Intervista a Raul Londra (Writer’s corner)


Raul LondraPer la sezione Interviste, oggi accogliamo nel nostro Ritrovo un altro scrittore emergente, Raul Londra, autore di ventiquattro anni. Iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, la passione di Raul per la scrittura inizia ad appena dodici anni. Lettore onnivoro, i suoi autori preferiti sono i grandi creatori di thriller venuti recentemente alla ribalta, come Dan Brown, Paul Hoffman e Glenn Cooper. Alla lettura somma un grande amore per la musica (suona la chitarra da quando aveva undici anni) e per il cinema.

Dopo questa breve introduzione, conosciamolo meglio attraverso questa interessante intervista.

Chi è Raul Londra? Cosa fa nella vita e quali sono le sue maggiori aspirazioni?

Nato a Giussano nel 1990, residente a Cabiate, un piccolo paese alla periferia della provincia di Como, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico nel 2009, attualmente frequento il corso di Medicina e Chirurgia all’Università degli Studio di Milano Bicocca (sede distaccata a Monza).
I miei sogni nel cassetto sono pochi e mi auguro di riuscire a realizzarli. Da “grande” vorrei diventare un buon medico, professione che ho sempre ammirato fin da quando era piccolo. Spero di farmi conoscere come scrittore e che le mie storie possano emozionare la gente e, in qualche modo, insegnare qualcosa. Per ultimo, ma non meno importante, trovare l’anima gemella sarebbe il completamento di questa triade di desideri.

Cosa ti ha spinto a scegliere il titolo “Writers’ corner” per la tua pagina? Stai ottenendo il seguito che ti aspettavi?

La cosa più banale cui una persona potrebbe pensare. Mentre immaginavo un nome che potesse racchiudere non soltanto le mie pubblicazioni, ma anche il mio hobby di scrittore, mi venne in mente lo Speakers’ Corner di Hyde Park a Londra, dove tanti oratori si ritrovano per dire la loro e comunicare con la gente. Da lì ho pensato che sarebbe stato bello creare sul web un di angolo per gli scrittori dove persone appassionate di letteratura e di scrittura potessero avere un filo diretto con un autore e discutere con lui di storie e pensieri che normalmente ronzano nella mente e da lì non escono mai.
Ammetto che vorrei di più. Vorrei essere un po’ più conosciuto e seguito, ma penso che sia anche giusto dare tempo al tempo.

A cosa pensi sia dovuta la crisi editoriale che stiamo vivendo in Italia? Credi anche tu che ci siano troppi scrittori e pochi lettori?

Non posso dare un’opinione definita su questa crisi. A mio parere c’è una moria di editori che decide di investire sulle nuove promesse. La realtà, molto semplificata è che i colossi della letteratura preferiscono affidarsi a scrittori più navigati e dal successo assicurato o a grandi nomi di oltre oceano. È difficile vedere un’esordiente che pubblica con una casa editrice di respiro nazionale o mondiale e nella maggior parte dei casi le soluzioni, per chi decide di pubblicare, sono tre alternative: editori free, editori a pagamento e sefl publishing. Sugli editori free, nulla da dire, sebbene rappresentino una piccola fetta di mercato e a volte non riescano a dare grande visibilità ai propri autori per questioni economiche. Sugli editori a pagamento, penso che svenderebbero un po’ di qualità a molta quantità perché in parte è su quello che si rifanno i loro introiti. E per quanto riguarda il self publishing, credo sia un buon trampolino di lancio però, da quanto leggo sul web, ci sono lavori che valgono e altri che invece sono un po’ sovrastimati a causa del mancato lavoro di editing, correzione di bozze, grafica e così via.
E per rispondere alla seconda domanda, non sono totalmente convinto che ci siano molti scrittori e pochi lettori. C’è qualcuno che mi ha detto che oggi in Italia, ogni giorno vengono pubblicati 187 libri e questa è di per sé una cifra enorme, però bisogna anche considerare che ogni scrittore, nel tempo libero, può diventare lettore. A mio parere si dovrebbero scremare, cosa che le case editrici free e i grandi nomi fanno già, i lavori fondamentalmente buoni per una pubblicazione, da quelli che invece sono di qualità inferiore, attraverso delle commissioni di lettura che decidano o meno la sorte editoriale di un’opera. Non si può sempre decidere di pubblicare ogni cosa che viene scritta. Si devono fare delle scelte, a volte dolorose per l’autore stesso e io, come scrittore alle prime battute, ne so qualcosa: come molti altri, ho visto rifiutate delle mie opere. Non ci si deve disperare, ma rimboccarsi le maniche e continuare a scrivere e leggere per migliorarsi.

Perché un lettore dovrebbe scegliere un tuo libro?

Tra qualche settimana uscirà il mio terzo libro pubblicato con una piccola casa editrice, perciò non posso dire di essere un autore conosciuto in Italia o nel resto del mondo. Ugualmente consiglierei i miei libri ai lettori perché credo che sia nel primo “Memoraiblia – Storie di un mondo invisibile” che nel secondo “Lupus et agnus”, le mie storie cerchino di descrivere la realtà così com’è, senza filtri o censure. I miei lavori pongono l’accento anche su questo aspetto: anziché basarsi sempre sul lieto fine, io preferisco un finale realistico, una storia che racconti una vita normale e semplice e soprattutto che mandi un messaggio. Nel mio terzo libro “Vindica te tibi – Quattro storie di vendetta”, cerco di far capire al lettore come sia sbagliato desiderare di ottenere qualcosa servendosi della vendetta e non soltanto per l’azione, deplorevole in sé che svilisce l’essere umano, ma anche per ciò che la vendetta ridà, ossia nulla. Penso a quelle persone che si adoperano per una giustizia sommaria. Vendicare un omicidio con un altro omicidio, per farla breve, non ha senso.

