Un altro tuffo nella comicità d’autore: “Non ti pago” di Eduardo De Filippo


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Eccoci di nuovo qui!! Continua il nostro viaggio nel magnifico mondo di Eduardo De Filippo. Pronti per la prossima commedia?
Ebbene sì, lo step successivo di questo ricco e lungo percorso è “Non ti pago “, una commedia in tre atti scritta e pubblicata da Eduardo De Filippo nel 1940 e messa in scena la prima volta l’8 dicembre dello stesso anno al teatro Quirino di Roma riscuotendo un enorme successo.

La trama narra la storia di una famiglia napoletana composta da:

  • Ferdinando Quagliuolo, marito e padre severo, e titolare di un banco lotto;
  • Concetta, moglie e madre, paziente e premurosa;
  • Stella, figlia bella e rispettosa, ma vittima di un padre poco amorevole e comprensivo;
  • Mario Bertolini, dipendente di Ferdinando e corteggiatore, follemente innamorato, di Stella.>.

Il primo atto si apre in casa Quagliuolo dove regna la pace e la serenità, interrotta ben presto dall’arrivo di Bertolini che dopo aver salutato, molto educatamente, Ferdinando e Concetta, si appresta a ad uscire in compagnia di Stella. Questa intimità tra i due giovani fa ben intendere a Ferdinando che i due ragazzi si frequentano col solo consenso della mamma. Il padre va su tutte le furie, schiaffeggia Stella, dice chiaramente a Bertolini di stare alla larga dalla figlia e mette a tacere sua moglie che lo rimprovera. Bertolini, infastidito dal gesto, comincia a litigare con Ferdinando, il quale minaccia di licenziarlo e lo caccia in malo modo.

Subito dopo l’uscita di Bertolini, Concetta cerca di far ragionare Ferdinando dicendogli che in realtà il giovane Mario sarebbe perfetto per Stella, ma il marito non ne vuole sapere, non lo tollera soprattutto perché come lui stesso afferma: “è troppo fortunato!”. In effetti Bertolini gioca a lotto e vince molto spesso; anche Ferdinando non si lascia scappare una sola estrazione, ma non fa altro che perdere, quindi nutre nei confronti del ragazzo una profonda invidia, nonostante non voglia ammetterlo. Infatti, quando la moglie prova a farglielo capire, si arrabbia e afferma che il suo odio è dovuto anche al fatto che due anni prima aveva preso in affitto la sua vecchia casa mancandogli, a suo avviso, di rispetto. La discussione si placa soltanto quando la domestica gli consegna l’estrazione della giornata.

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Ferdinando nel leggere la combinazione vincente rimane sconcertato, infatti i numeri sono: 1,2,3,4 e 26. Per lui si tratta di una combinazione assurda, ma l’apoteosi dell’ira viene raggiunta quando improvvisamente si presenta Bertolini sostenendo di aver vinto una quaterna di quattro milioni grazie al padre defunto di Ferdinando, Don Saverio, che in sogno gli ha suggerito i numeri da giocare. Ferdinando, del tutto sbalordito, si fa raccontare il sogno e nell’apprendere che il padre si era rivolto a Bertolini usando il nomignolo che era solito dare a lui, s’impossessa del biglietto, sostenendo che il padre in realtà era intenzionato a darli a lui. Con queste parole e i volti sconcertati di Concetta, Stella, Bertolini e la domestica si conclude il primo atto.

Il secondo atto si apre in un’atmosfera del tutto cupa; sia Stella che sua madre, mortificate dal comportamento di Ferdinando, si rivolgono al prete di famiglia per farlo ragionare. Ma anche questo tentativo fallisce, perché Ferdinando resta fermo sulla sua posizione, anzi si mette addirittura in contatto con un avvocato. Tuttavia quest’ultimo, dopo aver ben appreso la dinamica dei fatti, gli dice che c’è poco da fare, la vincita spetta al giovane e non gli resta che consegnare il biglietto al suo legittimo e proprietario. Ferdinando non si arrende neppure dinanzi all’evidenza. Anzi, medita, escogita, architetta altri piani

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E a tal proposito una rivelazione gli è fondamentale. Riceve infatti la visita di un’amica di famiglia, la quale gli confessa di aver sognato suo padre. Egli, in sonno, ammette che i numeri erano destinati proprio a lui e che l’errore è stato commesso a causa del suo trasloco. Infatti Don Saverio non si aspettava di trovare Bertolini nell’appartamento, bensì suo figlio Ferdinando, e non a caso lo aveva chiamato col suo solito nomignolo. Queste parole rassicurano ancora di più Ferdinando che decide di convocare Bertolini e di costringerlo con una pistola a firmare un documento col quale rinuncia alla vincita e si dimette dal lavoro. Ma Bertolini (avvisato che l’arma è scarica) si rifiuta di firmare; solo allora Ferdinando, stanco del suo atteggiamento, lo colpisce alla testa con la pistola. A questo punto fanno irruzione in casa l’avvocato e altri testimoni che lo accusano di minaccia a mano armata. Adirato e con tutti contro, si rivolge al ritratto del padre che si trova al centro della stanza e pronuncia una sorta di maledizione:

