ammesso che le case editrici vogliano che io lo faccia!
La Signorina Illustratrice porta avanti la pittura, la modellazione, il disegno, l’illustrazione…col sogno di scrivere e illustrare i suoi scritti.

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Come è evoluto il suo stile nel tempo? E come pensa evolverà?

A questo non so proprio rispondere. Se io guardo tutto quello che ho fatto fino ad ora, non trovo punti di contatto. Certe volte non credo di avere fatto io cose così eterogenee. Non cerco uno stile. Lascio agli altri la scoperta e l’evoluzione della cosa. Mi piace il tratto veloce e pulito, la decorazione minuziosa del particolare, i colori accesi, mi piace focalizzarmi sul soggetto piĂą che sul panorama.
Se ho e avrò uno stile, lo deciderĂ  il tempo, non me ne curo. C’è troppo da svelare, studiare, scoprire, per fermarmi a pensare a questo.

Leggiamo spesso delle sue estenuanti battaglie con le case editrici. Qual è la risposta più bizzarra che ha ricevuto in seguito ad una sua candidatura?

Uno dei motivi per cui ho aperto la mia pagina, è per la mole incredibile di risposte surreali che ho ricevuto fino ad ora. Mi ritengo fortunata in un certo senso, ad alcune persone non arriva neppure una risposta. Nel mio piccolo, fino ad ora qualche risposta eccezionale da usare sulla pagina facebook l’ho ricevuta.
In contemporanea due risposte, dove una salvava le immagini e non il testo, mentre l’altra il testo e non le immagini per esempio. Ma anche chi aveva il sospetto che troppi ‘talenti’ significasse fare male tutto. Dovreste seguire la mia pagina, per scoprire le repliche bizzarre che ogni tanto arrivano.

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Cosa sogna di notte la Signorina Illustratrice? E di giorno, ad occhi aperti?

Di alzarmi una mattina e ricevere un SI chiaro semplice pulito, un contratto tranquillo e adeguato al lavoro da svolgere. Il mio librino (La Stanza di Erminia) rifiutato da oltre dieci case editrici che viene pubblicato da un editore semplicemente entusiasta di me. Talmente tanto entusiasta, che gli confido che ne ho iniziato a scrivere un altro e mi dice Si anche per quello (e ancora non lo ha visto!).
In fondo cosa sognamo tutti? Che dopo tanto studio e lavoro, ci venga riconosciuto qualche merito senza compromessi.
Di notte sogno battute, testi e colori, che realizzo di giorno. Una vita monotona me ne rendo conto, ma fare arte significa sopratutto metodo e costanza, mica il furore di cinque minuti quando ti viene ‘l’ispirazione’-termine che aborro- credo (ma ho un pessimo carattere, quindi potrebbe non essere vero).

Quali sono le difficoltà maggiori che la Signorina Illustratrice può incontrare fuori dal suo mondo ideale?

Ribalterei il concetto.
Proprio perché là fuori il mondo è pieno di difficoltà, paranoie, violenza, delusioni, compromessi per lavori richiesti con professionalità ma pagati pochissimo (quando sono pagati), amicizie che si perdono, cadute, crolli nervosi e via dicendo, che La Signorina Illustratrice scrive sulla sua pagina.
Non è la difficoltà che POI troverà fuori, ma proprio perché fuori è zeppo di difficoltà che si rifugia con ironia e condivide con gli altri, le avventure tragicomiche della vita.
Il mondo ideale de La Signorina, esiste solo nelle considerazioni che fa quando parla degli accadimenti quotidiani. La vita là fuori è la materia prima de La Signorina.

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Perché una casa editrice, o un qualsiasi committente, dovrebbe scegliere la suddetta Signorina (simpatia esilarante a parte)?

Che domande, per il suo enorme talento! Aggiungo anche che sono aperta mentalmente e che se un progetto mi convince lavoro con puntualità e rigore. Ma direi principalmente per quello che so fare (questo è un esercizio di autostima, se leggete e siete convinti che sia vero, significa che sto lavorando bene e sono sulla buona strada).

 

Progetti per il futuro?

Oh potrei avere tanti progetti per il futuro… ma il lato comico di queste scelte artistiche è che puoi anche fare milioni di progetti, se ti dicono NO rimangono sogni.
E modestamente, detengo un primato niente male di NO.
Vediamo…pubblicare libri illustrati, illustrare un Pinocchio, fare un’altra mostra personale. Poi ci sono quelli talmente grandi che di certo non li dico qui, o mi impallinate seduta stante.

Conversione al digitale per necessitĂ  : pro o contro? Non credi che con l’evoluzione che sta interessando il campo editoriale, questo passaggio per un illustratore sia quasi una tappa obbligata?

S.Illustratrice-6Se sia una tappa obbligata non lo so, ammiro alcuni illustratori di fama internazionale che il digitale non lo hanno mai usato e sono vivi e vegeti e guadagnano dal loro lavoro e sono osannati.
Per me, il digitale è un medium freddo, (ma lo è anche l’e-book per me), quindi non so se faccio testo. E sono felice se ognuno può usare i mezzi che preferisce.
Spero che le case editrici conservino questa apertura mentale.
Ho bisogno di tattilitĂ , di ‘sentire’ nelle mani quello che faccio. Se non mi emoziona, non funziona.
Spero che possano coesistere i diversi modi di illustrare, del resto avevano decretato la fine della bicicletta e del vinile e non mi pare che abbiamo celebrato il loro funerale, anzi.

Ringraziamo la Signorina per il tempo che ci ha dedicato e vi invitiamo caldamente a seguire le sue avventure sulla sua Pagina Facebook e a visitare il suo delizioso negozio su Etsy. 🙂

Alla prossima!

Annarita Tranfici

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2 pensieri riguardo “Intervista a Stefania Morgante, in arte “La Signorina Illustratrice”

  1. Complimenti a Stefania Morgante per le sue opere e ad Annarita per l’articolo. Vorrei fare una domanda all’autrice: cos’è che la spinge all’eremitaggio? E’ un lato del suo carattere o è legato all’essere artista?

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  2. Cara Annalisa, grazie dei complimenti. Ti parlo della mia esperienza personale, poi per gli altri non so. Disegnare, creare, spesso porta inevitabilmente all’eremitaggio, è decisamente un problema legato a cio’ che si fa. Aggiungi poi che le riunioni fra artisti e addetti ai lavori sono stressanti (troppi narcisismi, protagonismi, pessimi caratteri), ed il gioco è fatto. Quindi la domanda potrebbe essere: è carattere poi forgiato dal mestiere scelto oppure è carattere e basta? non so rispondere. Certo lavorassi in teatro avrei dimenticato l’eremitaggio, oppure in tv o in un ufficio, sarei in mezzo agli altri per forza!

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