I cinque libri gialli che non devono mancare nella vostra libreria


Ombre nella notte, rumori sinistri, porte che cigolano, orologi a pendolo che scoccano la mezzanotte, ululati di vento…sono questi gli elementi tipici del giallo, un genere letterario che affonda le sue radici nel lontano 1841, anno in cui Edgar Allan Poe, meglio noto come il poeta maledetto, scrive I delitti della Rue Morgue, inaugurando un filone assolutamente innovativo per il panorama letterario dell’epoca. 

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Il poeta americano fu il primo, infatti, ad inserire nell’intreccio narrativo un delitto, a cui era necessario facessero seguito delle indagini, per poi giungere alla soluzione del caso. Probabilmente, Poe non era ben consapevole di aver creato un genere che avrebbe fatto molta strada e che ancora oggi è tra quelli che riscuotono maggiore fortuna e interesse nel mondo.

Che siate lettori incalliti del genere o che vogliate accostarvi per la prima volta a questo mondo tinto di giallo, ecco qui di seguito i cinque libri che, a parer mio, non dovrebbero mai mancare nella libreria di un lettore giallista che si rispetti.

I delitti della Rue Morgue (1841), di Edgar Allan Poe: cominciamo proprio con il racconto capostipite del genere, lettura necessaria soprattutto per i lettori novelli. In questo romanzo, viene introdotta la figura dell’abile investigatore francese Auguste Dupin, che darà il via alle numerose figure investigative dalle spiccate capacità logiche uscite dalle penne degli autori più disparati e che si sono susseguite negli anni nel panorama letterario giallo. Dupin si trova a dover indagare sulla morte di Madame L’Espanaye e della figlia Camille, brutalmente assassinate in un appartamento al quarto piano di un vecchio stabile in Rue Morgue a Parigi, la prima orrendamente mutilata e con la gola tagliata, la seconda strangolata e nascosta nel camino. Chi può essere l’artefice di un delitto così efferato? E come può l’assassino essersi introdotto se la porta e le finestre dell’appartamento sono ermeticamente chiuse? Personalmente, non è tra i miei gialli preferiti, anche perché, nonostante il finale a sorpresa, ritengo quest’ultimo un po’ deludente. Tuttavia, è un racconto che va letto, soprattutto per capire come funziona il genere.

Il mastino dei Bakerville (1902), di Sir Arthur Conan Doyle: pubblicato originariamente a puntate sulla rivista The Strand Magazine, questo romanzo capolavoro di Doyle vede l’investigatore Sherlock Holmes e il suo fedele aiutante Watson, alle prese con la misteriosa morte dell’anziano sir Charles Baskerville, avvenuta nella brughiera dei Dartmoor, nel Devon. Secondo il dottor Mortimer, il responsabile della morte sarebbe un’orribile creatura che si aggira nella brughiera con le sembianze di un gigantesco mastino. Sulla famiglia dei Baskerville, infatti, grava una maledizione per cui tutti gli eredi maschi della famiglia sembrerebbero condannati all’eterna persecuzione del mostro che provoca loro una morte violenta, e la morte di Sir Charles sembra confermare la leggenda. Ma la mente pratica di Holmes si rifiuta di credere nella maledizione e la sua permanenza a Baskerville Hall lo porterà alla scoperta di inquietanti verità e di oscuri segreti. Giallo dal classico sapore inglese, ma che non manca certo di suspense e colpi di scena, con un pizzico di soprannaturale che non guasta. Da leggere assolutamente!

