Andy Warhol in mostra a Napoli


Dal 18 aprile 2014 il Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) ospita una mostra temporanea su Andy Warhol che, per chi non lo sapesse, è uno degli artisti più influenti del XX° secolo e una figura predominante nel movimento della Pop Art. Conosciuto soprattutto per le sue opere serigrafiche di personaggi cult come Marilyn Monroe e Mao Tse-Tung, per non parlare della famosa latta di zuppa Campbell’s soggetto di molti lavori dell’artista. Ma questo è solo un timidissimo accenno di tutta la carriera di questo artista eclettico, che si è occupato non solo di pittura, ma anche di scultura, cinema e musica. Anche se, a onor del vero, la prima vera occupazione di Warhol una volta lasciata Pittsburgh, la sua città natale, per trasferirsi a New York è stata quella del vetrinista; infatti il titolo che è stato dato a questa mostra è proprio “Vetrine” per sottolineare come questa sua prima occupazione abbia influito fortemente sul suo modo di fare arte. Un modo di fare molto ragionato e studiato per attirare l’attenzione della gente. Perché l’arte per Warhol era soprattutto un bene di consumo, al pari di un qualunque prodotto che si può comprare in un supermercato e che, per essere “consumato”, ovviamente deve essere presentato in una maniera appetibile per i consumatori. dfLa mostra del Pan espone 180 opere d’arte e oltre ad esaltare il carattere eccentrico di Warhol, ponendo sulle pareti molte delle sue più importanti citazioni, si concentra anche e soprattutto sul rapporto che aveva Warhol con la città di Napoli. L’artista amava Napoli perché gli ricordava molto New York; infatti è rimasta celebre la sua affermazione:

Napoli come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York.

La mostra si sviluppa sui primi due piani del Pan in una disposizione a mio parere molto ben studiata e congeniale. Si inizia al primo piano con l’esposizione di alcune rarissime cover di Lp di varie band e artisti famosi e alcune copertine della rivista Interview del 1969 di cui Warhol era co-fondatore. Questa potrebbe essere una novità per chi conosce poco Warhol e lascia piacevolmente sorpresi i visitatori. Ma questo è solo l’antipasto, sempre succulento, ma serve principalmente per prepararci a quello che verrà dopo. Infatti al secondo piano troviamo dei pezzi molto interessanti e noti anche a coloro che se ne intendono poco di arte. Appena salite le scale si entra in una sala piccolina tutta dedicata alla mitica lattina Campbell’s che troviamo rappresentata in varie forme: dipinta, scolpita e addirittura stampata sulla stoffa per un vestito. Sfido qualunque persona che ammiri il lavoro di Warhol anche per una piccola parte a non esprimere la propria meraviglia ammirando ogni pezzo di questa sala. Ma non è mica finita qui! Continuando la visita è possibile infatti ammirare la storica serie Marilyn del 1967 che ha reso l’artista famoso in tutto il mondo, nonché una serie di ritratti raffiguranti delle Drug Queen con colori molto vivaci che sottolineano soprattutto il loro trucco pesante. fff Verso la fine la mostra cambia completamente tema e si concentra su Napoli. In particolare due opere sono significative: la prima è una enorme riproduzione di una prima pagina de “Il Mattino” uscita pochi giorni dopo il terremoto in Irpinia del 1980 in tre diverse versioni. Il titolo dell’opera è lo stesso dell’articolo riportato sul giornale, Fate presto, ed è una denuncia al ritardo con cui sono sopraggiunti i soccorsi dopo il terremoto. Sicuramente una delle opere più suggestive di tutta la mostra, che colpisce nel profondo, non solo chi ha vissuto il terremoto in prima persona, un’opera che rimarresti a fissare per ore meditando su questa brutta pagina della storia di Napoli e d’Italia. ttt La seconda opera invece è un omaggio di Warhol a uno dei simboli di Napoli più rappresentati in arte e rappresenta forse la ciliegina sulla torta di questa esposizione: Vesuvius. Una serie di quadri del 1985 che raffigurano il Vesuvio in eruzione in differenti varietà di colori. Tutte le riproduzioni sono rappresentati con colori brillanti e contorni neri doppi e ben definiti, a metà strada tra un fumetto e un dipinto su tela. Warhol dava una grande importanza alle icone nella sua arte e vedere che, di fianco alle grandi icone da lui rappresentate, si trovi anche un piccolo grande pezzo di Napoli riempie di orgoglio la città e i suoi abitanti.lll Insomma una mostra che merita davvero una visita, originale e ben organizzata. Infatti fin dai primi giorni ha attratto un vasto numero di visitatori, soprattutto giovani e stranieri, cosa che avrebbe fatto sicuramente piacere a Andy Warhol che ha sempre affermato che l’arte non dovrebbe essere solo per pochi eletti, ma per tutti.

Serena Scotti

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