“Papà ecco il biglietto… Io glielo do. Però se i soldi non gli spettano, se il sogno era mio, tu sei nel mondo della verità… Non si deve vedere bene… gli devi fare avere 4 milioni di guai. Ogni lira una disgrazia, comprese malattie insignificanti, malattie mortali, rotture e perdite di arti inferiori e superiori; peste, colera, freddo e miseria, povertà e fame in casa Bertolini sino alla settima generazione. Eccoti il biglietto…”

Si conclude così il secondo atto.

Il terzo atto si apre con la zia di Bertolini che affranta si reca in casa Quagliuolo e racconta a Stella e alla signora Concetta che la maledizione si è avverata. Infatti il nipote, ogni volta che tenta di ritirare la vincita, subisce un danno fisico o morale. Poco dopo fa ingresso in casa il povero Mario che con un braccio fasciato e la faccia distrutta chiede una tregua al suo titolare, anzi addirittura gli consegna il biglietto affermando che non vuole morire, quindi preferisce rinunciare alla vincita. Ferdinando accetta il biglietto e intanto si dirige verso la tavola pronta per il pranzo. Invita tutti i presenti a restare e mentre prepara i piatti, sorprendendo tutti si dichiara a favore del fidanzamento tra sua figlia e Bertolini, e non solo: poco dopo afferma che Stella porterà in dote a Bertolini i quattro milioni vinti e con questo colpo di scena si conclude l’ultimo atto, nella pura felicità di tutti i commensali.

Questa commedia incarna ancora l’ideale della famiglia patriarcale. Sin da subito notiamo delinearsi la figura di uomo tutto d’un pezzo, duro, autoritario, coraggioso e sfrontato, il classico pater familias che mai si sottrae alle sue responsabilità. Si tratta di Ferdinando che non sopporta né di essere messo in disparte, né che il suo ruolo venga relegato alle sole esigenze economiche, al sostentamento della famiglia. Ma nonostante lo faccia presente a sua moglie e sua figlia, non viene preso in considerazione e quindi, stufo, fa sentire la sua voce. Anche se si trova a dover affrontare delle situazioni piuttosto complicate, solo contro tutto e tutti, non molla, non si abbatte, anzi al contrario, crea le leggi a modo suo e alla fine fa valere le sue idee anche risultando capriccioso e testardo. È solo con la sua severità che ottiene il rispetto che merita; Bertolini infatti si arrende, si reca da lui distrutto e si piega alla sua volontà. Ed è qui, quando nessuno se l’aspetta, quando tutti ormai sono stanchi e rassegnati, che viene fuori l’altra faccia della medaglia. Se fino ad allora Ferdinando era sembrato alquanto cinico ed egoista, incurante del sentimento che sua figlia provava nei confronti di Mario, adesso mostra il suo lato positivo, il suo cuore nobile, la sua bontà e generosità, acconsentendo alle nozze tra i giovani innamorati e addirittura cedendo la vincita in dote alla figlia. Riesce quindi nel suo intento, ristabilisce l’ordine in famiglia, facendo capire a tutti chi comanda e poi molla la presa.

Per quanto riguarda la società nella quale è ambientata la commedia – ovvero quella napoletana – essa non è percepibile fin da subito. Ogni scena, ogni dialogo, ogni battuta hanno luogo solo ed esclusivamente in casa Quagliuolo, e le porte sono chiuse al mondo esterno. Dunque il contesto è ravvisabile soltanto grazie al modo di parlare dei personaggi, alla ricorrenza al gioco del lotto, (tradizione tipicamente partenopea), e soprattutto all’importanza attribuita al mondo dell’aldilà, al regno dei morti. Infatti Don Saverio, padre defunto di Ferdinando, si eleva a paladino della giustizia e infligge le pene dell’inferno a Bertolini dopo il discorso, o meglio la maledizione, pronunciata dal figlio.

In questa commedia tutto si risolve per il meglio, il lieto fine gratifica tutti, attori, personaggi e pubblico; ma questa dinamica non durerà ancora per molto, infatti ben presto Eduardo abbandonerà questa visione idilliaca e felice che ha della vita, per imbattersi in una realtà cruda, dipingendo un’umanità pervasa dall’ipocrisia e dalla meschinità alla quale ha indotto il conflitto mondiale.

Allora? Cosa ne pensate? Vi appassiona questo mondo? Siete disposti a proseguire con me questo percorso passo dopo passo? Spero proprio di sì… 🙂

Vincenza Pacifico

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