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Dieci piccoli indiani  (1939), di Agatha ChristieDieci poveri negretti se ne andarono a mangiar: uno fece indigestione, solo nove ne restar…sullo sfondo dei versi di un’inquietante filastrocca per bambini, dieci persone si ritrovano a vivere un incubo ad occhi aperti durante il loro soggiorno a Nigger Island, presso la villa del misterioso signor Owen. Quest’ultimo, all’arrivo dei dieci ospiti, non è presente nella villa e nessuno sa chi sia. Tuttavia, il padrone ha dato una disposizione ben precisa: far girare un disco nel grammofono ad un certo punto della serata. Ma ciò che esce del grammofono non è né una voce melodiosa né una musica per allietare gli ospiti. Una Voce, dal tono stridulo e inquietante, accusa uno per uno gli ospiti di aver commesso un omicidio, fornendo dettagliatamente le date e i nomi delle vittime. Tutti sono pronti a giurare che sono menzogne, che si tratta di uno scherzo di pessimo gusto…ma le coscienze, ormai, non sono più tranquille, e l’atmosfera diventa sempre più tesa quando gli ospiti cominciano a morire uno ad uno secondo le modalità suggerite dalla filastrocca. C’è un assassino sull’isola…ma l’isola è deserta, se non fosse per dieci persone prigioniere in una villa a Nigger Island…Dico solo che questo romanzo l’ho letto nell’arco di una giornata, giusto per farvi capire il grado di coinvolgimento che la Christie è riuscita a realizzare con questo must  della letteratura gialla. Un piccolo consiglio: leggetelo alla luce del sole!!!

Rebecca, la prima moglie (1938), di Daphne du Maurier: pur non essendo un vero e proprio giallo, la du Maurier realizza un romanzo che mescola gli elementi tipici del romanzo sentimentale con quelli della suspense. Una giovane dama di compagnia si innamora di Max De Winter, un ricco e affascinante vedovo dall’oscuro passato. Quando giunge sposa a Menderley, la magione dei De Winter, la giovane dovrà fare i conti con il “fantasma” di Rebecca, defunta signora De Winter, di cui tutti decantano la bellezza e l’eleganza, in particolare la signora Danvers, che nutre una vera ossessione per Rebecca e che farà di tutto per far sentire la giovane sposa non all’altezza della precedente padrona di Menderley, mettendole, inoltre, in testa il tarlo che Max sia ancora innamorato di Rebecca, cosa che sembrerebbe essere confermata dai comportamenti strani che l’uomo a volte adotta nei confronti della nuova moglie. Tutti raccontano che Rebecca è morta in mare, in seguito ad una tempesta sopraggiunta mentre la donna era in barca… Ma quando una sera viene ripescata la barca di Rebecca e all’interno di essa viene trovato un cadavere, la morte della donna si ammanta di mistero e la riapertura del caso svela nuove e sconcertanti verità. Geniale la trovata dell’autrice di non dare un nome alla protagonista e di far risaltare, invece, quello della prima moglie, Rebecca, per sottolinearne la costante presenza all’interno del romanzo e per ricreare nel lettore l’ossessione provata dalla protagonista. Bella la narrazione in prima persona.

La signora di Mellyn (1960), di Victoria Holt: Victoria Holt, pseudonimo di Eleanor Hibbert, è un’autrice inglese poco conosciuta in Italia, che ho avuto la fortuna di scoprire grazie ai condensati dei suoi libri pubblicati dalla Selezione dal Reader’s Digest, una rivista mensile fondata a Milano nel 1948 e durata fino al dicembre 2007. La signora di Mellyn narra la storia di Martha Leigh, la quale si trova a Monte Mellyn per fare da istitutrice alla piccola Alvean, orfana di madre e con un padre burbero e poco presente. Giunta nella grande casa in stile elisabettiano, Martha dovrà fare i conti con il mistero che aleggia sulla morte di Alice, la madre di Alvean, morta, si dice, in un incidente in treno mentre fuggiva con il suo amante. Alcuni, però, giurano che non fosse Alice la donna che trovò la morte su quel treno e un vecchio taccuino della donna ritrovato da Martha sembra dare conferma a questa ipotesi. Un romanzo avvincente, anch’esso narrato in prima persona, intriso di mistero e romanticismo. Sulle librerie online è possibile acquistare tutti i libri della Holt in lingua originale.

Il nostro tour termina qui, nella speranza che i miei suggerimenti vi siano piaciuti e che sia riuscita a mettervi un po’ in curiosità riguardo a questo genere e a trasmettervi la grande passione che nutro per i gialli da ben quattordici anni. Perché il giallo è così: una volta che lo abbracci, non lo lasci più.

Alessandra Perna

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