Il commento di un lettore che ti è rimasto nel cuore.

Più che dei lettori delle mie opere, mi tornano in mente con piacere le parole di una ragazza, Maria, che mi ha seguito e mi segue tutt’ora su Facebook tramite il suo blog personale “Pensieri di un’adolescente”. Ricordo che la conobbi sul web circa un anno fa o forse più e cominciammo a raccontarci reciprocamente i nostri gusti letterari e musicali, poi passammo a discutere di cose più mature e complesse e una sera, mentre ci rispondevamo a vicenda, lei mi confidò che attraverso i miei scritti, mostravo la parte migliore di me stesso. Mi disse che forse, nonostante tutte le idee che mi mettevo in testa, ero migliore di quanto pensassi. E infine mi spiegò che in qualche modo si sentiva “capita” dalla mia pagina e dai pensieri che scrivevo. Probabilmente non si sentiva più così sola. Per me è stata un’emozione grandissima, molto più di vedere vendute milioni di copie di un libro con il mio nome sopra.

Qual è la critica più dura che ti è stata mossa? E quella più antipatica?

Ammetto che probabilmente la critica più dura allo scrittore che è in me, viene da me stesso. Sono un insoddisfatto cronico e l’unica mia aspirazione è quella di migliorarmi sempre, perciò anche quando termino di scrivere un racconto o un romanzo, vorrei buttarmici da capo per sistemarlo ulteriormente perché nel frattempo è trascorso del tempo e io, come scrittore, posso essere cresciuto e cambiato.
Non ricordo, in effetti, una critica davvero antipatica. E poi a me le critiche piace sentirle meno negative e chiamarle “costruttive”, così diventano un modo per maturare e aumentare le mie capacità creative aprendomi a nuove possibilità e idee.

Ci potresti descrivere l’emozione che hai provato quando è stato pubblicato il tuo primo libro (o racconto)?

Un’emozione grande, di cui ancora non mi rendevo conto, l’ho provata prima di pubblicare il libro, quando ho ricevuto il contratto editoriale che aspettavo, dalla casa editrice. Poi c’è stata parecchia attesa, c’è stato il lavoro di editing, ci sono state le ultime correzioni, la stampa e infine la presentazione in libreria.
Ammetto che, nonostante la portata ridotta dell’evento (c’erano alcune decine di persone e non centinaia o migliaia come alla presentazione del best-seller di uno scrittore famoso), sono stato piacevolmente colpito dall’interesse che i presenti mostravano per il mio lavoro e soprattutto dall’atmosfera che si era creata attorno a me perché per una volta, nonostante a me non piaccia rimanere al centro dell’attenzione, mi sono sentito bene e ho capito che quella era una delle strade che volevo percorrere nella mia vita.

Cosa chiederesti ad uno scrittore di talento e con un bel po’ di pubblicazioni alle spalle?

Chiederei aiuto e consigli. Aiuto per promuovere le mie storie, i miei libri e anche me stesso come scrittore. Consigli per rendere i miei lavori pregni di significato e accattivanti da leggere.

Quanto si è evoluto il tuo stile nel tempo? Qual è il genere letterario che preferisci?

Ho iniziato a scrivere a dodici anni, anche se all’epoca ero decisamente acerbo. Il primo, vero lavoro l’ho completato a diciannove anni e si è trasformato nella mia prima pubblicazione. Dal 2009 a oggi sono cambiato molto, sia come persone sia come autore e questi due aspetti hanno influito molto sul genere di storie che scrivo ora e sul mio stile. Ho imparato a narrare racconti più complessi della semplice “vita da adolescente”, ho cominciato a creare tensione, a inserire i cliffhanger, a far nascere personaggi intriganti cui mi affeziono. Ho imparato a lasciar fluire la storia e a legarmici a doppio filo mentre la scrivo. Ho tentato diversi esperimenti letterari, diversi tipi di narratore, storie varie e variopinte. Sono maturato, in poche parole.

C’è una situazione particolare in cui preferisci scrivere? (di notte, di giorno, in una stanza particolare, all’aperto, in viaggio?)

Per me la condizione fondamentale per scrivere deve essere la solitudine. Devo essere solo per poter creare qualcosa che mi soddisfi, per cui non debba rivedere ogni riga decine e decine di volte. Ho bisogno di musica o di silenzio, a seconda della fluidità o dell’impetuosità di ciò che sto scrivendo. Il luogo dove preferisco scrivere è la mansarda di casa, un ambiente grande e tranquillo dove ho computer, chitarre, musica, libri e una buona parte di me stesso. L’ora della giornata è indifferente. Potrei scrivere in qualunque momento, l’importante è trovarsi in un ambiente sereno e non avere altri pensieri per la testa, in modo tale da potermi dedicare totalmente alla scrittura.
I tuoi primi 5 libri prefiriti.

  1. La fattoria degli animali, George Orwell
  2. Fahrenheit 451, Ray Bradbury
  3. L’ombra dello scorpione, Stephen King
  4. Il Signore degli Angelli (trilogia), J. R. R. Tolkien
  5. Millennium (trilogia), Stieg Larsson

Ringraziamo Raul per la disponibilità e il suo curato intervento. Vi invitiamo a seguirlo sulla sua Pagina Facebook, su Twitter e su 20lines, oltre che leggere una sua dettagliata descrizione nella nostra Vetrina Scrittori. 🙂

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